Lo sciopero Alitalia così fuori dal tempo

Costi fuori controllo, bilanci da bancarotta e poche prospettive: la risposta non può più essere così antiquata

Non è bastato il salvataggio. Non è bastata Etihad. Perché in fondo nulla è cambiato nella gestione di Alitalia. Ci sono stati tagli in passato, vero, con una cassa integrazione dorata che è stata finanziata da tutti gli italiani. Sono passati anni, annunci, programmi, piani di compagnie low cost, ora si parla di investimenti sul lungo raggio. Ma Alitalia continua a perdere soldi (leggi l'editoriale del direttore Vito Sinopoli ). E ora i suoi dipendenti hanno annunciato lo sciopero di 24 ore in vista del tavolo sindacale di domani venerdì 24 febbraio.

Per far fronte alla protesta, la compagnia ha cancellato il 60% dei voli programmati sia nazionali che internazionali , e attivato un piano straordinario che ha permesso di riproteggere oltre il 90% dei passeggeri coinvolti. Anche EasyJet ha fatto sapere di aver adottato una serie di misure operative per minimizzare l'impatto sui passeggeri. Dalle 14 alle 18 si aggiungerà lo sciopero proclamato dai sindacati confederali del trasporto aereo, tanto per non farsi mancare nulla.

I numeri però non mentono. Alitalia ha chiuso in rosso di circa 600 milioni il 2016, mentre Air France-Klm ha segnato 795 milioni di utile netto contro i 118 nel 2015. La soluzione sembra puntare sulle rotte più redditizie, che hanno segnato un incremento del 5,1%. Ma non è facile reperire gli slot. I sindacati chiedono un piano industriale entro marzo, ma le parole del vice presidente uscente James Hogan restano la base di discussione sgradita a chi difende i diritti dei lavoratori: «Serve un grande lavoro per arrivare a una struttura dei costi che possa permettere all’azienda di essere competitiva ed economicamente sostenibile sul mercato».

Insomma, serve tagliare il costo del lavoro, gli stipendi d'oro e non solo. Se è vero, come sostiene Gaetano Intrieri che un'ora di volo della ex compagnia di bandiera costa il 35% rispetto a Ryanair, c'è da ripensare anche il sistema della manutenzione. Bisogna, insomma, rivoltare Alitalia come un calzino: siamo finalmente pronti a farlo?

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