AccordiAbili, musica senza barriere

Tetraplegico dopo un incidente stradale, Vincenzo Deluci ha ottenuto la laurea di I livello e frequenta il II livello in Musica elettronica al Conservatorio di Lecce

Avvicinare i disabili all’utilizzo di strumenti per ridare speranza anche a chi non ne ha più. Così è nata AccordiAbili, associazione presieduta da Vincenzo Deluci, promettente jazzista che è riuscito a rendere possibile l’impossibile

«Alcuni guardano la realtà e si domandano perché? Noi sogniamo l’impossibile e ci domandiamo… Perché no?». Sono le uniche frasi che Vincenzo Deluci ha voluto a commento del cortometraggio Perché no? in cui racconta la sua vita che, come spiega, è «anche quella di qualsiasi disabile che ha ancora voglia di sognare». Quel “Perché no?” è rappresentativo della visione da cui è nata nel 2011 AccordiAbili , associazione che promuove la ricerca e lo sviluppo di tecnologie in grado di favorire l’utilizzo di strumenti musicali nei disabili con facoltà cognitive integre.
Nel 2004 Deluci ha dovuto affrontare le conseguenze dell’incidente stradale che non solo lo ha reso tetraplegico, ma che sembrava aver messo fine a una promettente carriera di trombettista Jazz, che lo aveva portato a suonare, tra gli altri, con Vinicio Capossela, Sergio Caputo, Lucio Dalla e gli Avion Travel. Sembrava. Perché proprio grazie alla caparbietà con cui ha saputo immaginare e inseguire una nuova esistenza, la musica e i concerti sono tornati a essere parte integrante della sua quotidianità al punto che, proprio a fine ottobre, Deluci ha ottenuto la laurea di I livello e frequenta per il II livello in Musica elettronica al Conservatorio di Lecce.

Come è riuscito a recuperare la possibilità di suonare?
In realtà, anche dopo l’incidente, non avevo mai abbandonato completamente la musica. Quasi subito mi sono fatto portare in ospedale un computer dotato di comandi vocali e, utilizzando software particolari, ho continuato a scrivere nuovi brani. Tuttavia, a causa della perdita della funzionalità delle dita che ancora oggi non sono riuscito a recuperare, non ero più in grado di suonare la tromba. Nel 2008 la svolta: Giuliano Di Cesare, un amico di conservatorio, venne a trovarmi e, avvicinandomi una tromba alle labbra, mi propose di suonarla. A dispetto di tutti i pronostici dei medici (dissero a mio padre, che poi mi riferì, che sarei rimasto a letto come un vegetale tutta la vita) e nonostante gli anni di inattività, il suono uscì. Questo mi convinse a proporre a Giuliano di provare a costruire una tromba che fossi in grado di suonare con l’avambraccio sinistro del quale, nel frattempo, ero riuscito a recuperare la funzionalità. Dopo una serie di prototipi, abbiamo messo a punto a fine 2013 la Elmec (vedi box a lato ), la tromba che suono attualmente.

La Elmec 

La Elmec è la tromba elettromeccanica a pistoni utilizzata oggi da Vincenzo Deluci per suonare. L’idea del joystick è sua ed è nata dalla constatazione che ne utilizzava già uno per controllare la sua carrozzina automatica. Uno spunto che gli specialisti di Informatici Senza Frontiere hanno saputo cogliere andando a progettare un joystick particolare (costruito dalla Cosmapack , azienda di progettazione e assemblamento macchine robotiche di confezionamento industriale), che controlla delle elettrocalamite posizionate sotto ciascun pistone. «Grazie a una serie di combinazioni fatte col joystick sono in grado di azionare i tasti della tromba e suonare qualsiasi pezzo, chiaramente con una velocità diversa perché una cosa è suonare con le dita, un’altra è eseguire le combinazioni previste per ogni nota», spiega Deluci.

È da questa svolta che è nata AccordiAbili…
Il primo prodotto di questa collaborazione con Giuliano fu una tromba dotata di coulisse, la Slide Trumpet, che nel 2010 mi consentì di tornare in scena con Il VianDante di cui avevo scritto le musiche e i testi, estrapolando alcuni passaggi della Divina Commedia. Lo spettacolo andò in scena all’interno delle gravine di Castellana Grotte (Ba) e fu un successo. A parte la gratificazione personale, questo risultato mi fece riflettere sulla possibilità di offrire anche ad altri disabili l’opportunità di dedicarsi alla musica. E proprio con questo intento che nel 2011, è nata AccordiAbili, di cui oggi sono presidente. Quel concerto è stato importante anche perché servì a mettermi in contatto con l’associazione Informatici Senza Frontiere. Per la verità, furono loro a trovarmi: volevano capire meglio come utilizzavo il computer (il puntatore ottico precisamente, che mi permette di scrivere al pc). Da lì è nato un sodalizio che ci ha permesso di lanciare il progetto eMotion che, a oggi, ci vede impegnati su tre progetti che coinvolgono altrettanti ragazzi di Sassari, Torino e Latina, e che prevedono la realizzazione di un pianoforte, un clarinetto basso e un software che abiliterà un non vedente a comporre melodie per violino utilizzando una stampante Braille. Questi progetti si basano anche su un importante coinvolgimento di tanti artigiani. A partire da mio padre, che ha tagliato personalmente i fustelli di legno per il RaffDrum, la batteria speciale che lo scorso ottobre abbiamo consegnato durante un evento a Fasano presso il laboratorio urbano grazie a un bando che la Regione Puglia ha concesso e che mette in collaborazione i laboratorio urbani e le associazioni (il bando si chiama Mettici le mani , ndr ).

Come si finanzia l’associazione?
Ogni strumento deve essere costruito su misura in base ad abilità e disabilità della persona che dovrà utilizzarlo. Questo comporta mettere a punto diversi prototipi e sostenere costi importanti. Per fare un esempio, la prototipazione della mia tromba è costata circa 7 mila euro. Finora il nostro principale finanziamento è costituito dai proventi dei concerti ed eventi vari organizzati con tantissimi amici musicisti, che si mettono a disposizione a titolo gratuito. L’anno scorso, inoltre, abbiamo vinto un bando regionale che ci ha permesso di organizzare una scuola di musica, aperta anche ai normodotati, che ha coinvolto venti ragazzi disabili. Sempre dalla Regione Puglia abbiamo ricevuto un finanziamento per un’altra attività che si chiama MusicAbile e ha l’obiettivo proprio di costruire strumenti musicali per disabili.

Come accennato, operate anche fuori dalla Puglia. Ritiene possibile che l’associazione possa acquisire una dimensione nazionale?
I tre ragazzi di cui ho parlato ci hanno contattato via Internet: far spostare un disabile o, in alternativa, inviare i nostri operatori a casa sua non solo è complicato, ma anche piuttosto costoso. Il sogno è riuscire ad agire a livello nazionale e aprire sedi in altre città. Per ora è solo un’idea, ma penso ci riusciremo. Ci aiuterà il fatto di aver vinto il bando per il progetto Bridging differences through music che, rientrando in Erasmus+, è sovvenzionato da fondi europei. Le scuole sono anche al centro di un altro progetto a cui sto pensando, e che mira a utilizzare la musica per promuovere una reale integrazione dei bambini e dei ragazzi disabili che oggi molto spesso vengono lasciati ai margini. Mi sto attivando presso il ministero dell’Istruzione e quello della Salute per provare a sensibilizzarli sul fatto che anche così si eliminano quelle barriere che ancora oggi permangono nella nostra società e rappresentano un’inutile complicazione e un’esperienza frustrante per qualsiasi disabile. Per capire a cosa alludo, basti pensare che quando telefono per organizzare un concerto in un teatro, sono sempre costretto a precisare che sono disabile per appurare se si tratta di una struttura accessibile o se, come mi è capitato più di una volta, devo provvedere anche a organizzarmi con rampe e volontari che mi aiutino a salire sul palco.

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