L'Italia sempre più giù nella classifica della felicità

© Moyan Brenn on Flickr

Università, obesità e censura: il Belpaese perde altri due posti nella classifica del sorriso

I soldi non fanno la felicità, figurarsi in tempi di crisi. Così l'Italia archivia un altro anno triste e nel 2014 fa due balzi indietro nella classifica della felocità, cioè il Social Progress Index dell'Università di Harvard per misurare sula qualità della vita in 133 Paesi.

Non conta solo pil, in crescita o meno, ma 58 parametri "sociali" tra cui tutela dell'ecosistema, sicurezza, sanità, libertà politica e d'espressione ed accesso a educazione e risorse. E il "Bel" Paese cade dal 29esimo al 31esimo posto. Tra chi ci precede troviamo Slovenia, Estonia, Cile e Costarica.

I PRO. Il popolo tricolore sorride per aspettativa di vita (82,9 anni in media, secondo dopo il Giappone), numero di cellulari (1,59 contratti per abitante), mortalità infantile bassissimo e un ottimo sistema d'istruzione di base .

A zavorrare le speranze degli elettori sono però corruzione, criminalità, scarsa attenzione all'ambiente, obesità (17,6%) e i troppi studenti universitari fuori corso .

LIBERTA'. Ha del paradossale il dato sulle persone che non si sentono davvero libere : solo il 61% dice di non avere legami e costrizioni. Si tratta del 91° dato in generale dopo Yemen, Mali, Nepal e Libia

Il podio Social Progress Index è quasi scontato: Norvegia, Svezia, Svizzera, Islanda e Nuova Zelanda . Gli Stati Uniti sono 16esimi penalizzati dal sistema sanitario (38° posto per mortalità infantile e 55° per il numero di mamme morte di parto), razzismo, obesità e spreco dell'acqua.

I LIMITI. Tra i limiti più pesanti per il nostro Paese ci sono l'acqua - per tutti ma abbandonata dopo l'uso - la corruzione (52esimo posto), Internet (46esimi dietro Trinidad & Tobago e Azerbaijan) e la criminalità percepita : 93esima posizione.

«La sorpresa della nostra ricerca è la mancata correlazione tra stato di salute dell'economia e il progresso sociale », spiega Michael Porter. Proverà a metterci una pezza l'Ue che ha deciso di ripartire 63 miliardi di fondi proprio in base a questa classifica e non più in base a semplici valori finanziari. Basterà?

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