Nicoletta Spagnoli, la stoffa delle donne

Era il 1986, esattamente 30 anni fa, quando Nicoletta Spagnoli ha preso le redini dell’azienda in seguito alla scomparsa del padre Lino, nipote della fondatrice Luisa. Il marchio ha chiuso il 2015 con il segno positivo e un fatturato di oltre 126 milioni di euro

Raccogliere l’eredità di un’imprenditrice del ‘900, pioniera della prestigiosa industria della maglieria umbra, non è da tutti. Così lo storico marchio di abbigliamento, Luisa Spagnoli, onora il suo passato ricorrendo a un mix di innovazione e tradizione. Come? Lo spiega la bisnipote della fondatrice e oggi a.d. dell’azienda

Non si è ancora spenta l’eco del successo della fiction Rai sull’imprenditrice Luisa Spagnoli, interpretata da un’efficace Luisa Ranieri, che sorge spontanea la domanda su come mai personaggi con vicende tanto esemplari non vengano studiati nelle scuole. Perché se una donna nata nel 1877 da un pescivendolo e una casalinga riesce a fondare nella sua breve vita (morì a soli 58 anni) ben due aziende, la Perugina (a lei si deve l’invenzione dei mitici Baci) e il marchio di abbigliamento che porta il suo nome, la portata della sua storia può essere estremamente significativa, soprattutto se inserita in un passato in cui le donne godevano di poca o nulla visibilità. La ragione sta probabilmente nel fatto che, come sostiene sorridente la sua bisnipote Nicoletta, che oggi ha ereditato il timone della Luisa Spagnoli, «essendo caratterialmente meno prepotenti, hanno altri modi per affermarsi».

Sarà. Vero è che Luisa è stata una sorta di imprenditrice illuminata, che si lanciava con successo in nuove imprese a rischio – l’allevamento dei conigli d’angora – e ha fatto propria una forte impostazione sociale ed etica del ruolo delle aziende: creò un asilo nido per i figli delle dipendenti, promosse attività di intrattenimento e una “Scuola del buon governo della casa”. I suoi successori, il figlio Mario e il nipote Lino, non sono stati da meno, dando vita dal 1947 al nuovo stabilimento della “Città dell’angora”, intorno alla quale si costituì una comunità autosufficiente, in cui l’aspetto assistenziale e ricreativo era parte integrante del ciclo produttivo. Non c’è che dire, si tratta di un testimone ricco di contenuti e articolato nei risvolti che Nicoletta Spagnoli ha dovuto raccogliere al volo nel 1986, a causa dell’improvvisa scomparsa del padre, venendo catapultata dal ruolo di semplice designer a quello di amministratore delegato. E anche stavolta il Dna di famiglia...

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