Chi sono i 250 mila smart workers italiani

Dopo il via libera legislativo, facciamo i conti con chi è già entrato nell'era del lavoro agile: ecco l'identikit

Sono 250 mila gli smart workers italiani. Dopo il via libera legislativo al Senato, arrivato la scorsa settimana, bisogna fare i conti con chi vive già nell'era del lavoro agile. Si tratta di 250 mila dipendenti, secondo l'Osservatorio Smart working del Politecnico di Milano. Si tratta del 7% di impiegati, quadri e dirigenti, ma soprattutto di un numero che è cresciuto del 40% rispetto al 2013. Guidano la rivoluzione ovviamente le grandi aziende (il 30% nel 2016 ha lavorato sul tema) - come dimostrano i recenti accordi firmati in Enel (7 mila addetti) o Ferrovie dello Stato (500) . mentre faticano ancora le pmi (5%, anche se un 13% ha intrapreso questa via in maniera informale).

GLI SMART WORKERS ITALIANI

Nonostante sembri una soluzione ideale per le donne impegnate tra lavoro e famiglia, al momento gli smart workers tipo in Italia sono uomini (69%), con un'età media di 41 anni e residenti al Nord per oltre metà dei casi (appena il 10% al Sud). «Tra gli obiettivi della nuova legge c’è quello di aiutare soprattutto le donne, le quali, anche per mancanza di adeguati servizi di welfare pubblico, rinunciano al lavoro più che in altri paesi europei, pur di non allontanarsi fisicamente da casa e famiglia», sostiene Maurizio Del Conte, professore di diritto del lavoro alla Bocconi di Milano e presidente di Anpal.

C'è da capire come si gestirà ora la transizione: finora, infatti, le regole erano stabilite dalla contrattazione interna, mentre con il nuovo quadro serviranno accordi scritti e vincolanti che potrebbero entrare addirittura nel contratto nazionale. L'intesa sarà comunque rescindibile unilateralmente con un certo preavviso. Secondo le nuove regole, poi, la prestazione resa in modalità “agile” dovrà avvenire in parte all’interno dei locali aziendali e in parte all’esterno, senza una postazione fissa, ed entro i soli limiti di durata massima dell’orario di lavoro giornaliero e settimanale (si potranno utilizzare gli strumenti tecnologici). E soprattutto a fronte della parità di «di trattamento economico e normativo».

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