Scarpe Velasca, il business corre sul Web

Jacopo Sebastio (a sinistra) ed Enrico Casati, fondatori di Velasca

In principio fu il bisogno di un buon paio di scarpe, italiane e a prezzi accessibili, esigenza difficile da soddisfare a Singapore. Se però puoi contare su un fratello e un amico disposti ad acquistare i mocassini a Milano e poi farsi 14 mila chilometri per portarteli, ecco che le cose cambiano. E ti si accende pure una lampadina. Già, perché se un giovane fresco di laurea alla Bocconi e assunto alla Hsbc Private Bank vuole delle scarpe made in Italy, ma nel cuore del Sud-Est asiatico non sa dove trovarle senza svuotarsi il portafogli, quante altre persone si troveranno nella sua stessa situazione? E perché non trovare il modo di fargliele avere senza doversi imbarcare su un aereo e portargliele di persona?

In fondo la storia di Velasca, primo brand italiano di calzature nato on line, è iniziata così. Da un viaggio, quello fatto nell’estate del 2012 da tre ragazzi di Milano tra la Thailandia e l’Indonesia, e dalla richiesta di un favore: «Mi porti un bel paio di mocassini che qua non ne trovo?». Enrico Casati, 27 anni, è il dipendente della Hsbc e oggi, dopo quasi tre anni, ricopre l’incarico di Ceo di Velasca, marchio che punta ad avvicinare le calzature artigianali made in Italy al mondo dell’ecommerce. Jacopo Sebastio, 33, bocconiano pure lui, è invece l’amico del fratello di Enrico, quello – per intenderci – che lo ha accompagnato a Singapore e ha finito per diventare co-founder di Velasca dopo aver abbandonato il suo lavoro (sicuro) da consulente manageriale.

Nel vostro inizio c’è quella voglia di costruire propria dei giovani con grandi aspirazioni. Da qui a creare un’azienda però di strada ce n’è parecchia. Voi come l’avete percorsa? 
Jacopo: Come in tutte le vacanze tra amici, la nostra dell’estate 2012 nel Sud-Est asiatico è stata piena di idee. Ci siamo detti: perché non vendere in Asia tramite un sito di ecommerce le calzature della boutique di Milano dove abbiamo acquistato le scarpe per Enrico? Così, una volta rientrati in Italia, siamo subito andati a proporglielo, ma ci hanno detto di no.

Mai fermarsi davanti a una porta chiusa…
Enrico: Esatto. Nel tempo si è chiarita la nostra idea imprenditoriale. Così, invece che andare a bussare ai negozi, abbiamo pensato di rivolgerci direttamente agli artigiani, spiegando loro il nostro progetto: proporre un brand di alta qualità e made in Italy ma a prezzi accessibili.

Come tenere insieme alta qualità e prezzi ragionevoli?

E: Le scarpe vengono prodotte dagli artigiani di Montegranaro, borgo in provincia di Fermo nel distretto calzaturiero marchigiano, e la vendita principalmente on line, sia in Italia che all’estero, permette di abbattere i costi di distribuzione e intermediazione oltre che di evitare il markup dei rivenditori. In questo modo possiamo offrire un prodotto di lusso accessibile, pezzi di ottima qualità che però costano la metà di quelli dei grandi brand. 

Quali tappe avete percorso?
J: Il sito è partito nel maggio 2013, l’azienda nel settembre successivo con una gamma molto limitata di calzature maschili. A marzo 2014 sono entrati in Velasca i primi due investitori: il business developer di un importante operatore logistico al quale abbiamo esternalizzato il servizio logistico, appunto, ma anche packaging ed esposizione, quindi un digital marketer italiano che lavora a San Francisco per Yahoo!. A settembre 2014 ci hanno inoltre sostenuto un incubatore di imprese e un fondo di investimento. Dopodiché abbiamo lanciato l’esperienza dei temporary store.

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LA STRATEGIA CONSISTE NELL’ABBINARE
AL NEGOZIO ON LINE UNA PRESENZA FISICA
FATTA DI TEMPORARY STORE

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Quindi siete passati all’off line?
J: La nostra strategia consiste nell’abbinare al negozio ecommerce una presenza fisica fatta di temporary store, per avvicinare e fidelizzare quei clienti che diversamente non acquisterebbero subito dal Web ma dopo un’esperienza off line sì. E questo senza la pesantezza dei costi fissi di una rete di distribuzione classica, ma lavorando solo sul monomarca.
E: La prima esperienza di temporary store l’abbiamo fatta dal 22 novembre al 24 dicembre scorsi con un negozio in via Tortona, in zona Porta Genova a Milano. È andata molto bene, in un mese abbiamo venduto oltre 500 paia di scarpe, è stato il frutto di un lavoro di marketing fatto nei mesi precedenti e ci ha dato soddisfazioni nelle vendite on line di gennaio e febbraio. Abbiamo deciso di continuare su questa strada, così a inizio aprile abbiamo aperto un nuovo negozio Velasca della durata di sei mesi in piazza Sempione.

Pensate di aprire temporary store anche all’estero?
E: Attualmente il 30-40% del nostro fatturato riguarda i mercati esteri, quindi lì vogliamo investire. Vendiamo molto bene sia in Nord America che in Germania, ma vorremmo espanderci meglio anche in Inghilterra. J: Per questo a giugno e luglio apriremo un temporary store a Londra, e dopo l’estate vorremmo farlo anche in due città tedesche.