C'è un'Italia delle regole, e un'altra del Tar

statale milano numero chiuso

L'Università Statale di Milano

Dopo la lunga querelle sui direttori dei musei, i Tribunali amministrativi tornano a cambiare le regole del Paese: annullati i concorsi per le materie umanistiche all'Università Statale di Milano

C'è un'Italia delle regole e un'Italia del Tar . E dai musei  all'università , il Paese dei Tribunali amministrativi sembra fuori dal mondo. Dopo la lunga querelle sui direttori stranieri dei musei italiani , che si sono visti bloccare le nomine per poi essere rimandati al lavoro dal Consiglio di Stato , ora tocca all'Università Statale di Milano.  L'ateneo si è visto stoppare i test d'ingresso alle facoltà umanistiche da parte del Tar del Lazio. A ricorrere contro la decisione, un unicum nella Penisola (e si è visto perché) è stata l'associazione studentesca Udu che protestava contro lo sbarramento per le facoltà di Lettere, Filosofia, Beni Culturali, Geografia e Storia . «Ritenuto (...) che il ricorso evidenzi sufficienti profili di fondatezza - si legge nel documento del tribunale - il Tar (...) sospende l'efficacia dei provvedimenti impugnati». Insomma, perché entrare nel merito? Blocchiamo tutto e basta. 

MUSEI E UNIVERSITÀ: L'ITALIA DEL TAR È FUORI DAL MONDO

Il provvedimento blocca la selezione e manda tutti tra i banchi, anche se con riserva. E poco importa che dietro la decisione di Via Festa del Perdono ci fosse la volontà di ridurre gli abbandoni e stimolare i più motivati . La cultura è di tutti, anche se per qualche anno da fuori corso a perdere tempo tra i corridoi dell'università. E chissenefrega se tutto il mondo ci dice che servono più competenze avanzate : guai a impedire l'iscrizione a un bel corso di Lettere . E vincono i professoroni che per paura di perdere prestigio avevano organizzato le loro lezioni all'aperto per protesta. 

«Avevamo denunciato sin da subito come la delibera adottata dagli organi accademici contenesse vizi formali e sostanziali, mancando di fatto sia una maggioranza vera che il rispetto della normativa nazionale, prima su tutte la legge 264/99», l'esultanza dell'avvocato di Udu, Michele Bonetti. «Avevamo denunciato come la sordità dimostrata da chi doveva rappresentare tutta la comunità accademica aveva segnato un pericoloso precedente , oltre che un danno per il diritto allo studio di migliaia di studenti che volevano scegliere liberamente  il corso del loro futuro. Ora che il Tar del Lazio ci ha dato ragione, possiamo dirci estremamente soddisfatti per una vittoria storica che ha riflessi nell'immediato sul futuro di tutti coloro che avrebbero dovuto sostenere il test nei prossimi giorni e sulle decisioni presenti e future prese da quegli atenei che hanno introdotto programmazioni dell'accesso illecite ». Cercare di organizzare meglio un Ateneo, dunque, è un illecito: riecco allora tutti tra i banchi. a Lingue  ci saranno 1.066 studenti a fronte di 650 posti, a Scienze dei beni culturali  860 aspiranti per 500 posti, a Lettere  887 partecipanti ai test per 545 posti: la qualità dell'insegnamento? Il rendimento? A chi importa. 

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