Diverso è meglio. Gli uffici “misti” sono più produttivi del 57%

Le squadre di lavoro eterogenee per sesso, età e provenienza fanno guadagnare molti più soldi alle multinazionali. Una tendenza ormai inarrestabile

È genetica: essere “meticci”, in natura, ha da sempre portato vantaggi. E se consideriamo l’ufficio, l’azienda, anche la multinazionale come un organismo, il rendimento e la produttività sembrano seguire la stessa logica: la mescolanza paga, le performance sono più alte del 57%. Lo dice uno studio della Mckinsey, che rivela come l’ascesa dei cosiddetti “diversity manager” abbia regalato alle imprese più evolute del mondo risultati insospettabili. E clamorosi.

 

GAY INDEX. A quanto sembra, diverso è meglio. «Ad oggi sono state ben 636 aziende globali a propugnare l’inclusione: hanno sperimentato che facilita il benessere organizzativo e la qualità delle relazioni con il personale» ha dichiarato Andrea Notarnicola , manager responsabile delle strategie formative di Parks, associazione che lavora per l’inclusione al fianco degli omosessuali. Ha appena pubblicato un libro dal titolo decisamente evocativo: «Global inclusion». La Parks è la prima associazione in Italia ad aver introdotto il gay index, ovvero uno strumento che misura il livello di inclusione delle persone omosessuali, inventato dallo studioso americano Richard Florida che, in questo modo, è riuscito a dimostrare la forza assoluta dell’inclusione.

 

LE DONNE, UNA FORZA. Ma al di là del parametro omosessuali, è la diversità in tutte le sue forme ad avere effetti benefici sulle aziende. Su 366 realtà analizzate da Mckinsey, i dati rivelano che quelle con i board formati prevalentemente da donne l’efficienza è migliore del 25%. Per ogni 10% in più di presenza femminile in azienda, la redditività sale dello 0,3%. «Nessuno deve sentirsi escluso» ha commentato Lars Petersson, amministratore delegato di Ikea in Italia. «Noi abbiamo cominciato con la lotta alle discriminazioni di genere, poi ci siamo occupati di quelle verso le persone omosessuali e adesso sarà la volta di etnia e di età. Da noi in Italia le donne in azienda sono il 58,6% e nelle posizioni manageriali superano il 41». Com’è messa Ikea a livello di fatturato? Appunto.

 

UNA NUOVA FASE. È stata la Georgetown University, insieme con la Thunderbird School of Global Management, a puntare il dito contro l’omologazione. Il 98% dei tremila dipendenti di multinazionali intervistati nell’occasione dichiarò di aver assistito a maltrattamenti, offese e pure atti di bullismo sul posto di lavoro nei confronti di donne, gay, stranieri e anche di persone che semplicemente esprimevano una diversità di pensiero. Ma la tendenza è ormai un’altra. Le aziende più evolute hanno politiche di inclusione globale, e non si spaventano nel tentare nuove strade, anzi. In Italia, Telecom e IBM si muovono in questa direzione. Sono due mosche bianche in un sistema ancora arretrato, in questo senso.
Ma non sarà sempre così.

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