Protagonisti del mondo che cambia

Rileggiamo i passaggi più interessanti delle interviste di copertina di questi dieci anni alla scoperta di riflessioni e spunti ancora attuali

Manager, imprenditori, sportivi, avventurieri: rileggiamo i passi più importanti delle interviste di copertina di questi dieci anni per scoprire osservazioni sul lavoro e sul business ancora valide e preziose in un panorama sempre più complesso

2006

Pier Luigi Celli © Armando Dadi/Agf

GIUGNO – Pier Luigi Celli
direttore generale dell’Università Luiss “Guido Carli” / oggi Senior Advisor dell’Amministratore Delegato di Poste Italiane
Il manager in genere ha a che fare col governo degli uomini, prima ancora che con quello delle risorse economiche o dei mezzi materiali e strumentali. Quindi un buon manager è uno che sa “maneggiare” bene le persone, dando a tutti la possibilità di sentirsi parte di un progetto in vista di un obiettivo. Se uno è manager, posto che le condizioni glielo consentano, lo fa anche. A volte ci sono dei manager che sarebbero bravissimi, ma le condizioni in cui vengono messi non gli permettono di esprimersi come potrebbero. Succede quando dipendono da capi ottusi, diffidenti o paurosi. Questa è una delle peggiori iatture che possano capitare.

Andrea Tomat © LaPresse

LUGLIO – Andrea Tomat
patron di Lotto e Stonefly
A un manager che voglia diventare imprenditore serve, da un lato, un forte desiderio di assumersi un rischio e di provare l’emozione di costruire un progetto imprenditoriale e, dall’altro, la propensione ad assumersi questo rischio. È un piacere ma bisogna tener conto che questa cosa alla fine ti segue, non ti lascia nemmeno di notte, e diventa una parte della tua esperienza di vita: è una magnifica ossessione.

SETTEMBRE – Pier Luigi Bersani
ministro dello Sviluppo economico / oggi deputato
Si è disperso il concetto di cultura del lavoro come grande risorsa da coltivare, incrementare, sviluppare. Nei percorsi di lavoro purtroppo c’è poca immissione di conoscenza e non ci sono abbastanza canali tra pubblico e privato attraverso i quali valorizzare, certificare le soggettività. Se analizziamo i processi veri di qualificazione della risorsa lavoro, dobbiamo riconoscere che abbiamo ancora dei limiti, delle difficoltà. E quindi è giusto occuparci di flessibilità e di come deve essere tutelato il lavoro, ma c’è anche un problema di valorizzazione della qualità della risorsa lavoro, che ha molto a che fare con la produttività, con la capacità di immettere nei processi produttivi tecnologie di conoscenza.

OTTOBRE – Marcello Lippi
ct della Nazionale di calcio campione del mondo 2006
Si può avere fantasia e intuizione, ma se la squadra, il gruppo di lavoro non è preparato a queste situazioni non si può fare niente. Durante la settimana il tempo a disposizione deve servire a preparare una squadra a gestire tutte le possibili situazioni tecnico-tattiche. Ai mondiali tedeschi abbiamo giocato due partite in inferiorità numerica: in queste situazioni un team deve avere una sua organizzazione, essere preparato a ogni tipo di emergenza, studiare a fondo tutte le possibili varianti. Certo l’intuizione dell’allenatore è fondamentale, ma senza questo lavoro alle spalle non sarebbe sufficiente.

NOVEMBRE – Santo Versace
presidente della Gianni Versace spa
Dobbiamo renderci conto che l’impresa familiare a un certo punto deve cambiare pelle. Come il bambino che cresce fino a uscire di casa. L’azienda è un bene sociale, va gestita secondo una visione professionale e i suoi interessi devono essere prioritari rispetto a quelli stessi degli azionisti. Chi fonda un’azienda a un certo punto deve capire che se non è più in grado di gestirla deve agevolare il passaggio a una gestione manageriale. Non importa che il manager faccia parte della famiglia o sia esterno: l’unico criterio di giudizio è la capacità.

2007

GENNAIO – Stefano Sala
a.d. di Mediaedge:Cia Italia / oggi amministratore delegato di Publitalia ’80
Il mondo è sempre più frammentato, il consumatore sempre più infedele, dobbiamo “ingaggiarlo attivamente”: quando è a casa, quando è al lavoro, quando viaggia, quando è in vacanza. Tutto questo attraverso il processo che chiamiamo “channel planning & implementation” che è un’attività molto sofisticata; altro che colpire nel mucchio.

FEBBRAIO – Francesco Caio
Group Chief Executive di Cable & Wireless / oggi amministratore delegato di Poste Italiane
Se andiamo a vedere quanto l’Italia investe in ricerca, ci accorgiamo che le risorse non sono poi molto più basse, proporzionalmente, rispetto a quelle messe in campo da un Paese come gli Usa. Il fatto è che da noi sono divise tra molti più soggetti, sempre proporzionalmente. Da noi ci sono, ad esempio, troppe università nate un po’ ovunque con il solo scopo di far contenti un po’ tutti. Usano risorse che dovrebbero essere invece destinate alla formazione e al consolidamento di veri centri d’eccellenza che, infatti, da noi sono troppo pochi.

LUGLIO – Enrico Bertolino
comico, ex manager
Bisogna sapersi gustare anche quei momenti in cui non c’è da fare niente e respingere il concetto di doversi per forza impegnare in qualcosa che “crei valore”. La vera rovina-vacanze è la sindrome che quando sei lontano ti fa sentire indispensabile in ufficio. È questa la malattia più subdola, quella che alla fine ti frega: ti fa interrompere le vacanze e tornare una settimana prima in ufficio per farti sentire dire dai collaboratori che “è tutto a posto”. E questa sindrome colpisce molti manager che, abituati a essere impegnati 24 ore al giorno, entrano in crisi se non c’è nulla da fare.

DICEMBRE – Pierluigi Bernasconi
amministratore delegato di Mediamarket Italia / oggi membro del cda di Banzai
I politici dovrebbero provare a fare la spesa al sabato, prendere il treno e fare la coda per una visita dal medico. L’interesse deve essere bilanciato tra le parti. Un po’ in questo senso è stato fatto con le liberalizzazioni. Ma non è possibile che l’amministratore delegato di un’azienda che si occupa di infrastrutture che sono di interesse pubblico, una società che peraltro è stata privatizzata, dica che il suo obiettivo è creare profitto per gli azionisti. Forse un’azienda di questo tipo dovrebbe occuparsi di fornire un servizio di qualità, a un giusto prezzo al maggior numero possibile di utenti, facendosi anche carico di erogare il servizio laddove non è economicamente profittevole.

2008

GENNAIO – Gennaro Gattuso
calciatore / oggi allenatore
Fare squadra vuole dire condividere lo stesso obiettivo e capire che si può sbagliare. Fare squadra vuole dire che quando si sbaglia, si ha la capacità di analizzare i propri errori e andare avanti, anche quando tutto il mondo ti dà contro. Ecco come siamo riusciti a vincere la Champions 2007, ecco come abbiamo portato a casa la Coppa Intercontinentale quest’anno. Ecco come la Nazionale ha vinto il Mondiale. Senza dimenticare la bravura dei singoli calciatori, naturalmente.

FEBBRAIO – Mario Franzino
Ceo di Bsh Elettrodomestici
La creatività è fondamentale all’interno delle imprese. Essere creativi vuol dire concepire il proprio lavoro come qualcosa che va oltre le proprie mansioni. Vuol dire essere sempre curiosi, attivi, identificarsi in ciò che si fa. Vuol dire saper tradurre in stimoli per il proprio lavoro le esperienze di vita quotidiana. La maggior parte dei ragazzi parla un linguaggio diverso quando è fuori dall’ufficio, parla in modo più confidenziale, informale. Ma perché? Questa è la vita. Il nostro lavoro consiste nel rapportarci ai consumatori per capire che cosa vogliono, ma se poi questo presuppone una traduzione di ciò di cui hanno bisogno in un linguaggio “aziendale” non va bene. È necessario essere molto più percettivi, attenti a ciò che succede. Cercare di capire esattamente le varie situazioni e viverle. È fondamentale che il manager sia attento a ciò che lo circonda, che riesca a costruire un progetto e che abbia un sogno.

MARZO – Oliviero Toscani
fotografo
Tutti ricorrono alla provocazione. Già nel momento in cui una persona comunica provoca, perché comunicare vuol dire generare dell’interesse. Ci sono aziende che investono molto e sono capaci di generare il confronto. In altri casi manca la capacità di comunicare, allora si buttano via i soldi senza trasmettere nulla che valga la pena di recepire. Come fanno le grandi istituzioni. Come fanno i Governi.

APRILE – Massimiliano Magrini
fondatore di Google Italia / oggi Co-Founder e Managing Partner di United Ventures
In passato qualsiasi tipo di notizia era selezionata, filtrata e offerta ai lettori e ai telespettatori attraverso il punto di vista di un giornalista o di una testata. Oggi non è più così. Il web ha rivoluzionato l’informazione, che è la sostanza della democrazia. Almeno questo nella sua prima fase. Oggi siamo nella seconda – quella del Web 2.0 – nella quale gli utenti sono diventati non solo fruitori, ma anche produttori di contenuti. Questo grazie all’evoluzione tecnologica: la migliore qualità di connessione al web, da un lato, e l’abbassamento del costo medio dello storage e del personal computer, dall’altro, hanno facilitato l’emergere di queste piattaforme.

GIUGNO – Nerio Alessandri
fondatore di Technogym
I riconoscimenti ai quali tengo veramente sono quelli dei miei collaboratori, quelli di chi lavora con me o dei miei clienti. Delle persone che mi stanno intorno, che rappresentano il mio mondo, insomma. E il riconoscimento migliore è quando ti viene attribuita la leadership al di là di chi sei e di che cosa rappresenti.

LUGLIO – Flavio Briatore
imprenditore
Qualunque brand è fatto di persone e le persone sono ciò che decreta il successo o l’insuccesso di un’iniziativa. Scegliere i compagni di cordata giusti, quando sali una montagna, è fondamentale. C’è chi ti porta fino ai mille metri, chi ti porta dai mille ai 2.500 e chi sa usare le bombole d’ossigeno per scalare gli ultimi metri. Devi essere bravo a scegliere il team, a motivarlo, a viverlo ed essere con questo trasparente. Il successo ricade su tutti, per cui tutti devono essere complici e partecipi allo stesso modo.

AGOSTO – Marco Testa
amministratore delegato Armando Testa

L’immagine di un brand si costruisce con una grande idea, continuamente modificata mese dopo mese, anno dopo anno, rinnovandola e mantenendola sempre up to date. Certo, è più facile da farsi con certi prodotti, meno con la moda. I consumatori recepiscono molto bene questo tipo di messaggi, molto meglio di quello che i pubblicitari tendono a pensare. Talvolta, quando facciamo ricerche di mercato, ci stupiamo di come le persone abbiamo chiare le differenze di posizionamento di un tipo di prodotto rispetto all’altro.

OTTOBRE – Oscar Farinetti
fondatore di Eataly
Fatta eccezione per il fattore C, ovvero la fortuna, non esistono segreti del successo. L’impegno è fondamentale, ma ci sono tante persone che si impegnano molto e ce la fanno, e altre che si impegnano molto e non ce la fanno. La ragione è sempre il fattore C. Il panico del fine mese, che non arrivassero i pagamenti e quindi di non poter pagare i dipendenti: la paura aiuta moltissimo perché è un indice di attenzione al proprio mestiere. Chi non ha paura non è attento. E in genere non ce la fa. Un altro elemento fondamentale è il senso di responsabilità e il rispetto nei confronti delle persone – lavoratori, soci, dipendenti – che hanno scelto di percorrere un po’ di strada con te, accettando il fatto che sei tu che decidi la rotta.

2009

FEBBRAIO – Emilio Petrone
amministratore delegato di Sisal
La crisi non fa bene a nessuno. Data questa premessa il gioco risente meno di altri settori della congiuntura economica negativa e del calo generale dei consumi. C’è chi compila la schedina in ufficio con i colleghi, chi con i familiari, chi con l’amico con il quale condivide dei numeri. E poi c’è la componente del sogno. È inevitabile che chi gioca fantastichi su cosa potrebbe fare con la vincita. Tra la giocata e l’estrazione si susseguono desideri, programmi e sogni.

LUGLIO – Lapo Elkann
fondatore di Italia Independent
Per essere imprenditori bisogna avere forza, coraggio e al contempo non arrendersi mai perché l’Italia non invoglia a fare impresa, soprattutto se a fare impresa è un giovane con una visione innovativa. Quello italiano è un sistema basato sulla gerontocrazia, dove è difficile portare novità. D’altronde è per questo che molti dei cervelli più brillanti italiani non lavorano nel nostro Paese… Dire «non è facile» è un eufemismo, è difficilissimo.

OTTOBRE – Renzo Rosso
fondatore di Diesel e Otb
Il modo della moda è davvero fantastico, ti tiene vivo. Non puoi fermarti e smettere di fare ricerca e non puoi abbandonare l’innovazione perché il cliente oggi è molto più preparato e meno fidelizzato che in passato. Se pensi di aver già imparato tutto, è allora che perdi quote di mercato.

NOVEMBRE – Gaetano Thorel
amministratore delegato di Ford Italia / oggi Vice President Marketing di Ford Europe
In tutto il mondo l’automobile è concepita in modo emozionale, ma questo è ancora più vero in Italia. Per l’italiano l’acquisto di una nuova vettura è veramente un momento di grande emozione e di trasporto e tutte le ricerche continuano a confermarlo. Di conseguenza il primo fattore su cui dobbiamo lavorare è lo stile. Grazie a questo negli ultimi tre anni abbiamo completamente rivoluzionato la gamma: è la nostra firma e nessuno la può copiare. Non ha nulla a che fare con il family feeling di altre case, si tratta di una serie di regole che danno concretezza alla personalità di Ford, offrendo quindi la possibilità di avere in segmenti differenti risultati anche molto diversi.

2010

APRILE – Kevin Eyres
Managing Director di LinkedIn Europe / oggi Ceo di in/Pact
Bisogna creare un proprio network su misura, costruire contatti all’interno della sfera professionale attraverso l’amicizia di parenti e conoscenti già presenti sul sito, di ex colleghi di lavoro, di tutor dell’università frequentata – l’Italia è al secondo posto per numero di universitari connessi a LinkedIn – e di professori conosciuti: è fondamentale avere una propria mailing list, ma è ancora più importante farsi raccomandare da persone che possano certificare la propria esperienza, perché le raccomandazioni migliorano in modo significativo l’impatto di un profilo.

GIUGNO – Milka Pogliani
direttore creativo esecutivo di McCann Worldgroup
Siamo un Paese complicato, che è invecchiato e non ha saputo valorizzare, cercare e affascinare il talento. Anni fa la comunicazione esercitava attrattiva nei confronti dei giovani, oggi non è più così. Non arrivano più forze fresche. Forse preferiscono dedicarsi al design, alla moda o al web, dove pensano di potersi esprimere di più. Eppure stiamo vivendo in una grande dicotomia: nel Paese del Rinascimento, dei grandi artisti, dei designer e degli stylist, anche la genialità italiana non viene comunicata.

OTTOBRE – Raffaele Bonanni
segretario della Cisl
Insieme alla Germania, siamo un Paese a forte presenza manifatturiera e se i nostri imprenditori non facessero investimenti in innovazione, avrebbero già chiuso. Il tema che dobbiamo affrontare è che la struttura imprenditoriale italiana è fatta di piccole e medie imprese che sono spesso sottocapitalizzate. E per questo noi chiediamo da sempre un meccanismo a sostegno dei loro investimenti in questo settore, ma ci scontriamo, anche in questo caso, con una carenza della politica che troppo spesso non se ne interessa. Credo che il pubblico debba in qualche modo “fertilizzare” l’industria attraverso strumenti che mettano in condizione le piccole e medie o ad associarsi per finanziare insieme la ricerca e sviluppo.

NOVEMBRE – Bruna Bottesi
General Manager Imaging & Printing di Hp Italy / oggi Country Manager di NetApp
Credo molto nel valore della differenza. Culture, esperienze, età, sessi diversi miscelati sono in grado di portare un grande contributo a una company. Questo significa che non credo all’assunto che sempre una donna è portatrice di valore, ma che la vera forza stia nel mix dei talenti, che quindi devono essere anche femminili, se meritano. Attenzione però, arrivare ad alti livelli per una donna ha un costo: bisogna accettare compromessi con la sfera personale e familiare. Anche per questo lavorare in una company che riconosce questa difficoltà e cerca di attenuarla con degli strumenti di flessibilità – orario elastico e home working, per esempio – aiuta.

DICEMBRE – Filippo Agnello
amministratore delegato di Mattel Italia
È difficile poter fare strada senza lavorare sodo. Ho sempre guardato avanti con ambizione, ma anzitutto cercando di fare molto bene quello che stavo facendo. È difficile crescere senza eccellere in ciò che si sta facendo. Questo non sempre è sufficiente, perché non si deve scambiare la performance con il potenziale, ma è una condizione necessaria per farcela. Cercare di mettersi in gioco e credere in quello che si fa. Credo comunque che il nostro debba essere anche un percorso di grande umiltà perché è un percorso in cui la crescita è infinita e c’è sempre da imparare. Bisogna cercare di guardare con curiosità a ciò che ci circonda, guardare a chi è più avanti di noi e capire che cosa lo rende così efficace nel suo lavoro.

2011

APRILE – Luca Colombo
Country Manager di Facebook
Penso che nei prossimi anni le persone saranno sempre più al centro della Rete e tutta la Rete si svilupperà in modo tale da sfruttare maggiormente l’aspetto sociale del mezzo. Le persone insomma come fattore chiave, anche perché quello che vediamo ora non è che l’inizio. Inoltre quello che oggi è esperienza su Web e cellulare, credo che si diffonderà sempre più anche su altri strumenti. Difficile al giorno d’oggi prevedere il futuro, ma se penso al fatto che abbiamo sempre più televisori che hanno già inglobato l’attacco di rete, le domanda vengono da sé: domani il televisore diventerà un Pc e viceversa? Quale sarà il ruolo dei produttori di hardware rispetto ai produttori di contenuti? Quindi la sfida di tutti quanti noi è capire come sviluppare un prodotto che possa vivere attraverso i più diversi dispositivi sapendo che il consumatore vuole avere un servizio sempre più comodo e vicino a se stesso. Se poi questo avviene su cellulare, tv, Ipad, app, Pc, non deve avere rilevanza...

MAGGIO – Thomas Ingelfinger
amministratore delegato di Beiersdorf Italia
La vicinanza, la correttezza, la qualità, la democratizzazione, ovvero il giusto rapporto qualità-prezzo: la fedeltà a questi valori vuol dire rispetto verso il consumatore, che si traduce da una parte in garanzia di qualità dei prodotti, dall’altra in onestà della comunicazione. Nivea non andrà mai a ingannare il consumatore promettendogli miracoli che poi non si avvereranno. Questo è il rispetto, l’autenticity e il prendersi cura del consumatore. Questo tipo di atteggiamento viene veicolato anche verso i nostri collaboratori all’interno dell’azienda, e penso che sia, in parte, il segreto del nostro successo.

GIUGNO – Enzo Fusco
fondatore di Fgf Industry
Ho investito molto in viaggi e ricerca. Oggi ho un archivio di 40 mila pezzi presi in tutto il mondo, un vero e proprio museo che mi è costato sacrifici e che ora ha una certa importanza. Ma i risultati non sono mai definitivi, meglio mettersi sempre in discussione: la mia fortuna è che non sono mai soddisfatto di quello che faccio e punto sempre a fare meglio. Poi occorre una buona dose di costanza, perseveranza e pazienza, doti rare oggi tra i giovani che vogliono tutto subito. In realtà le cose arrivano quando meno te le aspetti e questo è un mestiere in cui davvero non si finisce mai di imparare.

LUGLIO – Alfonso Zapata
Ceo di Ing Direct Italia / oggi Ceo di Ing Spain
Il successo di un’azienda dipende da due cose. Primo da “quello” che fai e secondo da “come” lo fai. Al 50%. E il come lo fai sono proprio le persone: quelle per cui lavori, da qui la centralità del cliente, e quelle che lavorano con te. In questo senso prestiamo assoluta attenzione alla fase di recruiting. Dobbiamo assicurarci che le persone che lavorano con noi condividano i nostri valori, che siano brillanti, che abbiano voglia di fare e siano intraprendenti. Non cerchiamo competenze specifiche, ma valori, persone coraggiose, temerarie e felici di fare il proprio lavoro.

AGOSTO – Giovanni Soldini
velista
Penso che ognuno debba semplicemente partire da se stesso, dando l’esempio, mostrando rispetto a 360°, da se stesso fino all’ambiente e al pianeta. Gli imprenditori e i manager dovrebbero liberarsi dalla schiavitù delle trimestrali della Borsa e fare scelte consapevoli e intelligenti. Dovrebbero avere ancora più coraggio di sempre.

OTTOBRE – Nicola Maccanico
Managing Director Theatrical & Strategic Marketing di Warner Bros. Pictures
L’optimum è un mix tra entusiasmo ed esperienza, perché solo col primo c’è il rischio di imboccare direzioni sbagliate, provocando inutili perdite di tempo, la sola seconda invece rischia di rallentare l’insieme perpetrando una situazione corporativa. Sta al manager contemperare le varie anime ricordandosi che la sua vera responsabilità è organizzare il lavoro altrui e prendere decisioni, non essendo necessariamente più preparato degli altri. Il capo che pretende di conoscere tutto più di tutti, sbaglia. La base, quella che fornisce le informazioni, è necessariamente specialistica, mentre al vertice – generalista – spetta la visione d’insieme. Per questo ritengo che il vero manager sia chi costruisce un’azienda in grado di sostituirlo in tutta calma nel momento in cui decidesse di andare via.

2012

GENNAIO – Luca Caprai
fondatore di Cruciani
Non so cos’è il lusso. È un argomento che trovo antiquato. So piuttosto che cosa sono qualità, ricerca, eccellenza, volontà di produrre il meglio che si possa fare. Si sta diffondendo un’idea di lusso che non condivido. Ci sono riviste, persino applicazioni sull’iPad che in nove casi su dieci pubblicano paccottiglia spacciandola per oggetti esclusivi. Intendiamoci: se il lusso che mi propongono è una cover dell’iPhone da 2 milioni di euro, allora il lusso è una cosa da arricchito. Cruciani è un’altra proposta: è il per noi il capo migliore che si possa realizzare, un prodotto con un rapporto qualità prezzo corretto.

MAGGIO – Roberto Serafini
direttore generale di L’Oréal Luxe Italy
Sono un cultore del “micro-management”. L’ho praticato fin dagli esordi, senza sapere che molti anni dopo avrei incontrato chi ne ha fatto una teoria… Un giorno, durante un convegno, ho assistito a un intervento di Michael Eisner, l’ex ceo di Disney Corp, e ne sono rimasto affascinato, quasi folgorato. Descriveva le notti passate nei suoi alberghi prima della apertura, le visite alle cucine dei suoi ristoranti, le chiacchierate con i suoi dipendenti dei parchi divertimenti. Da questi semplici contatti traeva le sue osservazioni, scopriva difetti di concezione (mitica la storia delle scritte troppo piccole sugli shampoo e bagni schiuma all’interno delle docce), oppure si convinceva del successo che avrebbero avuto i “suoi” prodotti. Nel mio piccolo ho sempre cercato di massimizzare il contatto con i consumatori dei “miei” prodotti.

GIUGNO – Marco Boglione
fondatore di BasicNet
Secondo me, noi in Italia non abbiamo la mentalità giusta per considerare che fare l’imprenditore è un qualcosa di molto etico. Dovrebbe essere un’aspirazione nobile e creativa per i giovani. Questo sì manca, ma non mancherebbe la capacità di farlo. Manca più che altro la spinta intellettuale. Nella mia famiglia da sempre vige la regola che non ci si deve mai lamentare. Il principio della massima legalità, del rispetto delle regole, democratiche o meno, è ciò che mi ha guidato. E poi l’ambizione di farmi una posizione: fin da quando ero ragazzo dicevo a tutti che da grande sarei diventato ricco. Se non ci si crede, più che difficile, tutto diventa impossibile.

AGOSTO – Alex Zanardi
sportivo
Sono sempre più convinto che vada trovato un equilibrio nella propria vita, e che si debba – anche sul lavoro – permettere alle cose che ti interessa fare di entrare, lasciando fuori quelle che ti interessano di meno. Per esperienza posso dire che una buona risposta educata, anche quando si tratta di un no, è sufficiente per andare avanti e seguire ciò a cui tieni davvero. Sono consapevole che non è possibile comportarsi così a tutte le età. Ma a 45 anni suonati, con già una serie di cose a posto nella mia vita, credo che questa filosofia risulti vincente per essere sereni e felici. L’idea è quella di poter sempre migliorare la qualità della propria esistenza, e credo che le mie azioni vadano a supporto di questa filosofia.

SETTEMBRE – Carlo Petrini
fondatore di Slow Food
Io non penso che il concetto dietro a Slow Food sia da intendere come marchio di fabbrica. Se un’idea è valida, il valore aggiunto sta tutto lì, e anche se poi cammina su gambe diverse, per noi è motivo di soddisfazione e orgoglio. Rispetto alle altre associazioni dovremo fare in modo che i canali di questa imponente rete siano sempre fecondi, e che non ci siano intasamenti nella comunicazione tra i vari organi. Mantenendo una formula snella, molto liquida, “anarchica”, tenendo presente non si può governare la complessità del pianeta. Intercettiamo un universo con valori molto sentiti e tratti unificanti, anche se si manifestano e si esplicitano in maniera diversa da un Paese all’altro. Ma un movimento dedicato alla biodiversità non può omologarsi, deve anzi esaltare le diversità.

OTTOBRE – Arturo Frixa
direttore generale Marketing, Communication & Pr di Jaguar Land Rover Italia / oggi direttore generale Sviluppo rete e training di Jaguar Land Rover Italia
È il pubblico in generale a disamorarsi dell’auto. Stanno profondamente cambiando le dinamiche dell’approccio della clientela. Ieri era status, un mezzo per vivere in modo più libero il contatto con gli altri e il mondo esterno, oggi cresce invece l’aggregazione virtuale. Due decadi fa la preferenza di quel target sarebbe caduta inevitabilmente sull’auto. Per recuperare terreno, secondo me, bisognerà stimolare l’appeal del prodotto attraverso leve di comunicazione e di ingaggio molto diverse rispetto al passato. La semplice passione per le auto e per la guida non può più essere il solo elemento utile a contattare la clientela di domani.

NOVEMBRE – Marina Salamon
imprenditrice e titolare della holding Alchimia
Non credo di essere “buona”. Negli anni sono stata molto dura con me stessa, e con gli altri. Solo dopo quattro maternità mi sono ammorbidita, e ho riconosciuto che avevo dato vita a delle aziende e le avevo fatte crescere quasi come fossero dei figli. Dovevo creare della distanza, ma stare attenta a salvare la parte buona di questo rapporto. Che è un bene per molti aspetti. Smette di esserlo quando ci impedisce di vedere i nostri limiti nella gestione dell’impresa. E credo che un grosso problema degli imprenditori italiani sia quello di arrivare a identificare la propria vita con l’azienda.

DICEMBRE – Matteo Zoppas
presidente dei Giovani di Confindustria di Venezia / oggi dirigente di Acqua minerale San Benedetto
Scontiamo ogni giorno di più il rallentamento nella capacità di innovare. I Paesi emergenti sono veloci: un tempo si limitavano a copiarci, oggi fanno innovazione in maniera più rapida di noi. Se questi trend cresceranno, finirà che gli altri mercati ci raggiungeranno, per poi sorpassarci. E viste le nuove generazioni che ci sono oggi nelle scuole, temo che questo sorpasso sarà inevitabile…

2013

GENNAIO – Carlo Pignatelli
stilista
Anni fa il lusso era ostentato per esprimere non solo il benessere economico, ma anche la spensieratezza del periodo. Oggi il contesto globale è cambiato, il vero lusso è il contenuto qualitativo e stilistico di un prodotto, a maggior ragione di un abito. Che non è bello tanto per come appare, quanto per la cura con cui è confezionato e per il tessuto che lo caratterizza. Aver avuto da sempre quest’approccio ci ha permesso di fidelizzare i clienti che avevamo già e conquistarne di nuovi, senza dover cambiare la nostra filosofia.

FEBBRAIO – Lars Peterson
amministratore delegato di Ikea Italia / oggi Retail Manager di Ikea Usa
In Italia ci sarebbero molte più opportunità se esistessero regole più chiare. Le regole italiane in sé sono chiare, ma la loro interpretazione è lungi dall’esserlo. Come se non bastasse, generalizzando un po’, ogni regione praticamente ha il suo modo di interpretarle. Questa costante incertezza ha pesanti conseguenze sui vari progetti in termini di tempi e di costi, e per noi rappresenta un grosso problema.

MARZO – Nicola Ciniero
presidente e a.d. di Ibm Italia / oggi presidente di Ibm Italia
La nostra è la cultura del manifatturiero. Lì abbiamo know how e capacità che hanno dato vita a distretti ultra-specializzati, senza però riuscire a fare sistema. Fino a un decennio fa, la stessa tecnologia, più difficile da dominare, costituiva una barriera per le aziende, specie le più piccole. Oggi, la sua pervasività – si pensi agli smartphone e ai tablet – è tale da averne fatto un mezzo più accessibile e a basso costo, e nel contempo in grado di generare valore. Così, chiunque può realizzare una app e iniziare un nuovo business.

APRILE – Alberto Balocco
amministratore delegato di Balocco
L’uomo è un animale sociale, e vive di emulazione. Se vivi in un contesto in cui la molla che ti spinge è costituita dall’avere la macchina, la villa, la barca più bella, agirai toccando determinate leve. Se vivi in un posto dove la gara è su chi dà più occupazione, crea l’azienda più solida, produce maggior benessere per i lavoratori, l’attenzione si sposta su altro. Nella provincia di Cuneo pensiamo che sia più fruttuoso questo secondo tipo di contagio. Abbiamo una naturale propensione al risparmio, dovuta alla cultura contadina che sta alla base della nostra storia. E mettiamo sempre del fieno in cascina, per paura di quello che non possiamo controllare e che potrebbe accaderci nonostante si siano prese tutte le precauzioni.

MAGGIO – Carlo Pontecorvo
presidente di Ferrarelle
Il mestiere dell’imprenditore è creare valore, più che profitto. Anche per il territorio, visto che la fabbrica, l’azienda, è un bene del Paese oltre che degli azionisti e va valorizzato. Il processo di valorizzazione passa attraverso una serie di iniziative che in ambito medico potrebbero essere definite cure. E le cure hanno lo scopo di mettere l’impresa nelle condizioni di benessere: lo si fa attraverso il controllo sui costi, l’approvvigionamento delle materie prime e l’organizzazione del lavoro. Serve buon senso, bisogna saper ascoltare, ma occorre anche una certa dose di decisionismo, che è tipica del chirurgo. Non puoi stare troppo a discettare, devi anche sapere scegliere.

AGOSTO – Gianluca Vialli
ex calciatore, opinionista Tv
L’allenatore è quello che analizza il potenziale del gruppo e condivide con la società un obiettivo realizzabile, spiegando poi metodi, sistemi, strategie e pratiche alla squadra. Dopodiché, alza un po’ l’asticella. Perché altrimenti non c’è gusto, diventa troppo semplice. Tanto la parte più difficile del lavoro sta nelle sfide quotidiane, nel superamento (o nell’aggiramento) degli ostacoli inaspettati che si presentano di volta in volta.

SETTEMBRE – Joe Bastianich
imprenditore
Per me avere successo significa trovare una sfida, affrontarla e arrivare alla fine, raggiungere l’obiettivo. E questo vale anche quando si ha una famiglia, si devono gestire tre bambini, così come quando si scrive un libro o si progetta un programma Tv, esprimendo la propria vena creativa in tutto quel che si fa. Credo che questa idea valga per tante persone, soprattutto per coloro che nella vita hanno realizzato molte cose. Non è solo questione di denaro. I soldi sono sempre importanti, ma si sta affermando un nuovo standard di lusso che il denaro non può comprare.

OTTOBRE – Gian Luca Sghedoni
amministratore delegato di Kerakoll
La meritocrazia è alla base di ogni ragionamento: un’azienda non si eredita, si conquista e si merita. E anche se poi non ci vuol nulla a predicare bene e razzolare male, bisogna mantenere una tensione continua al miglioramento, puntando sull’innovazione di prodotto e sulle strategie di marketing, tenendo sempre presente che le risorse sono la vera ricchezza dell’azienda. E quando uno crede che il valore dell’organizzazione è dato dal valore delle persone, il tempo usato in maniera migliore è quello dedicato a cercare i migliori talenti.

NOVEMBRE – Claudio Luti
presidente di Kartell
Per salvare un’azienda in crisi occorrono (oltre ovviamente ai capitali) visione, strategia e concretezza. Talvolta anche una certa fermezza nel prendere decisioni drastiche, finalizzate all’evoluzione e alla buona salute dell’azienda. Ne ho dovute affrontare alcune in Kartell, scelte non facili che poi si sono rivelate sensate nell’ottica del lungo termine.

DICEMBRE – Alessandro Militi
Vice President, Marketing & Sales di Fox International Channels Italy
L’essere umano vuole prendere decisioni semplici: i brand esistono per questo. Se ne hai uno di fiducia, non lo cambierai – a meno che non ti dia ragioni per farlo – perché intraprendere una strada diversa presuppone un ragionamento, e le persone di solito preferiscono le scelte veloci, intuitive. Oggi va molto di moda dire che “content is king”. A noi però piace dire che sì è vero, “content is king”, ma “brand is the castle”. I re muoiono, i castelli rimangono, se saremo in grado di costruirli con delle fondamenta forti.

2014

GENNAIO – Tomaso Trussardi
responsabile moda di Trussardi / oggi Ceo di Trussardi
Quello di cui non riesco a capacitarmi è perché il governo italiano non faccia nulla per incoraggiare e supportare un settore che serve a riequilibrare la bilancia commerciale. Siamo al primo o al secondo posto, con un volume d’affari complessivo di circa 35 miliardi di euro, 19 dei quali vanno in esportazioni. Eppure, non c’è alcuna consapevolezza. Se ragionassi da politico, ruolo che personalmente non mi si addice, e vedessi che un settore esporta per ben 19 miliardi, senza che io lo abbia supportato in alcun modo, potrei pensare che – se solo lo aiutassi un po’– potrebbe raggiungere i 30 miliardi nel giro di poco. Al momento la capacità di crescita delle aziende della moda è talmente importante che basterebbero davvero delle agevolazioni minime, anche per favorire i consumi in patria.

MARZO – Andrea Illy
amministratore delegato di Illy e presidente di Altagamma
Se si vuole fare qualcosa in Italia, ci si trova immersi in una sorta di shangai, in cui se sollevi un bastoncino ne muovi almeno altri dieci. È così che ci siamo giocati la leadership nel turismo. E lo stesso accade nella formazione professionale, a causa di un inaudito stratificarsi di competenze. Ormai la burocrazia ha assunto un potere quasi ricattatorio nei confronti della nostra reale capacità decisionale e produttiva.

MAGGIO – Diana Bracco
commissario del Padiglione Italia di Expo Milano 2015
Dico spesso che uno dei lasciti più importanti di Expo Milano 2015 sarà proprio nell’averci insegnato, a livello-Paese, a lavorare in modo sinergico. Tutti insieme: istituzioni, enti locali, imprese, centri di ricerca, associazioni, cittadini: perché quando siamo uniti, noi italiani siamo imbattibili.

GIUGNO – Ermanno e Toni Scervino
stilisti
La disomogeneità di intenti non è un problema unicamente del comparto moda. In Italia nessun settore o mercato ha mai saputo fare sistema, è il grande limite e allo stesso tempo la grande risorsa di noi italiani. Da sempre. La storia del Paese lo dimostra: il nostro individualismo è cronico, ci rende refrattari alle azioni comuni, ma allo stesso tempo questa grande voglia di fare è l’humus migliore per la crescita di genialità individuali capaci di creare e innovare a livelli non riscontrabili in altri Paesi.

AGOSTO – Alessandro Del Piero
ex calciatore e opinionista Tv
Per tutta la vita ho continuato a obbedire alla visione che avevo di realizzare qualcosa di grande e di bello per me, che comprendeva la voglia di giocare in Serie A e in Nazionale, e di vincere anche la Coppa del mondo. È fondamentale credere nei propri sogni più ambiziosi e farli diventare gli obiettivi della propria vita. Nelson Mandela diceva «un vincitore è semplicemente un sognatore che non si è mai arreso». Vuol dire dedicare se stessi a quello che interessa, ma farlo con devozione e attenzione. Quindi orientare le proprie forze, facendo tutto quello che è possibile per poter coronare il proprio sogno.

SETTEMBRE – Ilaria D'Amico
conduttrice Tv
Dobbiamo smetterla di cercare ossessivamente di capire gli uomini, e accettare definitivamente che uomini e donne non sono in grado di comprendere fino in fondo i rispettivi processi mentali; siamo animali assolutamente incompatibili, diversi. Rassegniamoci una volta per tutte. Ma è proprio grazie a questa dinamica costante di attrazione e reazione che si svolge l’eterno gioco dei sessi. E vivaddio, altrimenti sai che noia!

OTTOBRE – Martin Angioni
Country Manager Amazon
Il consumatore italiano è stato storicamente trattato male sia dalle grosse aziende sia dall’amministrazione pubblica. A un tratto è arrivata Amazon che gli riserva attenzioni, rispetta i suoi diritti e gli dà un buon servizio sotto tutti i punti di vista. I clienti non potevano non accorgersi di una simile differenza, che ha fatto loro superare ogni diffidenza verso l’online e i pagamenti con carta di credito. Siamo riusciti a conquistare la loro fiducia.

NOVEMBRE – Richard Branson
fondatore Virgin
Sono stato fortunato nella mia educazione. Se mi avessero sentito spettegolare o dire qualcosa di negativo riguardo a qualcuno, i miei genitori mi avrebbero messo davanti a uno specchio. Mi hanno insegnato che guardarsi in uno specchio per cinque minuti non è molto piacevole e mi hanno educato a cercare il meglio nelle persone, a lodarle invece di criticarle. Tutti amiamo le lodi; in particolare, se sei un leader e dici qualcosa di negativo su qualcuno, il peso di quell’affermazione sarà amplificato molte volte, solo perché sei il capo. Perciò può essere molto dannoso. E poi la gente sa quando sbaglia, non ha bisogno che glielo si dica. Ma ha bisogno che gli si riconosca quando ha fatto qualcosa di giusto.

DICEMBRE – Luca Crepaccioli
amministratore delegato di Goodyear Dunlop Tyres
Si fa un gran parlare di Return on investment, non tenendo conto di tutti gli effetti del nostro investimento più prezioso: il tempo. E stiamo parlando di un bene non in commercio e che non è possibile rigenerare. Ecco perché vale la pena dedicare maggiore attenzione a come spendiamo quotidianamente questa preziosa materia prima. Così ho coniato il termine Return on work, pensando a come sia possibile accrescerlo eliminando le attività di contorno che assorbono tempo ed energie. Dopodiché, sorprendentemente, scopriremo di avere molto più tempo da dedicare alle attività importanti. Quante volte torniamo a casa la sera chiedendoci “cosa ho fatto oggi?”, e avendo la sensazione di non aver fatto nulla? Il tutto si collega in qualche modo anche alla situazione che viviamo a livello Italia, dove c’è stato un forte ridimensionamento di tutto (consumi, prezzi, budget e via dicendo) nonché delle risorse a nostra disposizione. Se, quindi, in un contesto di forte abbattimento delle risorse si pretende di fare le stesse cose, anzi addirittura di più, il risultato che si ottiene è solo una grande frustrazione e il non raggiungimento degli obiettivi. Allora, l’unica cosa da fare è cambiare il proprio punto di vista, certi che “fare meno con meno, generando un risultato superiore”, è possibile.

2015

GENNAIO – Claudio Domenicali
amministratore delegato di Ducati Moto Holding
Nessuna azienda con sede produttiva in Europa o negli Usa può pensare di avere un futuro se non si dota di una capacità di sviluppo del prodotto straordinariamente superiore alle imprese che possono essere fondate in Asia. Proprio perché gravati da un welfare che comporta una serie di vantaggi, certamente importanti e che per di più noi intendiamo far crescere per i nostri dipendenti, ma che costituiscono un costo non indifferente per il conto economico, dobbiamo realizzare prodotti il cui prezzo superiore alla media sia premiante per tutta una serie di plus che sono in grado di offrire rispetto a quelli realizzati da altri brand in territori extra-europei: la competizione sul prezzo sarebbe la nostra fine. Viviamo in un momento storico straordinariamente interessante, ma anche pericoloso, perché i prodotti diventano obsoleti in un breve arco temporale, e per non uscire dal radar di chi è disposto a spendere, bisogna rimanere costantemente in contatto con le novità tecnologiche.

FEBBRAIO – Paolo Del Brocco
amministratore delegato di Rai Cinema
È indubbio che il concetto di equilibrio economico di un’azienda privata sia diverso da quello relativo a un’azienda del servizio pubblico. In generale mentre l’azienda privata deve remunerare il capitale investito seguendo certi standard, la remunerazione del capitale investito da un’azienda di servizio pubblico – a mio avviso – consiste nel pareggio di bilancio e nell’utile generato dal grado di soddisfazione dell’utenza. Cosa di non facile misurazione o verifica. Ma se lo scopo della Rai è – come io credo – di migliorare le qualità del cittadino, penso che lo stia facendo nel suo complesso in modo egregio.

MARZO – Dario Rinero
Ceo di Poltrona Frau
Ciò che definisce veramente la nazionalità di un’azienda sono due cose: dove si prendono le decisioni e dove si produce. Il resto è puramente secondario. Perché, se un’azienda è posseduta al 100% da un italiano e delocalizza completamente l’attività in Polonia, per me non è italiana, mentre lo è se di proprietà di un americano che produce e decide in Italia. Il management è lo stesso, così come lo è il prodotto, la cui produzione rimane ovviamente in Italia. Mi sembra, quindi, che l’unico rischio che corriamo sia solo quello di poter diventare più forti, di ampliarci e di poter offrire ancora più opportunità di lavoro. Così com’è successo nella moda alle aziende italiane che sono entrate nell’orbita di Kering e di Lvmh.

APRILE – Andrea Boragno
amministratore delegato di Alcantara
Appena arrivato ho cambiato le prime e le seconde file dirigenziali perché mi ripromettevo di avere un management che condividesse i miei stessi valori. Sulle capacità tecniche è più facile lavorare, mentre è più difficile farlo sulle interazioni perché ha a che vedere con il modo d’essere dei singoli. E su quello non puoi intervenire. Ci sono individui che negano di fatto i propri errori, mentre bisognerebbe piuttosto riconoscerli e intervenire tempestivamente. Questo perché considerano gli errori come un fatto totalmente negativo, mentre – a mio avviso – se all’interno di un’organizzazione non se ne commettono significa che c’è qualcosa che non funziona, perché vuol dire che si ha paura di superare i propri limiti.

MAGGIO – José Mourinho
allenatore
Per me il calcio è un’attività collettiva. Come singolo sei benvenuto, se vuoi rendere migliore il nostro gruppo. Ma devi lavorare per noi, non siamo noi a dover lavorare per te. Quando un top player arriva, la squadra è già lì. Lui non arriva a scoprire la squadra come Colombo ha scoperto l’America. No, tu ora arrivi per renderci migliori. E come allenatore devi far passare questo messaggio ogni giorno, e non con prediche o parole. Si tratta di quello che i giocatori osservano in relazione al tuo comportamento e ai tuoi feedback, al mondo in cui rispondi a questo e a quel calciatore, l’empatia nei confronti dell’uno e dell’altro.

GIUGNO – Angelo Trocchia
amministratore delegato di Unilever
Oggi il consumatore è molto più stressato economicamente, ma anche più attento e consapevole. Questo non deve essere visto come un problema, ma come una sfida, il che può essere fatto in due modi: realizzando prodotti che vanno incontro alle sue aspettative e creando contesti in cui si senta partecipe. Il consumatore non vuole più essere un puro fruitore di messaggi pubblicitari o di prodotti, ma chiede un ruolo attivo. È l’intero paradigma che sta cambiando.

SETTEMBRE – Chiara Pisa
direttore generale di Pisa Orologeria
Di mia madre ho sempre apprezzato l’umiltà professionale, una qualità importante, perché ti fa entrare in empatia con i collaboratori, facendo passare in secondo piano le distanze personali, e predispone il team a impegnarsi per un obiettivo comune. Abbiamo sempre condiviso un concetto di azienda familiare in cui chi fa parte della squadra deve rispettare limiti, regole e gerarchie, ma con flessibilità e serenità. Sono convinta che questa scelta, “inusuale”, dia la possibilità ai collaboratori di realizzarsi anche come persone e all’azienda di poter contare su un prezioso valore aggiunto: entusiasmo e passione, se accompagnati dal senso di responsabilità, sono punti di forza.

DICEMBRE – Tino Canegrati
amministratore delegato di Hp Italy
Il futuro lo scrivono gli uomini, la tecnologia è solo un abilitatore, anche se importante. A cambiare deve essere soprattutto la nostra creatività e la voglia di applicarla. In quanto occidentali, o inventiamo qualcosa di nuovo o in qualsiasi altra parte del mondo ci sarà sempre qualcuno in grado di produrre la stessa cosa a un costo più basso. La maggior parte dei prodotti occidentali che restano sulla cresta dell’onda, in qualunque settore, sono contraddistinti dalla capacità di creare o anticipare un bisogno che gli consente di spostare costantemente l’asticella verso l’alto.

2016

FEBBRAIO – Guglielmo Marchetti
Ceo di Notorious Pictures
La capacità dell’imprenditore in questo settore, come in qualsiasi altro, è quella di riuscire ad andare oltre il breve termine: occorre allungare lo sguardo sulla media e, se possibile, sulla lunga distanza. Uscire dai confini del proprio specifico business e immaginare scenari più ampi. La scommessa sta nel cercare di capire dove stiamo andando per farci trovare pronti al cambiamento. Il che non è un problema, ma un’opportunità.

APRILE – Maurizio Motta
amministratore delegato di Unopiù
L’azionista mette i suoi soldi in un’azienda pensando di poter avere un ritorno economico, perciò sceglie come amministratore delegato la persona che ritiene più adatta a cui affidare il suo investimento, dandogli un arco di tempo per raggiungere degli obiettivi. Capita a volte invece che l’azionista, scegliendo un “indossatore delegato”, punti su un manager di facciata, un nome, che lo aiuti solo a influenzare il mondo finanziario. Mentre l’“amministratore dileguato” è il manager-fantasma nella migliore delle ipotesi, nella peggiore è l’a.d. che gestisce l’azienda pro domo sua. Queste due ultime figure sono ruoli che non mi appartengono e che trovo eticamente esecrabili, ma che purtroppo circolano in gran quantità anche ai vertici di società molto importanti.

MAGGIO – Michael Kors
stilista
La mia vera soddisfazione è vedere le persone che si sentono in modo diverso quando indossano il capo giusto. Improvvisamente camminano in modo diverso, hanno una diversa postura, un’attitudine differente. Non metterò fine alla guerra o alla fame nel mondo, non posso trovare la cura per il cancro, ma sono capace di far sentire le persone in modo diverso.

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