Orologi da donna: molto più di un gioiello

Sì, amico mio, le donne sono una vite su cui gira tutto», scrisse Lev Tolstoj in Anna Karenina . E dopo i saloni internazionali di Ginevra e Basilea 2017, la centralità della donna si è imposta anche in una galassia tradizionalmente maschile come quella dell’Alta orologeria. La crescente alfabetizzazione orologiera delle signore ha fatto sì che il segnatempo da donna non fosse più solo un’altra declinazione del gioiello tradizionale, bensì una gemma di meccanica in sé, nobilitata da incastonature creative, precluse all’orologeria maschile. Quindi il meglio dei due mondi, aggregato. Pensiamo a Van Cleef & Arpels, il cui tocco inconfondibile ha contribuito a creare il mito di Place Vendôme e che oggi è la più preziosa espressione della poesia del tempo. Il Lady Arpels Papillon Automate meriterebbe una trattazione a parte per la straordinarietà del progetto e della realizzazione, ma in questa sede basti sapere che per la prima volta nell’orologeria da polso la natura soggettiva del tempo si anima al battito dell’umore di chi lo indossa. Nella Nature Enchantée di Van Cleef & Arpels, un modulo automatico fa frullare delicatamente le ali di una farfalla appoggiata su un fiore di madreperla scolpita, che aumentano la propria aleatoria vitalità in comune sentire con quella del polso che le ospita. Alla perfezione dell’ingegneria meccanica si affianca l’incanto dei mestieri d’arte degli Ateliers horlogers di Meyrin, che hanno foggiato una scena in rilievo capace di reificare le Temps Poétique della Maison. Coesione fra bellezza e meccanica di precisione che prosegue con Bulgari, famiglia di gioiellieri che dall’Epiro passando per via Condotti conquistò il mondo. Oggi il marchio è una delle poche Manifatture del pianeta a realizzare interamente in house i propri segnatempo, grazie a quattro stabilimenti incastonati nel Giura svizzero, mentre le lavorazioni di alta gioielleria vengono effettuate nei laboratori di Roma e Valenza. A Basilea, fra altri magnifici pezzi, è stato presentato il Lvcea Tourbillon, in due eleganti declinazioni. Abbiamo scelto la variante in oro rosa con quadrante verde giada, nel quale si spalanca il tourbillon del calibro Bulgari 263. La luce del modello sfavilla non soltanto dalle mirabilie meccaniche e dal nitore delle forme, ma anche dai diamanti taglio brillante che impreziosiscono lunetta, anse e indici.

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Per quelle gran dame che cercano invece il gioiello meccanico, dove è l’incantesimo del movimento a magnetizzare gli sguardi, Breguet ha presentato a Baselworld il suo primo la Tradition in versione Dame. La Maison che inventò nel 1810, grazie al genio del suo fondatore, il primo orologio da polso, per la Regina di Napoli Carolina Bonaparte, ha sì rinnovato l’epica della Reine de Naples con nuove sontuose interpretazioni, ma con la referenza 7038 per la prima volta ha fatto fiorire la pura meccanica orologiera ponendola al centro del polso femminile. Se la Tradition alza il velo alla magia del tempo, Patek Philippe preserva il mistero offrendo la grande complicazione di cui è riferimento assoluto, il calendario perpetuo, in una nuova, signorile, interpretazione, con la referenza 7140G che declina nella gentilezza dell’oro bianco e con 68 diamanti sulla lunetta il più squisito understatement orologiero. Quando invece la seduzione trabocca di eccentricità raffinata, de Grisogono è il riferimento più pertinente. La nuova collezione Eccentrica stupisce con un’armonia asimmetrica, che fra cerchi decentrati e luci di diamanti, stravolge e avvolge l’universo femminile.