Parliamo delle soluzioni, non dei problemi

Innovare si può, anche in Italia, dovemmo solo imparare a credere veramente nelle nostre capacità e focalizzare le risorse su poche questioni importanti. È quanto emerso nel corso dell'intervista ad Angelo Trocchia, presidente e a.d di Unilever Italia, realizzata dall'editore di Business People, Vito Sinopoli, al Forum della comunicazione

«Fare innovazione senza dimenticare la tradizione. Credo sia questa la sfida di aziende come la nostra». Lo ha dichiarato Angelo Trocchia, presidente e a.d. di Unilever Italia, nel corso dell'intervista realizzata oggi dall'editore di Business People, Vito Sinopoli, al Forum della comunicazione 2017, di cui il magazine è media partner. Titolo del faccia a faccia: Non bastano le competenze, occorre saper leggere il contesto in cui viviamo per sviluppare una vera creative economy. E leggere il contesto significa anche acquistare nuovi marchi e, soprattutto, cederne alcuni non più consoni alla strategia aziendale in quel momento storico. «La sfida sta anche in questo, nell'avere il coraggio di prendere delle decisioni», ha detto Trocchia.

Molti i temi affrontati nel corso dell'incontro. Tra questi anche la situazione che sta affrontando il nostro Paese e la sua capaità di reagire e innovare. «Tre anni fa ho deciso di tornare in Italia», ha raccontato il numero 1 di Unilever nella Penisola, «e l'ho fatto perché secondo me noi tendiamo a vederla più nera di quanto non sia in realtà. Ci sono tanti problemi, ma anche altrettanti aspetti positivi. Credo anzi che, più che parlare dei problemi, dovremmo abituarci a parlare delle soluzioni. Questa forse la differenza del sistema Paese italiano rispetto ad altri stati che magari hanno anche problemi più grandi dei nostri». Il giudizio sulle potenzialità dell'Italia è quindi positivo, così come quello sul sistema universitario che, ha dichiarato Trocchia: «regala ai ragazzi capacità incredibili». Ciò che ci manca è piuttosto la capacità di «focalizzare e concentrare le risorse, le nostre capacità su un problema e risolverlo».

Insomma, il verdetto, a detta dell'a.d. di Unilever è chiaro: «In Italia possiamo fare innovazione, dobbiamo "solo" concentrarci su poche corse, crederci e farle veramente. Poi il resto del mondo su alcuni argomenti ci segue».

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