Lunga vita al vino!

La testata inglese Decanter ha inserito Lorenzo Bencistà Falorni nella classifica 2011 dei 50 uomini più influenti del mondo del vino. Mentre a gennaio 2012 la Révue du Vin de France lo ha premiato tra gli Hommes de l’Année per l’innovazione

Lorenzo Bencistà Falorni voleva creare la più grande, bella e fornita enoteca del Chianti Classico. Il suo sogno era quello di offrire al cliente la possibilità di scegliere non tra tre o quattro etichette, ma tra 30, 40, cento. Tra lui e questo obiettivo (almeno allora, nel 2000) l’impossibilità di conservare a lungo le caratteristiche organolettiche del vino una volta aperta la bottiglia. Perciò, racconta Falorni a Business People , «Enomatic ha visto la luce essenzialmente per rispondere all’esigenza di migliorare il servizio presso le nostre cantine. Essendo nato nel ’45, nell’immediato Dopoguerra, non ho studiato molto, ma avevo qualche nozione di elettrotecnica ed ero abituato a costruirmi da solo gli strumenti per lavorare. Così, quando ci siamo trovati di fronte a questo “ostacolo”, abbiamo semplicemente iniziato a pensare a una soluzione. E alla fine l’abbiamo trovata. Solo successivamente», aggiunge, «è nata l’idea di trasformare in business la produzione dei dispenser».

Valore aggiunto: la Wine Card
Tra i brevetti Enomatic c’è anche la Wine Card, una sorta di carta di credito del vino (ricaricabile o ad accumulo), che consente di costruire liberamente, in enoteca, la propria degustazione scegliendo quanto – assaggio, mezzo calice, calice – e cosa bere. E quanto spendere. Servendosi direttamente dal dispenser. Un vantaggio per il cliente, ma anche per i gestori dei locali, che, attraverso un apposito software, possono conoscere perfettamente come si muove la domanda. Una fonte di informazioni da sfruttare per migliorare ordini e servizio.

Obiettivo qualità

Il sistema, che sfrutta le proprietà dell’azoto alimentare, è stato messo a punto coordinando diverse nuove tecnologie brevettate (senza dimenticare il design), dopo numerosi tentativi. «La qualità finale del vino nel bicchiere è sempre stata l’obiettivo principe del nostro progetto: tutti i nostri sforzi sono stati orientati a ottenere nel bicchiere un prodotto uguale a quello spillato da una bottiglia appena stappata. Ad oggi siamo riusciti a rubare all’orologio circa 30 giorni…», spiega con orgoglio. A testare il traguardo, passo dopo passo, due giurie autorevoli: il laboratorio del Consorzio Chianti Classico, che ha analizzato scientificamente in laboratorio l’evoluzione dei principali parametri di ossidazione del vino, e l’Associazione sommelier statunitense, interpellata come voce internazionale. E un altro importante passo in avanti è stato il recente brevetto di un nuovo sistema, il primo al mondo, che fa vivere lo champagne e le bollicine italiane ben oltre le fatidiche due ore dalla stappatura. Anche in questo caso è l’introduzione di gas inerte nella bottiglia a preservare il vino spumante dall’ossidazione e a mantenere perlage, aromi e gusto. Anche per dieci giorni.

Anche per olio e superalcolici
L’intuizione, rivelatasi tanto efficace col vino, ha poi trovato applicazione in due campi diversi, benché affini: l’olio extravergine di oliva e i superalcolici.
» Per approfondire la conoscenza dell’oro verde e apprezzarne al massimo le caratteristiche di ogni singola cultivar è nato il dispenser specifico Olioline.
» Sul fronte dei superalcolici invece sono stati creati due modelli: il primo, Spirit, per i cultori dei distillati; il secondo, Northpole, per la degustazione di vodka e liquori da servire a basse temperature, che – grazie a un potente sistema di raffreddamento – non richiede l’utilizzo di ghiaccio o bicchieri ghiacciati.

Da un garage al mondo intero

Come nel caso di tante altre invenzioni celebri tutto è cominciato in un garage, nel 2002, con due persone all’opera e 15 dispenser prodotti, ma già nel 2004 Enomatic si è spostata nella sede attuale e la produzione ha superato le cento unità. Oggi, una decina di anni dopo, sono stati raggiunti i 1.400 dispenser all’anno, con il 90% di esportazioni in 70 Paesi del mondo, oltre 50 distributori, filiali dirette negli Usa, partnership in consolidamento in Asia e 7 milioni di fatturato. In una parola, la leadership a livello mondiale. Una bella storia italiana, che potrebbe dare molto di più al Paese se non ci si mettessero di mezzo dispute e lungaggini burocratiche. «Dopo la prima fase di sviluppo è nata l’esigenza di costruire un nuovo stabilimento», racconta Falarnò. «Acquistiamo il terreno – già urbanizzato –, otteniamo i permessi, compriamo il capannone e iniziamo la formazione dei futuri dipendenti quando, improvvisamente e senza valide ragioni, i lavori vengono bloccati. Tra un rinvio e l’altro sono tre anni che siamo fermi, senza nemmeno capire il perché. Avevamo già investito molto, in più nel frattempo abbiamo dovuto prendere un altro capannone in affitto, peraltro comunque troppo piccolo per le nostre esigenze», si sfoga il titolare (con il fratello Stefano) di Enomatic. «I nostri partner, in particolare quelli cinesi, spingono perché si porti lì almeno una parte della produzione. Noi vorremmo rimanere in Italia, siamo legati al territorio del Chianti, ma se va avanti così non credo che potremo farcela. Non chiediamo finanziamenti o facilitazioni: ci basterebbe non essere ostacolati».