Dopo Londra 2012, d’oro non c’è solo la medaglia

Roger Federer © GettyImages

Con 54,3 milioni di dollari lo svizzero Roger Federer guida la classifica degli atleti più pagati di Londra 2012

Tennis e basket dominano l’ultima classifica dei Paperoni dell’agonismo. Secondo Forbes, Federer è l’atleta più pagato dei giochi – e in assoluto – con 54 milioni di dollari. Ma il più veloce è sempre Bolt, anche a guadagnare: A Rio 2016 passerà dai 200 ai 400 metri e dai 20 ai 30 milioni di dollari di compensi

Giochi olimpici di Londra hanno consegnato ai posteri le imprese del nuotatore americano Michael Phelps (ben 22 medaglie, di cui 18 del metallo più pregiato), nuovo recordman di tro­fei a cinque cerchi, ma soprattutto le immagini del velocista giamaicano Usain Bolt, che, dopo esser­si riconfermato al primo posto nei 100, 200 e 4x100 me­tri (dopo gli ori di Pechino 2008), è entrato di diritto nella storia dell’atletica come una vera e propria “leggenda”. Ma quelle appena passate non sono state solo le Olimpiadi dei record agonistici. Bolt, prima dei Giochi britannici, vale­va 20,3 milioni di dollari, ma per Rio 2016 (prossima rassegna olimpi­ca estiva) si presenterà ai nastri di partenza, magari dei 400 metri (sua probabile sfida nella velocità mondiale), forte di un portfolio di aziende per complessivi 30 milioni di dollari. Già oggi può contare su contratti a nove zeri con Nissan (i suoi poster erano affissi anche in Italia nei prin­cipali aeroporti), Visa, Gatorade (gli ha creato un prodotto ad hoc con il suo nome), Hublot e, soprattutto, Puma, che ha stretto un contratto “a vita” per più di 9 milioni di dollari annui.
Nella classifica degli atleti più pagati presenti a Londra 2012 (realizza­ta dal magazine americano Forbes), c’è spazio, per il momento, solo per i campioni del basket e del tennis. Al primo posto infatti c’è Roger Fe­derer, argento nel torneo olimpico di singolo maschile (superato a sor­presa dallo scozzese Andy Murray sull’erba di Wimbledon). Il numero uno della classifica Atp del tennis mondiale è legato a marchi del calibro di Rolex, Mercedes-Benz, Nike, Credit Suisse e Gillette. Complessivamente ha incassato, nell’ul­timo anno, tra premi e contratti di sponsorizzazione, una cifra superiore ai 54 milioni di dollari.
Federer supera in compensi anche LeBron James, asso dei Miami Heat e del Dream Team olimpico americano (vincitore sulla Spagna del campione Nba Paul Gasol). Grazie all’ingaggio e alle sponsorizzazioni, a partire da Nike, Coca-Cola e Aude­mars Piguet, incassa 53 milioni di dollari. Gradino più bas­so del podio per un altro re del basket americano: Kobe Br­yant. La guardia dei L.A. Lakers guadagna una cifra vicina ai 52,3 milioni di dollari. Bryant, con lo sponsor Nike, ha anche creato una linea di scarpe da basket: le Nike Zoom Kobe, e solo questo contratto è stimato in otto milioni di dollari annui.
Al quarto posto, leader tra l’altro della classifica femmini­le, c’è la tennista russa Maria Sharapova: 27,1 milioni di dollari. Superata, a sorpresa, nel torneo olimpico femmini­le dall’americana Serena Williams, è legata ai brand Nike, Samsung, Evian, Head e Tag Heuer. In questa classifica è seguita da altri due cestisti statunitensi, Kevin Durant del­l’Oklahoma City Thunder (25,5 milioni) e Carmelo An­thony dei New York Knicks (22,9 milioni). L’unico atleta al di fuori del mondo del tennis e del basket è proprio il già citato giamaicano Usain Bolt.

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Ottavo posto per il tennista serbo Novak Djokovic, con incassi stimati per 19,8 milioni (Telekom Serbia, Head, Mercedes, Uniqlo per l’abbigliamento sportivo, Audemars Piguet, Bombardier e Unicef). Nono per il campione di basket Chris Paul (19,2 milioni di dollari), uomo-immagi­ne di Nike. Al decimo e ultimo posto della classifica For­bes la tennista Li Na, che con la vittoria nel Roland Gar­ros 2011 è stata la prima asiatica ad aver vinto un torneo del Grande Slam. Ha guadagnato nell’ultimo anno 18,4 milioni dollari ed è legata a Babolat, Nike, Haagen Dazs, Samsung e Mercedes, oltre ad alcuni marchi cinesi.

I FLOP DI LONDRA 2012
Era uno dei campioni più attesi, poi, a sorpresa l’annuncio della mancata partecipazione ai Giochi. Parliamo del ten­nista maiorchino Rafael Nadal, al quarto posto “ideale” nei guadagni di Forbes, con i suoi 32,4 milioni di dollari (Nike, Babolat, Kia e Richard Mille nel settore orologi). Possibile finalista del torneo olimpico, avrebbe dato filo da torcere sia a Andy Murray, che al rivale di sempre, il rossocrociato Roger Federer. Un’altra grande delusione, ma per altre ra­gioni, è stata quella dell’ostacolista cinese Liu Xiang, alla seconda Olimpiade consecutiva fuori per infortunio. Otto milioni di dollari di ricavi pubblicitari stimati. Lo attende­vano sponsor del calibro di Nike, Visa, Nutrilite, Tencent (il Facebook cinese), Tsingtao e the Bank of Communica­tions. Si sono “consolati” augurandogli, attraverso Twitter, di riprendersi in tempi veloci continuando a correre fino a Rio 2016, ma l’esposizione mediatica mondiale è sfuma­ta per un tendine d’Achille troppo fragile da tempo.
In casa Italia ha fortemente deluso la nuotatrice Federica Pellegri­ni (legata a Mizuno, Armani, Yamamay ed Enel), un’icona da oltre due milioni di euro. I suoi manager promettono un pron­to riscatto a breve (già a partire dai prossimi Mondiali), ma è chiaro che la carta di Lon­dra 2012 è stata com­pletamente spreca­ta. Nelle ultime settimane è sta­ta utilizzata per uno spot della Pavesi per i prodotti da colazione, giocando più sul suo “nome” che sulle ultime performance in vasca. La più grande delusione, però, porta la firma Alex Schwazer. Era legato a ben otto diversi sponsor (praticamente spari­ti dall’homepage del sito) nel settore alimentare (Ferrero e Despar), abbigliamento sportivo (Asics), eyewear (Oak­ley), wellness (Technogym), automotive (Bmw), elettro­nica (Garmin) e l’ente locale Südtirol. Dopo l’esito positi­vo ai test antidoping, come testimonial è stato abbandona­to immediatamente (non c’era altra soluzione percorribile), ma a livello umano, soprattutto Despar e Garmin, hanno testimoniato la loro “vicinanza”, attraverso un comunica­to ufficiale. Ma in una sola notte, per una fialetta di veleno targato Epo, l’ex carabiniere Schwazer ha bruciato almeno 500 mila euro di contratti di sponsorship.

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Guardava sconsolato sul podio la medaglia d’argento ap­pena conquistata con la Seleçao, superata nel torneo olim­pico dalla squadra rivale (i pari età messicani). È stato il destino di Neymar, fantasista del Santos e astro nascente del calcio verdeo­ro. Ad appena 19 anni, grazie a un accordo tra il governo bra­siliano e il club santista, guadagnerà, nella pros­sima stagione, un in­gaggio netto, su base annua, vicino agli otto milioni di dollari. Neymar sarà uti­lizzato dal governo per una serie di iniziative e campagne a supporto del Mondiale di calcio del 2014 e dei Giochi olimpici di Rio del 2016. Nel frattempo ha stretto accordi con Lupo (azienda di biancheria intima), Claro, Santan­der (sponsor della Copa Libertadores, la Champions cen­tro-sudamericana), Panasonic, Guaranà, Unilever, Heliar, Tenys-Pe, Volkswagen.
Secondo i media brasiliani già at­trae investimenti pubblicitari per sei milioni di dollari, posizionandosi così sui 14 milioni di euro. Anche se è il suo cartellino l’oggetto dei desideri di molti club d’Europa, non appena terminato il mondiale “casalingo” del 2014. Si par­la infatti di Premier league per una cifra record di 70 milio­ni di euro, nel frattempo la sua immagine cresce a dismisu­ra in Brasile, amato dalle folle e dai teenager, per l’immagi­ne sempre fresca e sorridente.

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