Sei Nazioni, l'Italia del rugby perde sempre. Ma vale un tesoro

Il capitano dell'Italrugby, Sergio Parisse, saluta i tifosi durante un ritiro della Nazionale

Appena 12 successi su 80 partite giocate. Ma il torneo più antico vale circa 20 milioni di euro per la Federazione italiana rugby

Sabato comincia il Sei Nazioni di rugby, il più antico torneo del mondo. L'Italia debutta domenica 5 febbraio contro il Galles all'Olimpico di Roma (ore 15, diretta Dmax che quest'anno trasmetterà per la prima volta anche le partite femminili) nella prima delle tre partite casalinghe di quest'anno (le altre saranno con l'Irlanda il 15 febbraio e l'11 marzo contro la Francia). Favorita l'Inghilterra campione in carica, unica rivale certa l'Irlanda, possibile outsider la Francia. E gli azzurri? Nessuna vittoria, ma 400 minuti – cioè tutte e cinque le partite – giocate ad alto livello: questa l'unica promessa-richiesta del ct Conor O'Shea che debutta nel torneo dopo la vittoria contro il Sudafrica di novembre.

Ogni anno le partite del Sei Nazioni, e le frequenti sconfitte – 68 su 80 partite giocate in 16 edizioni – vengono accompagnate dalle ironie dei calciofili e dall'ira difensiva degli appassionati di rugby. All'estero si ride di noi – finché non si scivola contro gli azzurri – mentre piccole nazioni come Georgia o Romania chiedono il nostro posto nell'élite ovale. Non succederà mai, e vi spieghiamo perché. Perché il Sei Nazioni è un grande affare per tutti. La stragrande maggioranza dei ricavi – più o meno 500 milioni il giro d'affari – viene diviso in parti uguali tra le partecipanti e solo la restante parte in base ai risultati (e l'ultima incassa comunque tre milioni di euro). Per capirci, per la Federazione italiana rugby vuol dire qualcosa come quasi 20 milioni di euro negli anni con il maggior numero di partite in casa, circa la metà del budget pericolante della seconda federazione Coni più ricca, ovviamente dopo la Federcalcio. Merito anche del grandissimo lavoro di marketing della Fir che ha portato ad importanti sponsorizzazioni come quelle con Cariparma, Peugeot, Reale Mutua e Adidas (in scadenza, in arrivo forse Macron).

L'anno scorso DMax ha segnato il 6% di share durante Francia-Italia, mentre la BBC ha firmato un contratto di sei anni per i diritti tv da 300 milioni di sterline. Il naming sponsor, Royal Bank of Scotland, chiuderà il suo accordo quest'anno dopo aver versato 55 milioni di euro dal 2013. Gli spettatori totali negli stadi hanno superato quota un milione. Ciascuna delle sei città ospitanti (Londra, Parigi, Edimburgo, Roma, Cardiff e Dublino) incassa 50 milioni di indotto tra viaggi, trasferte e birra. Tanta birra. Cifre non raggiunbili da Tbilisi o Bucarest.

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