Nell'Italia dei no, la Ryder Cup diventa solo «un torneo di golf»

Il presidente del Senato Grasso boccia l'emendamento che forniva 97 milioni di euro di garanzie per l'organizzazione dell'evento a Roma nel 2022: un business da 500 milioni

Dopo le proteste delle opposizioni, guidate come al solito dal Movimento 5 Stelle, è arrivato lo stop del presidente del Senato, Pietro Grasso, all'emendamento approvato ieri in commissione Finanze che prevede una fideiussione di 97 milioni di euro per la Ryder Cup di golf in programma a Roma il 2022 . «E' estraneo per materia dal provvedimento e non c'entra nulla con la tutela del risparmio», ha dichiarato l'ex magistrato tra gli applausi e le malignità del ministro Lotti.

È vero, la norma era tirata per i capelli, chiariamolo subito. Si trattava, però, solo di una garanzia per l'evento atteso nel 2022. E che prima o poi andranno autorizzati se non si vuole perdere un altro treno carico d'oro. E a costi minimi rispetto alle Olimpiadi. È la cartina di tornasole di questo che è diventato il Paese dei no , pauroso e intimorito dalla propria ombra, figurarsi se capace di sognare in grande. La manifestazione ha già beneficiato di una finanziamento di circa 60 milioni nella legge di bilancio, ricordano i critici. Ebbene, è stato calcolato che l'impatto diretto e indiretto della Ryder Cup 2022 su Roma ammonterà a 500 milioni di euro fino al 2027 . Sono 300 milioni i tifosi interessati a questo «torneo di golf», come è stato definito l'evento neanche fosse una scampagnata tra vecchi e non la battaglia tra Europa e Stati Uniti. Tv , sponsor (5 milioni solo da Rolex ), il lavoro di marketing garantito da Infront (che fornirà subito 50 milioni) e una spinta al mercato turistico collegato al golf , che nel nostro Paese vale già 250 milioni di euro all'anno.

Nulla di tutto questo conta. L'importante è affossare il Pd, criticare il solito Lotti che pure tra mille difficoltà sta facendo molti passi per lo sport italiano (a partire dalla rimozione delle barriere allo stadio Olimpico di Roma). «E' stato commesso un errore da parte del sottoscritto nel non chiarire a cosa sarebbero servite le garanzie acquisite dal governo», ingoia il rospo e va avanti il presidente della Federgolf, Franco Chimenti . «I 97 milioni di euro garantiti riguardavano intanto i 12 anni di impegni presi sino al 2028 che significavano che la somma si sarebbe suddivisa in 8 milioni annui e che le fonti sarebbero state costituite dai molti sponsor con cui abbiamo già contatti, che ci permetteranno di assolvere facilmente gli impegni assunti con gli inglesi. Le garanzie del governo pertanto significano soltanto una certezza per i nostri interlocutori». Ma in quest'Italia dei no non ci sono più certezze, figurarsi per un «torneo di golf».

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