Tutte le ore del mondo

L’indicazione di uno o più fusi orari resta la complicazione più amata dai globe-trotter. Perché gli strumenti digitali, anche se più sicuri e affidabili, non hanno lo stesso fascino di quelli meccanici

È inutile negarlo, l’orologeria meccanica nel mondo odierno è ben poco utile. Gli orologi al quarzo sono molto più precisi, per non parlare di quelli radiocontrollati. Strumenti professionali digitali, inevitabilmente più sicuri e affidabili, hanno soppiantato tutti gli orologi meccanici super-tecnici di subacquei, speleologici e astronauti. E per sapere che ora è in ogni parte del globo basta dare un’occhiata allo smartphone. Ma l’essere umano non è certo mosso esclusivamente dalla razionalità e i fatturati in ascesa costante di Ferrari e Louis Vuitton – due passioni tendenzialmente maschili e femminili tra le più famose al mondo – lo testimoniano anno dopo anno. Perciò non sorprende che una fetta importante del mercato orologiero classico sia legata alla funzione più amata dai viaggiatori: l’indicazione contemporanea di uno o più fusi orari.
Come si ottiene questa complicazione? Sia che l’orologio in questione indichi un secondo fuso orario sia che abbia la più completa indicazione dell’ora universale (ovvero di tutti i fusi orari del pianeta), l’escamotage meccanico è lo stesso. Al movimento base indicante ore e minuti (ed eventualmente i secondi) si applica un modulo aggiuntivo con la funzione Gmt o delle “ore del mondo”.

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Ecco quattro interpretazioni della funzione Gmt. Partiamo dal Gmt-Master II di Rolex, che da decenni è il più famoso esponente della categoria. Qui nella versione con ghiera “Pepsi” e cassa in oro bianco. Con la stessa dinamica di lettura abbiamo il Tag Heuer Formula 1, nella versione David Guetta, con cassa in acciaio trattata con carburo di titanio e lunetta in alluminio blu e nero. Invece il “rifinitissimo” Saxonia Dual Time di A. Lange & Soehne ha la lancetta del secondo fuso azzurrata e le 24 ore nel contatore al 12. Mentre lo strepitoso Ulysse Nardin El Toro, oltre al secondo fuso orario sul quadrante principale con meccanismo di regolazione veloce brevettato, sfoggia un calendario perpetuo regolabile da una singola corona e la gran data a doppia finestrella. Per quanto riguarda invece la complicazione universale, al fianco di Patek Philippe, suo grande esponente, abbiamo da diversi anni Girard-Perregaux con il Traveller WW.TC, al quale aggiunge la funzione cronografica e la data. Anche Breitling è una casa affezionata a questa complicazione e nella recente edizione di Baselworld ha presentato un “duro e puro” del genere: il Galactic Unitime Sleekt. Per veri viaggiatori, o anche no.

GMT E UTC
Il Greenwich Mean Time (Gmt) è il “tempo medio di Greenwich”, un sobborgo di Londra dove, per convenzione internazionale, ha origine il meridiano fondamentale con longitudine pari a 0°. E tutti gli altri fusi orari del Pianeta sono definiti relativamente al tempo Gmt. Poi dal 1972 si utilizza il “tempo coordinato universale” (Utc), che è l’attuale fuso orario di riferimento da cui sono calcolati tutti gli altri fusi orari del mondo. L’Utc deriva dal tempo medio di Greenwich e coincide con esso a meno di approssimazioni infinitesimali. E per questo motivo è da molti ancora chiamato Gmt. Il nuovo nome è stato introdotto per non dover menzionare una specifica località in uno standard internazionale e si basa su misurazioni condotte da orologi atomici anziché su fenomeni celesti come il riferimento precedente.

 

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