Golf, le aziende vanno in buca

Arturo Frixa

Piacevole occupazione per il tempo libero o evento di lavoro? A quanto pare diverse imprese vedono nel golf una possibilità per coniugare le due cose

Sempre più aziende vedono nel golf un’occasione per coccolare i propri dipendenti, piuttosto che i rivenditori, i clienti “storici” o quelli potenziali, creando rapporti duraturi, rafforzando quelli già esistenti e trasmettendo i valori del marchio. Tanto da indurre, tre anni fa, il gruppo Mario Mele Partners a creare una nuova divisione dell’agenzia di comunicazione MilleEventi: MilleEventi Golf . Come responsabile è stato scelto Federico Goj , giocatore appassionato da più di 30 anni. «L’obiettivo è quello di inserire questo sport nell’ambito di una strategia di comunicazione globale, creando attorno al torneo una serie di iniziative che non lo facciano rimanere un evento isolato, facendo sì che l’operazione generi un concreto ritorno di immagine», spiega. «E l’aumento delle richieste che registriamo anno dopo anno, secondo me, non è legato a una moda, ma ai valori che il golf trasmette, percepiti come in sintonia con quelli delle aziende».
Lo conferma Arturo Frixa , direttore generale marketing communication & pr Jaguar Land Rover Italia , azienda da oltre 15 anni impegnata sul green, da quattro nell’organizzazione del Range Rover Golf Challenge : «Nel tempo ci siamo avvicinati a quelle attività e a quegli sport che hanno una valenza più affine al nostro dna. E il golf oggi rappresenta alcuni degli elementi più importanti: dallo stare all’aria aperta, al godere del proprio tempo libero con l’eleganza di uno sport che coniuga determinazione e savoir faire. In più la versatilità dei nostri mezzi, e quindi l’opportunità di raggiungere il golf club con gli amici (e la loro attrezzatura) viaggiando in spazi consoni, rendono l’iniziativa interessante anche dal punto di vista promozionale», racconta. «È un’occasione per far sentire il golfista coccolato, trasmettergli sensazioni piacevoli e magari mostrargli come il nostro mezzo si trovi a suo agio in quel contesto. L’idea che, grazie a queste sensazioni positive, il golfista scelga poi di acquistare una delle nostre auto è sicuramente uno degli elementi fondamentali di questo progetto».

Gianpaolo Marini, Rolex

Anche Rolex lega il suo nome a diverse discipline sportive, ma con il golf ha, forse, un rapporto speciale, come racconta a Business People Gianpaolo Marini (a sinistra), a.d. di Rolex Italia : «Il golf in più ha in sé, se vogliamo, quelle caratteristiche di stile e tradizione che ne fanno un partner ideale per il mondo che ruota intorno a Rolex, e ben interpreta il carattere e la filosofia della sua produzione. E poi, se osservate il movimento classico del golfista, non descrive forse un arco di 360 gradi, accompagnando il bastone quasi fosse una lancetta che si muove sul quadrante di un orologio?». Non a caso il circuito Rolex Golf giunge quest’anno alla sua sedicesima edizione e, proprio di recente, il marchio ha confermato, tra i suoi testimonial, il campione Tiger Woods.

Laura Gervasoni, Patek Philippe

C’è poi chi, invece di una sponsorizzazione, preferisce l’organizzazione di una gara a inviti. È il caso, tra gli altri, di Patek Philippe , che da 11 anni coinvolge i propri concessionari e clienti nell’Omaggio al movimento. «L’intento è quello di creare una giornata di aggregazione e divertimento», spiega Laura Gervasoni (a destra ), direttore generale per l’Italia. «E abbiamo scelto il golf perché è forse l’unico sport che consente davvero il coinvolgimento diretto di un gran numero di persone (quest’anno avremo circa 200 giocatori) e per un’intera giornata. Poi ovviamente c’è anche una comunanza di valori. Per esempio, dovendo scegliere un nome per l’evento, abbiamo pensato di rendere omaggio al movimento, che è fondamentale per tutti i nostri orologi così come lo è per i giocatori di golf».

ARTICOLO PRINCIPALE - Manager sul green

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