Lavoro: ecco perché il tuo curriculum è da rifare

© Chris Hondros/Getty Images

Il vostro Cv presenta questi errori? Allora è il momento di una revisione…

Il curriculum vitae è il biglietto da visita di quanti si affacciano per la prima volta o sono già nel mondo del lavoro. Come tutti gli strumenti del mestiere anche il documento che racconta le nostre esperienze professionali e di studio ha bisogno di manutenzione. Una cura che inizia dai dettagli e che è fondamentale per essere presi in considerazione da molti uffici del personale.

Affinché il proprio curriculum sia impeccabile occorre rivederlo con occhio critico per snidare quei particolari che lo rendono inefficace, come ad esempio l’intestazione mancante, i contatti personali assenti e la formattazione inesistente.
L’esperto Amos Tayts , co-fondatore e Ceo di Attaineo (società di servizi di career management) ha realizzato su Linkedin un elenco degli errori più comuni che rendono un curriculum mediocre. Nei abbiamo riepilogati sette, insieme ai relativi suggerimenti per evitarli:

1. Assenza di formattazione. «Prima che il responsabile delle assunzioni legga una sola parola del vostro curriculum – spiega Tayts – ne valuta la formattazione. Il problema è che in molti curriculum non c’è struttura ». Bisogna curare l’aspetto visivo del documento con sezioni chiare, separando l’esperienza professionale dal percorso di studi e con informazioni complete e ben visibili.

2. Informazioni personali. Bisogna sempre controllare di aver inserito, in cima al curriculum, le informazioni di contatto corrette, dettaglio spesso trascurato quando si scrive di fretta. «I vostri recapiti dicono molto di voi, più di quanto possiate pensare. Assicuratevi di avere inserito un indirizzo postale, un’email professionale e un numero di telefono. Aggiungete anche un link al vostro profilo LinkedIn per dare un valore aggiunto», suggerisce l’esperto.

3. Niente intestazione. «Il vostro curriculum ha bisogno di un titolo! L’intestazione elimina il dubbio sul tipo di posizione per cui vi state candidando. In una riga potete riassumere le vostre qualifiche e le vostre intenzioni», raccomanda Tayts. L’intestazione ideale per il curriculum può essere tanto il nome del ruolo desiderato, quanto quello della posizione attuale che si riveste.

4. Obiettivi. . «Ai selezionatori non importa cosa volete – spiega Tayst – Gli interessa sapere se siete adatti o meno al ruolo da ricoprire. Inoltre dovreste togliere i vostri obiettivi (dal curriculum, ndr ) e raccontare il valore che aggiungereste venendo assunti».

5. Carenza di personalizzazione. I curriculum preformati potrebbero comunicare un’idea di disinteresse e sciattezza. Per aumentare le possibilità di essere notati, spiega l’esperto, si può personalizzare il curriculum con parole chiave e un’introduzione (sintetica, ndr ) adatte alla posizione per cui ci si candida.

6. Curriculum in prima persona e troppo lunghi. «I curriculum non sono mai scritti in prima persona», puntualizza Amos Tayts il quale spiega che la ripetizione di frasi che iniziano con “Io…”, appesantisce il documento rendendone noiosa la lettura. Attenzione anche alla lunghezza: non deve mai superare le due pagine . Andare oltre questo limite potrebbe suggerire ai selezionatori che il candidato sia incapace di sintetizzare e andare al punto.

7. Pochi esempi. «Potete raccontare che avete fatto le cose più incredibili – dice Tayts – ma senza esempi, tutto ciò sembrerà un mucchio di fesserie». Riportare dei casi concreti, spiega l’esperto, è il modo più efficace per mostrare al selezionatore ciò di cui si è capaci.

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