Difendiamo l'impero d'Europa

Oltre ad aver firmato romanzi di grande successo, Manfredi è archeologo, professore, conduttore televisivo e autore di soggetti e sceneggiature per il cinema e il piccolo schermo

Il celebre scrittore ha raccontato per Ubs l’economia attraverso gli esempi della storia antica: «Stiamo assistendo alle stesse pressioni che portarono al crollo dell’antica Roma. Bisogna difendere l’Unione europea, che ha portato benessere e pace». Nemmeno Trump è una novità: «Come diceva Seneca, il popolo adora dare il potere ai turpi»

Archeologo, scrittore, conduttore tv, in una parola cantore dell’antichità. Valerio Massimo Manfredi , forse più di chiunque altro, ha trasformato in avventure meravigliose le vicende degli antichi greci e romani, materia ostica per generazioni di studenti. Dalle pagine di Palladion (1985) alla trilogia di Aléxandros – 12 milioni di copie vendute in tutto il mondo – e sul piccolo schermo con trasmissioni come Impero e Metropoli , il suo storytelling tra Leonida e Augusto ha affascinato intere generazioni. Ora, dopo l’esperienza di Davos nel 2011, dove affrontò il tema del legame tra letteratura e scienza – «in una solo session di un’ora, mentre i professori di Harvard avevano pochi minuti», ricorda con piacere – è stato protagonista dell’Ubs Forum per raccontare il mondo di oggi con la lente dello storico.

Tra i corsi e ricorsi storici, quale epoca stiamo rivivendo?
Il fenomeno più rilevante di questi mesi sono le migrazioni di massa, che hanno raggiunto livelli inimmaginabili. Andando a cercare un paragone col passato, la mente non può che andare alle invasioni barbariche. Gli storici tedeschi le chiamano völkerwanderung , cioè migrazioni di popoli. L’Impero romano dovette difendersi, mobilitando risorse ingenti: schierò 38 legioni sui confini, vuol dire circa mezzo milione di uomini. Per fare un confronto, oggi gli Stati Uniti hanno circa 200 mila soldati impegnati. E le spese spropositate della prima Guerra del golfo vanno moltiplicate per secoli, per avere un’idea di quale fu l’impegno economico per Roma.

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NOI ITALIANI SIAMO

UN POPOLO GRANDISSIMO,

CHE VIENE AMMIRATO

IN TUTTO IL MONDO

PER QUANTO HA FATTO.

CE LO DIMENTICHIAMO

TROPPO SPESSO

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Come reagirono gli imperatori? E cosa possiamo fare noi?
Le tasse aumentarono, le classi abbienti cercarono di scaricarle sui ceti più poveri e la società s’impoverì. In più, c’era anche all’epoca un’ideologia pacifista molto diffusa, che era il Cristianesimo. Comunque, ci si difese con le spade e le armi, noi oggi dovremmo farlo diversamente. Anche con la diplomazia. I nostri partner europei Francia e Regno Unito, invece, hanno deciso di eliminare Gheddafi senza eliminare le conseguenze. Avevamo un referente abbastanza affidabile, al quale magari non bisognava baciare la mano come fece Silvio Berlusconi, ma con il quale si poteva colloquiare. Oggi non ci sono certezze sul rispetto degli accordi con il governo attuale di Tripoli.

Quindi, è tutta l’Europa che deve difendersi?
Con tutte le prudenze del caso, l’Ue è il corrispondente moderno dell’Impero romano. Romano Prodi mi ha raccontato che a dirglielo fu anche George W. Bush, durante una visita nella quale l’ex premier italiano gli ricordò le dimensioni e l’importanza dei Paesi europei: « It sounds the Roman Empire ». Il parallelismo è valido anche nelle difficoltà interne, nelle spinte secessioniste sempre più forti e diffuse, come erano state quelle dell’Impero delle Gallie di Tetrico e la secessione orientale della regina Zenobia nel III secolo. E poi l’occasione mancata della romanizzazione dei popoli germani.

In effetti, oggi il centro dell’impero si è spostato da Roma a Berlino...
Il problema è diverso. Augusto aveva un progetto di grande respiro che aveva inseguito per 20 anni, schierando i migliori generali e corpi d’armata. Arrivò a un pelo dal completamento di questa operazione, che avrebbe portato il confine dell’Impero sull’Elba, cioè 600 chilometri a Est del Reno: l’Europa sarebbe stata già fatta. Gli mancava solo la Boemia: se ce l’avesse fatta, avremmo evitato le invasioni barbariche e forse, nel prosieguo della storia, anche le guerre di religione. D’altronde, i giovani dell’epoca erano entusiasti della cultura romana, che era ben diversa dalla cultura e dal clima di quelle terre: 5 mila città, 150 mila chilometri di strade, terme, ville riscaldate, bagni pubblici, teatri, stadi, donne profumate, tecnologia ecc.

L’Ue di oggi, però, condivide anche alcuni degli elementi di debolezza dell’Impero.
Ci sono molte somiglianze, certo, però l’Impero romano d’Occidente durò cinque secoli. Fermiamoci un attimo a pensare a un’Europa unita fino al 2500. Accogliere è doveroso, ma non si possono inglobare milioni di persone: quello fu il collasso di Roma. Poi, anche i Romani compirono le loro malefatte, ma avevano costruito un sistema stradale imitato solo in epoca moderna, banche, una giurisprudenza che è la base di tutte quelle odierne, filosofia, scienza... Non pensiamo che l’Antica Roma sia quella ritratta nei film di Hollywood.

La lezione che non abbiamo imparato 

Uno dei segreti della longevità dell’Impero romano era la capacità di includere diverse culture. Abbiamo dimenticato questa lezione? «Il problema è un altro», spiega Valerio Massimo Manfredi. «I nostri interventi in Oriente sono stati fallimentari. Ora non possiamo credere che loro restino lì sotto le bombe, in città fantasma senza elettricità e acqua corrente. Non potrò mai dimenticare una cena all’ambasciata Usa a pochi giorni dalla seconda Guerra del golfo: le persone con cui ero a tavola, erano convinte di poter fare piazza pulita a Baghdad in pochi giorni, senza badare alle conseguenze. “Ci sono tanti morti sulle autostrade...”, diceva qualcuno. Non si rendevano conto delle conseguenze. Dissi all’ambasciatore: “Sarà una catastrofe per tutto il Vicino Oriente”. E sono stato facile profeta».

Che cosa possiamo imparare dalla storia per evitare gli errori del passato?
A non fare cazzate ( ride ). Prenda l’elezione di Donald Trump negli Usa. Nel libro Il presente non basta (Mondadori, 2016), il latinista Ivano Dionigi ricorda una frase di Seneca di 20 secoli fa: «Al popolo piace consegnare i fasci – il simbolo dello Stato – alle persone turpi». Guardiamo le sue interviste sulle donne, sulla figlia. Il tallone d’Achille della democrazia è proprio questo, il fascino dei malvagi sulla “plebe”. E da noi le cose non vanno molto diversamente.

Si riferisce al Movimento 5 Stelle?
Certo. La maggioranza degli italiani sembra voglia affidare il governo a un gruppo di persone totalmente inesperte e incompetenti che basano tutto sul “Vaffa”. Mi preoccupa pensare che il popolo italiano voglia dare il volante di un autobus da 60 milioni di cittadini a chi non ha nemmeno la patente. Gli storici usano l’espressione “Basso Impero”, ma avercene oggi di guide come quelle: erano imperatori che venivano eletti al fronte e spesso lì morivano, difendendo i confini. Da posizioni elevate guardavano l’altro schieramento e vedevano i barbari, che erano veramente tali.

A proposito della Città Eterna. L’amministrazione Raggi è una nuova epoca di Nerone?
Non scherziamo! Nerone è stato rivalutato: non ha incendiato la città, era un pacifista, amava l’arte. Forse non aveva nemmeno una cattiva voce. A Bologna, in occasione di un terremoto, inviò una specie di protezione civile dell’epoca con soldi, cibo e coperte: una statua senza testa nel museo della città è dedicata proprio a lui. A costargli una brutta fine, a lui come ad altri, fu l’atteggiamento da autocrate orientale. Chi interpretò il ruolo di princeps , cioè di primo cittadino, come gli Antonini e per certi versi anche i Severi, fu amato e fece operazioni straordinarie. Chi vince deve governare, ma anche collaborare. E gli altri non devono mettere i bastoni tra le ruote.

Secondo lei, quindi, non viviamo un’epoca da “Basso Impero”?
La scuola è gratis, l’università è gratis, le pensioni alte o basse arrivano a tutti e viviamo dieci anni in più rispetto a poco tempo fa. Il governo può fare miracoli? Solo indebitandosi, ma non si può più. A un certo punto qualcuno ti presenta il conto, però ti avvisa anche. La risposta degli imbecilli è demolire l’euro, fingendo di non sapere che la lira sarebbe così debole da poter essere spazzata da un colpo di tosse. Certo, se l’euro fosse la moneta di 29 Stati sarebbe immune o quasi dagli speculatori. Non bisogna dimenticare che l’Unione europea ci ha garantito 70 anni di pace, benessere e istruzione – anche di discreto livello – per tutti. Negli Usa, il Paese più ricco del mondo, senza assicurazione sanitaria sei un uomo morto alla prima malattia. “Vaffa” lo direi a quelli che evadono le tasse, con cui viene finanziato il nostro welfare.

I barbari, insomma, siamo diventati noi?
No, troppo spesso ce lo dimentichiamo. Noi italiani siamo un popolo grandissimo, che abita questa Penisola da 30 secoli e viene ammirato in tutto il mondo per quello che ha portato nel corso della storia. Non c’è un secolo che non abbia visto nascere meraviglie in ogni angolo di questo Paese, da Nord a Sud.

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