I bronzi di Milano

Un esempio delle sfere che hanno reso famoso lo scultore nel mondo (© Aurelio Barbareschi)

Il capoluogo lombardo celebra i 90 anni di Arnaldo Pomodoro con una mostra diffusa lungo il filo delle grandi sculture sparse per le vie della città. Dall’incontro con fontana al trionfo delle sfere, un percorso inseguendo un genio italiano

Arnaldo Pomodoro compie novant’anni e Milano festeggia il suo maestro con una serie di mostre che costellano la città. A dirla tutta, l’arte di colui che è considerato tra i più grandi scultori viventi è già parte del tessuto urbano del capoluogo lombardo. Provate a percorrerlo, questo itinerario artistico “made by Pomodoro”: si comincia da piazza Meda con il Disco una delle icone della città, per proseguire in Largo Greppi con la Torre a spirale collocata davanti al Piccolo Teatro e poi in via Solari dove, nei sotterranei dell’edificio ex Riva Calzoni, si può ammirare l’affascinante Ingresso nel labirinto prima di fermarsi in via Vigevano, sede della Fondazione Pomodoro, da lui stesso fondata con l’esplicito mandato di promuovere l’arte della scultura e i giovani talenti che hanno l’ardire – in un’epoca che rincorre il multimediale e la insta-art – di cimentarsi con materiali impegnativi e costosi quali il marmo o il bronzo.
Che Pomodoro, natali a Morciano Romagna (Rn), infanzia nelle Marche e opere nei musei e nelle piazze di mezzo mondo, meritasse un omaggio non formale da quella che dalla metà degli anni ‘50 è la sua città d’elezione, è cosa naturale. Si è scelta la felice formula della mostra diffusa in più sedi: il cui cuore del progetto è l’esposizione, curata da Ada Masoero, ideata e prodotta dalla Fondazione Arnaldo Pomodoro e Palazzo Reale con la collaborazione di Mondo Mostre Skira, che è ospitata nella Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale (da questo mese fino al 5 febbraio).

Disco-Arnaldo-Pomodoro © Federico Moroni

Il celebre Disco di Pomodoro in piazza Meda, a Milano.

Siamo in uno dei luoghi simbolo della storia di Milano e lì, tra le colonne semidistrutte dai bombardamenti e gli specchi d’epoca, brillano come solo loro sanno fare una trentina di sculture realizzate dal maestro dal 1955 a oggi. «Le opere esposte sono state scelte una a una da Pomodoro per il significato che rivestono nel suo percorso: si può dire che il vero curatore sia l’artista stesso»¸ spiega Ada Masoero, che ben conosce il maestro. «Come tutti i veri artisti, Pomodoro è privo di ogni autocompiacimento e non smette mai di esercitarsi. Ogni giorno è in studio, impegnato in nuovi progetti e in piccole sculture», racconta.
In mostra s’incontrano per primi i bassorilievi degli anni Cinquanta fatti con materiali industriali e pesanti, quali il piombo e il cemento, con l’argento a illuminare le sculture: fin dalle prime opere emergono le tracce vitali – quasi dei fossili nella materia – che si ritrovano in tutta la produzione di Pomodoro. Tra le opere di grande suggestione, la Colonna del viaggiatore e la Grande tavola della memoria. Ampio spazio è poi dedicato alla forma- Pomodoro per eccellenza, quella sfera che ha reso lo scultore celebre in tutto il mondo (a dispetto delle critiche iniziali di chi ironizzava sul lucido “eccessivo” delle sue opere). Brillano ed eruttano magma e materia le sfere di Arnaldo Pomodoro, lucidi bronzi che paiono “rolling stones”, pietre vive e rotolanti.

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LE OPERE SONO STATE

SELEZIONATE DALL’AUTORE,

CHE È IL VERO

CURATORE DELL’ESPOSIZIONE

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L’arte di Pomodoro è fatta per vivere sotto la luce solare, per diventare arte pubblica da tutti fruibile, e così la mostra esce da Palazzo Reale e occupa la piazzetta antistante dove è esposto, per la prima volta nella sua totalità, il complesso scultoreo The Pietrarubbia Group. Non è un’opera come le altre, ma un work in progress iniziato nel ‘75 e completato lo scorso anno: rende omaggio all’antico borgo di Pietrarubbia nel Montefeltro che Pomodoro ha contribuito a rilanciare, fondando una scuola per il trattamento artistico dei metalli, aperta anche a residenze d’artista per giovanti talenti. «Quando era ancora un dipendente del Genio Civile di Pesaro e cominciò a dedicarsi più a fondo alla scultura, venne a Milano con il fratello Giò: trovò Lucio Fontana a sostenerlo. Negli anni ‘50 fu Fontana a incoraggiare, trovando loro un garage-studio vicino al proprio, l’attività dei fratelli Pomodoro», racconta Ada Masoero. Questa vocazione didattica, pur senza avere allievi diretti, è uno dei motivi che rendono Arnaldo Pomodoro un vero maestro del nostro tempo.
Dopo Palazzo Reale, l’omaggio allo scultore prosegue alla Triennale e alla Fondazione Arnaldo Pomodoro di via Vigevano, dove sono esposti progetti da lui firmati che mescolano scultura, paesaggio e architettura quali Il Simposio di Minoa a Marsala, in Sicilia. Tappa finale al Poldi Pezzoli: nella Sala del Collezionista le miniature di sedici teatrini raccontano il lavoro per il palcoscenico svolto fino a pochi anni fa dal maestro che ha progettato anche la Sala delle Armi del museo.

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