Lavoro festivo, il populismo va all'outlet

Uno dei soli quattro negozi chiusi all'outlet di Serravalle Scrivia per lo sciopero di Pasqua

Le aperture straordinarie conquistano soprattutto i turisti stranieri: decidiamo che Paese vogliamo essere

Siamo già tornati tutti al lavoro dopo le festività pasquali, ma non si placano le polemiche di chi ha lavorato anche nelle feste . Non sono ristoratori, personale alberghiero, addetti ai trasporti, bensì i lavoratori del commercio. Tutto è partito dall'outlet di Serravalle Scrivia, uno dei più noti del Nord Italia dopo lo sciopero annunciato è stato un mezzo flop (appena 4 negozi chiusi) e la manifestazione dei sindacati è stato un evento più mediatico che altro.

Il portabandiera del Movimento 5 Stelle, Luigi Di Maio, ha cavalcato la protesta contro le «liberalizzazioni selvagge», lo schiavismo dei lavoratori e tutti gli altri slogan del caso. Senza considerare la realtà di fondo: così come quando gli italiani vanno all'estero nelle festività e reclamano servizi sempre aperti, allo stesso modo il nostro Paese deve garantire servizi a chi viene in vacanza in Italia. Difficile da capire? Forse, dato che questo è il Paese che sposta il calcio al sabato di Pasqua e si lamenta per un derby di Milano alle 12.30 per favorire l'audience in Cina, ma poi si gode la Premier League o il Gp del Bahrain steso sul divano dopo l'abbuffata di colombe. Anche grazie al lavoro degli operatori dei media.

Sembra di rivivere la discussione sui voucher , demonizzati al punto da essere cancellati dal governo per paura del referendum, ma senza aver presentato prima uno strumento alternativo per togliere il lavoro occasionale dall'universo del lavoro nero. L'importante è protestare, non trovare soluzioni. Da Serravalle dipende l'idea di Paese che vogliamo avere: un'Italia moderna e aperta al mondo, con standard globali di servizi e accoglienza. Oppure un Paese chiuso in se stesso e nei suoi riti, ma non basterà più urlare per farsi sentire all'estero.

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