Anniversari: i 250 anni di Christie's

Due vasi da notte e poche lenzuola: da questi lotti partì 250 anni fa l’incredibile storia della casa d’aste più importante al mondo, dove vengono battuti i capolavori più preziosi. Un impero multinazionale che solo il Web può immaginare di scalfire

«Ottomila, ottomila e trecento per la signora in fondo alla sala. Ottomilacinquecento al telefono, saliamo a novemila con una proposta che arriva online, novemilatrecento dice il signore in prima fila. Nessun’altra offerta?» Gli occhi del banditore si fanno spilli e perlustrano rapidamente la sala prima di impugnare il martelletto della sentenza: «Aggiudicato!». Cambiano le collezioni e i valori delle opere d’arte, i lotti si riempiono di nuovi preziosi, dal vino alla fotografia alle auto d’epoca. E poi avanzano le tecnologie: alle alzate di mano si aggiungono i banchi telefonici e ora si sta affermando anche il bidding online. Eppure la frenesia che si sprigiona all’interno di una casa d’aste rimane la stessa, immutata nel tempo, nel rincorrersi a perdifiato delle offerte pur ottenere l’oggetto del desiderio.

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IN UN MERCATO QUASI MONOPOLISTICO,

GLI AFFARI DA RECORD

DIPENDONO ANCORA

DALL’ABILITÀ DEL BANDITORE

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La storia delle case d’aste è una storia di grandi amori, che a volte si trasformano in bramosia e di ossessioni compulsive. Tutto concorre a far diventare elettrico ogni lotto battuto. E c’è da credere che l'adrenalina fosse alle stelle anche quel 5 dicembre 1766, esattamente 250 anni fa, quando, a Pall Mall , una delle vie del borgo di Westminster a Londra, andò in scena la prima vendita di Christie’s , oggi la più grande casa d’aste al mondo e dal 1998 di proprietà del re del lusso François Pinault . Certo, i primi lotti della lunga storia di Christie’s non erano particolarmente preziosi: due vasi da notte, lenzuola, quattro ferri da stiro, coltelli, piatti e anche qualche stampa antica. Insomma niente a che vedere con la serata febbrile dell’11 maggio 2015 quando il banditore di Christie’s a New York vide inerpicarsi in 12 lunghissimi minuti le offerte per Le femmes d’Alger di Pablo Picasso fino alla cifra record di 179 milioni di dollari, oppure i nove minuti e mezzo di gara a colpi di rilanci per il Nu Couché di Amedeo Modigliani, venduto a 170 milioni il 25 novembre 2015 a un magnate cinese.

TIMELINE 

Great Rooms - Pall Mall

1766
James Christie tiene la sua prima vendita nella sede del Great Rooms a Pall Mall, a Londra

1803
Muore il fondatore di Christie’s. Il figlio James II prende in mano l’attività

1823
La sede si sposta da Pall Mall Street al numero 8 di King Street a St. James

Christie's - 8 di King Street - St. James

1831
Nasce la società Christie & Manson, dall’unione con il nuovo socio William Manson

1848
La vendita della collezione del duca di Buckingham dura 40 giorni

1859
Entra in affari anche Thomas Woods. E l’insegna diventa “Christie, Manson & Woods”

1892
Christie’s vende il suo primo quadro impressionista, L’assenzio di Degas 1941 La sede di King Street viene danneggiata dai bombardamenti nazisti

1958
Christie’s inaugura la sua prima filiale all’estero, a Roma 1969 Apre anche a Parigi e Tokyo e quattro anni più tardi ad Amsterdam

Timeline-Christie\'s

1975
La Stella del Sud Africa, un diamante a forma di pera, viene venduto a Ginevra per 1,6 milioni di franchi

1987
La vendite di Christie’s battono diversi record con I girasoli e Le Pont de Trinquetaille di Van Gogh. Altri record notevoli sono raggiunti per una Bibbia di Gutenberg e un diamante da 64 carati

1989
Nasce la Christie Swire, joint venture di Hong Kong

1998
Christie’s entra a far parte dell’impero del lusso di François Pinault

2006
Lancio di Christie’s Live , un’applicazione internet che offre la possibilità di partecipare virtualmente a un’asta

auction-Les Femmes d’Alger

2015
Battuto l’ennesimo record con Les Femmes d’Alger (versione “O”) di Pablo Picasso che, dopo un accesissimo offerta e rilancio, viene venduto per la stratosferica cifra di 179,3 milioni di dollari (160 milioni di euro circa)

Tuttavia, leggenda vuole che quella sera del 1766 fosse il fondatore della casa d’aste James Christie a vestire i panni del banditore, un uomo di cui ancora oggi si racconta che fosse in grado di vendere nebbia ai londinesi. E quindi c’è da scommettere che anche per quel povero primo lotto ci fu un vortice di offerte. Oltre al talento del commerciante, capace di trattare sia con la zarina di Russia che con l’alta borghesia britannica, Christie ebbe l’intuizione di puntare sul mercato di opere d’arte , mentre i vicini di casa, i rivali di Sotheby’s, nati nel 1744, si concentravano nelle vendite di libri per la High Society londinese.
La sede di Pall Mall non c’è più. Dal 1823 Christie’s, a parte la drammatica parentesi della Seconda guerra mondiale quando i bombardamenti colpirono anche la sede della casa d’aste, abita stabilmente al numero 8 di King Street , a St. James a Londra . E in lungo e in largo per i corridoi e per le stanze del suo quartier generale è passata in rassegna gran parte della storia dell’arte. Come accennato, James Christie aveva un fiuto speciale per gli affari, comprendendo in anticipo che il mercato secondario dei beni artistici (quello che governa l’arte dopo le gallerie) sarebbe diventato il grande business del futuro. Perché l’opera d’arte si è rivelata un bene rifugio per eccellenza, investimento alternativo soprattutto quando i mercati fanno i capricci. Ebbene Londra ha tenuto a battesimo la corsa delle quotazioni della maggior parte dei pittori e scultori contemporanei. Basti pensare agli impressionisti: nel 1892 fu venduto da Christie’s L’assenzio di Degas , realizzato dal pittore francese neanche 20 anni prima. Poi è venuto il momento della consacrazione con lotti ricchissimi che comprendevano ritratti di Rembrandt e di Velasquez fino ai disegni di Raffaello , l Adorazione dei Magi di Mantegna e, ai giorni nostri, alle opere contemporanee e irriverenti di Cattelan . Non solo dipinti. Le collezioni battute da Christie’s hanno portato alla vendita di diamanti, la Bibbia di Gutenberg , vini, arazzi, argenterie, auto d’epoca (come la celebre Bugatti del 1931).

L’ARTE DELLA SUSPENSE
« Are you sure, Sir? ». Potete star certi che quando Jussy Pylkkanen , formula queste domanda, la sala di Christie’s a Londra, New York o Parigi si immerge in un mare di silenzio carico di tensione. Pylkkanen, che è Global President della casa d’aste, è anche – e forse soprattutto – la star nel mondo del mercato dell’arte. Si stima che solo la sua presenza faccia salire di almeno il 10% il valore dell’opera. L’anno scorso, la sua voce flemmatica ha accompagnato alla vendita opere per circa tre miliardi di dollari. Christie’s e Sotheby’s si spartiscono a colpi di record l’80% del mercato secondario dell’arte, ma saper vendere è un affare ancora in mano al battitore. «Christie’s e Sotheby’s ancora oggi rappresentano un duopolio granitico nel mondo delle case d’aste», dice Paola Fandella , docente di Economia degli intermediari finanziari alla facoltà di Economia dell’ Università Cattolica di Milano . «Questa leadership è ancora salda, ma comincia a essere messa in crisi da globalizzazione e nuove tecnologie oltre che da competitor come l’innovativa Phillipps , una sorta di galleria-casa d’aste che – pur specializzata nell’arte contemporanea – guadagna fette di mercato».
Torna quindi centrale il ruolo del banditore. Il quale, per esperienza e carisma, dà prestigio a ogni lotto. «È un ruolo artistico, ma anche di grande preparazione culturale», continua Fandella, «per questa ragione le case d’aste investono moltissimo nella formazione dei banditori. Lo sviluppo delle compravendite online continuerà a crescere, ma finché il rito dell’asta rimarrà intatto e preservato dalla professionalità di quei banditori, capaci di creare una suspense degna di Hitchcock, non ci sarà partita tra off e online».

NEMICI-AMICI
Christie’s International è la prima casa d’aste al mondo per giro d’affari, 7,4 miliardi di dollari di ricavi contro 6,7 miliardi di Sotheby’s. L’anno scorso tuttavia la società di King Street ha registrato un calo del fatturato del 5% dopo cinque anni di costante crescita, a testimonianza che il mercato dell’arte comincia a rallentare. Certo, il 2015 è stato anche l’anno dei record con le vendite stratosferiche di Nu Couché e Les Femmes d’Alger . Tuttavia come osserva Lorenzo Bruschi , Chartered Arts & Antiques Surveyor di Vasari , società milanese specializzata nella valutazione e gestione di opere d’arte «è in atto un cambiamento di tipo strutturale». La globalizzazione e l’ingresso di altre culture sul mercato d’arte, finora dominato dal gusto occidentale «hanno cambiato i criteri di scelta anche nel campo dell’arte, di determinazione del valore e anche del modo di portare avanti il business».
Perciò i mercati di riferimento delle due case d’aste, in termini di fatturato, «si stanno spostando sempre di più verso Oriente e le sedi cinesi delle due major inglesi, stanno aumentando il fatturato; a testimonianza di questo fatto, è recente la notizia di un investitore cinese che ha acquisito una grossa quota azionaria di Sotheby’s». L’indice di difficoltà del settore si misura con l’aumento delle spese accessorie del mercato: dalla promozione al marketing che cominciano ad avere ricadute anche sui costi. «Le due case d’aste», continua Bruschi, «hanno recentemente aumentato la commissione acquirente, la cosiddetta buyers premium , al 25%, segno della frizione che stanno affrontando. Ed è qui sul filo degli investimenti che Christie’s si sfidano a colpi di garanzie. Nei primi anni Duemila, l’Unione Europea investigò sulle due case d’aste intorno a presunti accordi cartello riguardo le commissioni e politiche commerciali contrari alla concorrenza. Ora la competizione è invece accesa più che mai. Non tanto, o almeno non solo, sul valore delle commissione, ma su quello delle garanzie. Pur di accaparrarsi le migliori collezioni, le società hanno spinto sul mercato di “derivati” delle garanzie: nel quale si stipula un contratto con il venditore assicurandogli un prezzo minimo di vendita. E se questa soglia non si raggiunge, a pagare è la casa d’aste. E qualcuno rimane con il cerino in mano. Sotheby’s ci ha rimesso più di 12 milioni di dollari sulla collezione dell’ex presidente Alfred Taubman perché la vendita non ha raggiunto la quota stabilita.
Anche se la volatilità dei mercati assicura all’arte un’ottima posizione come investimento alternativo , la frenata dei mercati emergenti ha messo fuori gioco tanti nouveaux riches, russi e asiatici, facendo crollare le quotazioni e le vendite dell’arte, soprattutto quelle della pittura moderna. Per Sotheby’s e Christie’s è venuto, quindi, il momento di allargare il mercato, grazie alla tecnologia. I lotti si riempiono di orologi, grandi vini e preziosi. E ora si confrontano con lo sviluppo del mercato online . Le vendite sulla rete rappresentano circa il 6% di quelle totali secondo l’European Fine Art Foundation. Non mancano gli scettici, secondo i quali l’arte va vista da vicino. Ma l’online non guarda ai grandi collezionisti quanto ad appassionati con medi e piccoli portafogli. Bisogna fare in fretta. Peter Thierl e Jack Dorsey, fondatori di PayPal e Twitter, intendono portare la rivoluzione digitale anche in questo mondo. E perciò hanno lanciato la piattaforma Artsy . Galleristi del calibro di David Zwirner di New York e Jay Jopling di Londra sono gli azionisti di Paddle8 , un altro online auctioneer che cresce a doppia cifra. Ma il vecchio duopolio non sta a guardare. Sotheby’s ha stretto un accordo con eBay, mentre Christie’s ha aperto un canale “online only” dedicato al medium market. Tuttavia, il grande lotto della Rete rimane un’asta ancora aperta. Vedremo chi farà l’offerta migliore.

OLANDESE O INGLESE?
Jussy Pylkkanen-© GettyImages

Nella foto, il presidente di Christie's Jussy Pylkkanen durante l’asta de Le femmes d’Alger (Version O);

È un’arte antica quella delle vendite di preziosi all’asta. La tradizione, secondo Erodoto risalirebbe, ai tempi del regno babilonese, quando – ogni anno – si teneva in ogni villaggio la compravendita, supponiamo piuttosto truce, di ragazze da marito. La parola asta però deriva dal mondo greco-romano, e dalla pratica del subasthare : il modo con cui venivano ceduti proprietà e bottini di guerra, rigorosamente attorno a un’asta conficcata nel terreno. Anche il termine inglese auction proviene dall’antica Roma, dal verbo augere , proprio per la tendenza ad aumentare il prezzo per il bene desiderato. Oggi le tipologie più diffuse sono l’asta inglese e quella olandese. Seguendo modello britannico, il più diffuso, e anche definito “ ascending bid ”, si parte da un offerta di base e si sale fino a quando il bene non viene aggiudicato al prezzo più alto. In quello olandese invece, detto “ descending bid auction ” e derivante dagli scambi al mercato dei fiori, si parte da un prezzo elevato per ridurlo gradualmente e si aggiudica l’oggetto chi riesce a fermarne la discesa.

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