Bolidi a quattro ruote

Sono razzi a quattro ruote, con prestazioni da autodromo e tecnologia all’avanguardia per la migliore esperienza di guida: le supercar di ultima generazione sono in arrivabili per i comuni mortali, ma fanno sognare qualunque appassionato come vere opere d’arte

Fate conto di essere ricchi davvero, più del sultano del Brunei, e di avere una passione esagerata per le automobili. Che cosa potete desiderare ancora per emozionarvi e riaffermare verso il mondo la vostra immagine di driver ultra raffinato? Con il Cavallino rampante si va sempre sul sicuro, naturalmente, ma ecco la brutta sorpresa: tutte le 200 LaFerrari Aperta , da 1 milione e 860 mila euro ciascuna, sono già state prenotate da facoltosi appassionati e collezionisti. Quindi, l’ultimo diamante incastonato nel firmamento di Maranello non si può più comprare neanche mettendo sul tavolo tutto l’oro del mondo. Peccato, perché si tratta di un’ibrida con una potenza complessiva di 963 cavalli, una chicca tecnologica senza pari.

Ci si potrebbe consolare con la Pagani Huayra – 2 milioni 350 mila euro – una specie di missile terra-terra con tanto di flap per evitare il pericolo che decolli: sarà realizzata in 20 esemplari. Il V12 Mercedes-Amg 6.0 bi-turbo eroga 799 cavalli, le porte si aprono verso l’alto e l’abitacolo è un fiorire di pelle di eccellente qualità. Ma siccome l’appetito vien sognando, perché non puntare su qualcosa che per adesso rimane a livello di promessa? Un gioiello tipo la Vision Mercedes-Maybach 6 , un’elettrica con 750 purosangue alimentati a kilowatt e fino a 500 chilometri di autonomia. Il prezzo non è ancora stato reso pubblico, ma sarà certamente stellare come si conviene a una coupé con ricarica wireless capace di passare da zero a 100 all’ora in meno di quattro secondi, e di doppiare la velocità massima consentita sulle autostrade italiane.

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Se poi filare via nel silenzio più totale fa venire la nostalgia dei ruggiti motoristici d’altri tempi, ecco la soluzione estrema sotto le sinuose forma della Bugatti Chiron . Qui tutto è esagerato, basti pensare che il fondoscala del tachimetro arriva a segnare 500, che i cilindri sono 16 a W e i cavalli 1.500. Va detto subito che per portarsela a casa ci vogliono 2,4 milioni di euro, ma volete mettere? Si noleggia un circuito e si può provare l’ebrezza dei 400 all’ora spinti da un doppio sistema di alimentazione con 32 iniettori e da quattro turbine che lavorano a coppie di due. Le prime prestano servizio fino a 3.800 giri, le altre sono in funzione tra i 2 mila e i 6 mila, per garantire una curva di coppia uniforme che viene trasferita sulla strada dal cambio a sette rapporti e doppia frizione, oltre che dalla trazione integrale. Sempre a proposito di Bugatti, chi gioca alla Playstation con una console placcata d’oro può gioire perché la Vision Gran Turismo, che fino a poco tempo fa si poteva guidare solo nell’omonimo best seller dei videogiochi motoristici, adesso è una concreta realtà.

Gli incontentabili con i capelli grigi potrebbero trovare l’ipercar del gruppo Volkswagen troppo vistosa e aggressiva, in una parola troppo moderna, e – ricordando che la differenza tra gli uomini e i ragazzi sta nel prezzo dei loro giocattoli – limitarsi ad allargare i cordoni della borsa pur sempre puntando a qualcosa di estremo, raffinato e un po’ snob. Per questa clientela raffinata, e un filo nostalgica dei tempi automobilistici che furono, arriva la Bullet , ovvero “il proiettile”, candelina sulla torta del 70esimo compleanno della casa britannica Bristol .

Chi la sceglie ora, da giovane aveva quasi sicuramente una Mg o una Triumph, perché si tratta di un distillato purissimo del British style: trazione posteriore, due posti secchi, motore anteriore longitudinale, peso ridotto all’osso e parabrezza basso tipo speedster, né hard né soft cover. Un cocktail venduto a circa 300 mila euro a chi riesce a ignorarne il sapore un po’ speziato. Sì, perché la Bristol appartiene al gruppo Kamkorp di cui è proprietario l’indiano Kamal Siddiqi, ma è un dettaglio che passa in secondo piano se si pensa al telaio in alluminio, alla carrozzeria in vetroresina e al motore che equipaggia questa spider, un V8 da 4,8 litri di produzione Bmw capace di erogare 370 cavalli, accoppiato a un cambio Zf a sei rapporti che si può scegliere sia manuale sia automatico. Grazie al peso contenuto (1.130 chilogrammi), la Bullet accelera da zero a 100 in 3,8 secondi ed è in grado di raggiungere i 250 all’ora. Inutile dire che all’interno lusso e sfarzo sono profusi a piene mani. Ma resta un problema: non tutti sono preparati a un tuffo nel passato così radicale e agli inevitabili disagi imposti da una barchetta come questa.

Le interviste 

- PARLARE LA LINGUA GIUSTA
(Filippo Perini, Italdesign)

- INVESTIRE SUL FUTURO
(Piero Mancardi, Carrozzeria Touring Superleggera)

La più estrema tra le estreme è un prodotto di altissima sartoria a quattro ruote, realizzato dai fratelli Leonardo e Vittorio Frigerio nel cuore della Brianza. Si chiama Effeffe ed è una berlinetta realizzata in modo artigianale da battilastra e saldatori con tecniche d’altri tempi. L’idea era quella di creare un’auto che facesse voltare la gente per strada con la sua eleganza ma, all’occorrenza, capace anche di affrontare i circuiti più impegnativi e il risultato è stato centrato in pieno: tutto è pensato in funzione del piacere di guida, dal telaio tubolare alle sospensioni, passando per il motore, che merita una citazione particolare. Si tratta, infatti, del leggendario bialbero che equipaggiava l’Alfa 2000, ritoccato per erogare una potenza di 170 cavalli. La produzione è ridotta a una ventina di esemplari ogni 12 mesi e il prezzo base è di 280 mila euro, espandibili verso l’alto con una lunghissima serie di personalizzazioni che escludono, però, servosterzo, servofreno e Abs. L’unica, inevitabile, concessione alla modernità sono i quattro freni a disco e la trazione, noblesse oblige , è posteriore. E se l’overdose di servocomandi delle vetture contemporanee vi ha imbolsiti, non ci sono problemi: nel prezzo è compreso un corso di guida sulla pista di Monza con cui riprendere confidenza con i dèrapage di potenza sotto l’occhio vigile di un pilota collaudatore.

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