Ocse, cuneo fiscale in crescita: l’Italia a quota 49%

Aumento record nella tassazione sul lavoro, +0,76% sul 2014; il Paese quarto in classifica, molto al di sopra della media di 35,9 punti

L’Ocse lo conferma: il cuneo fiscale in Italia è tra i più pesanti nel gruppo degli Stati membri dell’Organizzazione. Nel 2015 è aumentato di 0,76 punti percentuali, raggiungendo l’impressionante quota del 49% .

AUMENTO GENERALIZZATO. Nella classifica Ocse il nostro Paese si colloca al quarto posto . La tendenza all’aumento del cuneo fiscale è comunque un fenomeno mondiale: nel 2015 tale indicatore è risultato in crescita in 24 Paesi Ocse, diminuendo solo in 8. La media si mantiene però allo stesso livello del 2014, attestandosi sui 35,9 punti percentuali, in controtendenza rispetto all’aumento dello 0,9% registrato nelle annate tra il 2010 e il 2014. L’Italia, superata dal Belgio (55,3%, in calo di 0,3 punti), Austria (49,5%, +0,09) e Germania (49,4%, +0,2), ha però sorpassato la Francia, con una percentuale del 48,5%, e affiancato l’Ungheria. Ma quali sono i Paesi fiscalmente più “benevoli” per i lavoratori? Il cuneo fiscale più contenuto è quello cileno, pari solo al 7%; seguono Nuova Zelanda (17,6%) e Messico (19,7%). Gli Usa chiedono il 31,7% dello stipendio; in Europa i “migliori” sono la Svizzera (22,2%) e la Gran Bretagna (30,8%); in netto calo il cuneo fiscale di Spagna (-1,16 punti al 39,6%) e Grecia (-1,27 a 39,3%).

IL CASO ITALIANO. L’aumento del cuneo italiano, con il suo +0,79% , sia tra i più importanti fra i Paesi Ocse, secondo solo a quello subito dal Portogallo (+0,86%, che portano il cuneo portoghese a una percentuale del 42,1%); peccato che l’incremento italiano non sia imputabile alla crescita dei contributi previdenziali, ma interamente alle sempre più salate imposte sul reddito. La classifica in oggetto è basata sul peso del fisco sul salario di un lavoratore medio single e senza figli; ma aumenta la pressione anche sulle famiglie monoreddito (cuneo fiscale al 39,9%, +0,93 punti sul 2014), rispetto alla quale l’Italia scala la classifica e si colloca al terzo posto. Il lavoro nel nostro Paese costa: ci collochiamo infatti quindicesimi per costo del lavoro, e solo diciannovesimi per salario lordo: lo stipendio medio di un italiano si attesta sui 30.710 euro, con un incremento pari all’1% sul 2014, che però è pari all’aumento della tassazione sul reddito. Le imposte sul reddito italiane , infatti, sono pari al 17,5% (in netto aumento rispetto alla percentuale del 16,7% del 2014), i contributi a carico del dipendente del 7,2% e quelli a carico del datore di lavoro del 24,3%. Il salario lordo italiano è pari mediamente a 41.250 euro , sul quale il fisco esercita un prelievo complessivo del 32,6%; il 23,1% sono imposte sul reddito, i restanti 9,5% è derivato dai contributi sociali.

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