Orologi da uomo: i migliori degli ultimi dieci anni

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Alti e bassi del mercato, tanti fallimenti ma anche un costante aumento dei prezzi: negli ultimi dieci anni il mercato dell’orologeria meccanica ha premiato affidabilità, qualità ed efficienza. Merito anche dei consumatori, sempre più informati, che hanno alimentato una concorrenza virtuosa tra i marchi

I dieci anni di Business People coincidono, casualmente, con il decennio più significativo dell’ orologeria meccanica di alta gamma dai tempi della profondissima crisi, tra fine anni Settanta e primi anni Ottanta, causata dal successo degli orologi giapponesi al quarzo, poco costosi, precisi, robusti e multifunzione. Una crisi che fece quasi fallire l’industria elvetica, salvata da un lato dalla resistenza di pochi marchi orologieri tradizionali – Rolex su tutti – e dall’altro lato dal colossale successo planetario degli orologi Swatch – il quarzo in versione svizzera, con il primo modello presentato nel marzo del 1983: “plasticoni” dal forte impatto estetico, venduti a un prezzo ultra-competitivo (che oscillava tra i quaranta e i cinquanta franchi svizzeri) –, che hanno fatto dell’azienda produttrice – l’allora Smh e oggi Swatch Group – l’attuale leader del settore. L’inventore dell’economico e simpatico Swatch, in altre parole dell’orologio più venduto al mondo, è l’imprenditore svizzero di origine libanese Nicolas G. Hayek (1928-2010), che ebbe la lungimiranza di investire gran parte degli enormi introiti di quegli anni nell’acquisizione prima, e nel rilancio poi, di marchi storici di orologeria svizzera, come Omega , Longines e Breguet .
Da quell’ormai lontano 1983 fino al 2006 – anno zero della nostra testata e inizio di un biennio che ha rappresentato il momento più alto dell’orologeria di lusso in termini di crescita, marginalità e proliferazione di nuovi marchi di alta e altissima gamma – si è registrato oltre un ventennio ininterrotto di segni più, se non addirittura una vera e propria “età dell’oro”. Poi sono arrivati, anche nel settore dei segnatempo, gli effetti della crisi mondiale, con il frangente peggiore che si è registrato tra il 2009-10, quando molti progetti sono stati fortemente ridimensionati e diversi brand sono falliti. Da lì è cominciata una risalita costante grazie all’Asia, e soprattutto al suo più importante snodo commerciale, Hong Kong, che è diventata il mercato di assoluto riferimento: un exploit culminato nel 2015 prima della crisi delle Borse orientali e l’annus horribilis della Cina, a causa della lotta alla corruzione attuata dal presidente Xi Jinping, che ha reso l’orologio di lusso d’un tratto un oggetto da nascondere e non più da esibire.

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I VOLI PINDARICI

SONO FINITI: OGGI I BRAND

FANNO A GARA PER PRESENTARE

SEGNATEMPO PIÙ CONCRETI

E ALL'AVANGUARDIA

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MONTAGNE RUSSE
Quindi che decennio è stato? Di montagne russe dal punto di vista del business: dall’alto al basso e ancora dal basso all’alto. Tuttavia, nonostante in questi anni nell’economia occidentale abbia dominato la bassa inflazione o addirittura la deflazione, nel settore si è registrato un costante e generalizzato aumento dei prezzi di listino, grazie all’espansione dei nuovi mercati. A prescindere dagli aspetti contingenti, dunque, il decennio ha portato innegabili fattori positivi all’intero mercato. I voli pindarici sono finalmente finiti: orologi costosissimi con complicazioni strampalate, che avevano il difetto di non funzionare, non esistono più . E oggi, rispetto a dieci anni fa, gli orologi sono sempre più affidabili e vengono costantemente migliorati grazie alla concorrenza tecnologica dei colossi: così, tanto per fare un esempio, Rolex e Omega fanno a gara a presentare orologi sempre più “concreti”, precisi e dalle soluzioni estetico-funzionali all’avanguardia. Una gara a migliorarsi frutto della maturità dei consumatori, sempre più informati sul prodotto. Un valore aggiunto che, purtroppo, arriva solo in minima parte dal lavoro divulgativo delle riviste specializzate, ancora troppo schiave della pubblicità e del timore di inimicarsi i brand parlando di eventuali criticità magari nel servizio post-vendita, o di costi altissimi per una riparazione fuori garanzia. E allora è internet, con i suoi forum e siti dedicati – dove spesso partecipano gli stessi addetti ai lavori – che ha contribuito sostanzialmente a svelare dettagli che possono fare la differenza per un acquisto più soddisfacente possibile.
E il ruolo dell’Italia? In discesa costante : da mercato stanziale (dove gli orologi venivano comprati dal cliente finale per allacciarseli al polso) a stazione di passaggio (dove i concessionari sono diventati degli spedizionieri all’ingrosso verso altri commercianti extra-europei). Con l’Asia attualmente ferma, inevitabilmente, anche da noi i commercianti dovranno ricominciare a fare il mestiere dei padri e dei nonni, in un settore “dinastico” quanto la Corona britannica: e cioè, vendere al dettaglio.

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L’ESEMPIO DI ROLEX SEGNA

LA STRADA PER IL FUTURO:

PER RESTARE VICINI AI CLIENTI

SERVE GRANDE TRASPARENZA

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PIETRE MILIARI
Detto ciò, alla fine, quello che conta davvero è il prodotto. Almeno per gli appassionati. Vediamo allora gli orologi più significativi del decennio appena trascorso che hanno segnato spesso un punto di svolta per i rispettivi produttori. Non si può che partire dal 2006 con Patek Philippe che, per celebrare i trent’anni del Nautilus, presenta la Referenza 5711 , ispirata all’originale del 1976 di Gerald Genta (1931-2011), grandissimo designer ginevrino di origine piemontese. Come la mitica Referenza 3700 (in produzione dal 1976 al 1990), è in acciaio con quadrante blu e diventa uno degli sportivi più desiderati al mondo.
Nel 2007 Ulysse Nardin propone un’evoluzione del fantasmagorico Freak. Prima del 2001, anno della presentazione, non si era mai visto niente del genere: un innovativo tourbillon a carica manuale in cui l’intera meccanica ruota su se stessa in 60 minuti. Ed ecco la versione Diam-on-Sil , che abbina il diamante al silicio: è un materiale che oggi utilizzano molti brand, ma che in orologeria per prima ha portato proprio Ulysse Nardin. L’anno successivo a stupire il mercato è Hublot che propone il Big Bang Aero Bang , ennesimo successo sull’onda del Big Bang, nato nel 2005 grazie al genio commerciale di Jean-Claude Biver, uno dei grandi strateghi dell’alta gamma dell’era moderna (che in precedenza ha rilanciato anche Blancpain e poi Omega). Prima dell’arrivo di Biver, Hublot era un marchio finito, oggi è il non plus ultra per calciatori, arabi, russi e per tutti gli amanti dell’orologeria vistosa ed esuberante, ma dai contenuti estetici innovativi.
Breitling festeggia i 125 anni di attività nel 2009 presentando il Chronomat 01 , con al suo interno il Calibro B01: il suo primo movimento di manifattura. Per uno dei più grandi produttori al mondo, sviluppare un movimento completamente nuovo è un investimento enorme, ma è anche l’unica via per crescere e aumentare la propria credibilità. Nel 2010, anno della scomparsa di Nicolas G. Hayek, il patron di Swatch Group e unanimemente riconosciuto come il salvatore dell’industria svizzera dell’orologeria meccanica, Rolex mette mano a uno degli orologi simbolo di tutti i tempi. L’ Oyster Perpetual Date Submariner si rinnova nel movimento, nella cassa – “ingrassando” le anse – e sostituisce la ghiera in alluminio con la ceramica (Cerachrom) per due modelli di enorme successo: quello con quadrante e ghiera nera e la relativa versione nel caratteristico verde del marchio Rolex.

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Non è da meno Chanel , uno dei massimi rappresentanti dell’orologeria femminile e di quella maschile che strizza l’occhio a un prodotto “fashion”, tra i primi a puntare pesantemente sull’utilizzo della ceramica: nel 2011 rinfresca la famiglia denominata J12 con il Chromatic in due versioni, una tutta blu e una tutta grigia. Passano dodici mesi e sul mercato arriva, da FP Journe , il Souveraine Chronomètre Optimum . Il maestro François-Paul Journe, di origini marsigliesi e con atelier nel centro di Ginevra, è il massimo rappresentante della tradizionale manifattura svizzera con qualche migliaio di orologi all’anno, soluzioni tecniche senza compromessi e una personalità che ne ha fatto una delle poche leggende viventi del settore.

Stupefacente A. Lange & Söhne che nel 2013 presenta il Grand Complication (limitato a soli sei esemplari), che come dice il nome è un pluricomplicato con grande e piccola suoneria, ripetizione minuti, cronografo rattrappante e secondi “foudroyanti”, calendario perpetuo e indicazione della fase lunare. Con questo segnatempo straordinario il marchio sassone, fiore all’occhiello del Gruppo Richemont, entra nel ristretto club dei produttori di grandi complicazioni: unico fuori dalla Svizzera. L’anno dopo la sfida vinta da Audemars Piguet è filologica grazie a una nuova versione del Royal Oak “Jumbo” , più fedele all’originale del 1972. Il primo orologio di grandi dimensioni, con caratteristica forma ottagonale e bracciale integrato alla cassa disegnato dal mitico Gerald Genta (sempre lui): all’epoca l’orologio in acciaio più costoso sul mercato. Il movimento che lo “anima” è l’eterno extra-piatto Cal. 2121, probabilmente l’automatico più famoso di sempre.

È vecchio solo di pochi mesi, ma è già una pietra miliare il Globemaster di Omega , con certificazione di Master Chronometer eseguita dal Metas (Istituto federale svizzero di misurazione), ovvero un nuovo standard di precisione con resistenza ai campi magnetici fino a 15 mila gauss (un dato pazzesco). È il capostipite che porterà nei prossimi anni tutta la collezione della casa di Bienne ad avere questa importante attestazione di qualità. Nessun dubbio invece sull’orologio che sta facendo la storia in questo 2016: Rolex, infatti, ha stupito tutti rinnovando il “re del mercato”, il Cosmograph Daytona in acciaio. La casa coronata mette fuori produzione la Ref. 116520 – long seller sul mercato dal 2000 – introducendo la Ref. 116500LN . Gli appassionati attribuivano un unico “difetto” al vecchio modello: la lunetta in acciaio lucido era molto soggetta ai graffi e a lungo andare poteva risultare “troppo vissuta”. Ecco quindi tra le novità del modello appena presentato la sostituzione della lunetta, che diventa in ceramica completamente antigraffio. Altro dettaglio non da poco è sul fronte della comunicazione. Il settore da sempre è piuttosto ipocrita sui prezzi, nel senso che cerca il più possibile di tenerli nascosti. Mentre Rolex sul proprio sito ha elencato tutte le caratteristiche, prezzo compreso, sin dal l giorno della presentazione: 11.550 euro. E pensando al futuro del settore, è questa la strada da intraprendere senza vergogna e senza timore: la trasparenza.

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