Bicchieri in festa

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Quale bottiglia stappare per godersi al meglio pranzi di Natale e cenoni di San Silvestro? Abbiamo immaginato per voi un menù tipo, dall’antipasto al dolce, e gli abbinamenti ideali per ciascun piatto

L’Italia a tavola per Natale e Capodanno dà sempre il meglio di sé. Ed è un momento in cui la tradizione regna sovrana e che vuole i suoi piatti storici con poche concessioni a varianti e moda. Ma sul vino, ancora qualcosa di particolare si può dire. Provando a schematizzare, possiamo immaginare che a Natale, un italiano “medio” festeggi con un menù che prevede tanti antipasti, un primo di pasta fresca, arrosti o bolliti per secondo, e una bella fetta di panettone per concludere. Cosa bere? Lo vediamo subito.

Alta Langa Dosaggio Zero-Carte Jaune-Lo Sparviere Extra Brut- Moma Rosso Rubiconte Igt

ANTIPASTI
Per i paté di carne con il pan brioche, le classiche tartine e i vol au vent di sfoglia o il panettone gastronomico, le bollicine sono ormai nella tradizione, anche se si pone la scelta tra Italia e Francia. Per la Francia andate sul sicuro con uno champagne ormai “adottato” nel nostro Paese, ovvero il Carte Jaune di Veuve Clicquot col suo giallo-arancione inconfondibile. Se volete bere tricolore, potete provare l’Alta Langa Dosaggio Zero di Enrico Serafino, un metodo classico con molto pinot nero (85%) che ne sottolinea la vocazione gastronomica e di abbinamento. Se poi il vostro cuore batte per la Franciacorta, date una chance, sempre in tema di dosaggio zero, al Franciacorta de Lo Sparviere Extra Brut, affilato e minerale, bocca rocciosa e salina con sentori di pompelmo rosa e tamarindo.
Non amate le bollicine? Allora prendete in considerazione la Romagna e il suo Sangiovese, a partire dal Moma Rosso Rubicone IGT 2011 di Umberto Cesari con frutta rossa di bosco, more e lamponi, morbido e vellutato.

La Regia Specula Montepulciano D'Abruzzo-Colline Teramane-Jalal-Livio Felluga Abbazia di Rosazzo-Chianti Classico Rocca delle Macìe

PRIMI
Tra i primi piatti i cappelletti in brodo la fanno da padrone a Nord, insieme agli agnolotti al sugo d’arrosto, o al risotto con i pesci di fiume e lago come l’anguilla nel pavese, mentre a Sud un classico sono il timballo di maccheroni o il sartù di riso. Ancora più che sugli antipasti e i salumi, qui c’è bisogno di tanta freschezza, intensità di aromi e lunghezza nel palato: si può quindi continuare con un vino bianco profumato ma minerale, come l’iconico Livio Felluga Abbazia di Rosazzo 2011, con le sue note di giacinto, melone, albicocca, melissa e salvia o lo Jalal di Cefalicchio – novità biodinamica da provare –, un Moscato Bianco Puglia IGT 2012 che sa di zagara e cedro, magnolia con salinità e minerale in buona evidenza a dare una bocca secca e pimpante, con dolcezza e pesca gialla e ribes bianco croccante nel finale.
Per chi mangia a base di carne consigliamo un fresco e speziato Chianti Classico Rocca delle Macìe Tenuta Sant’Alfonso 2011 (un sangiovese che toglie sempre dai guai e fa da passpartout come abbinamento) o un sorprendente abruzzese come La Regia Specula Montepulciano D’Abruzzo Colline Teramane 2009 di Orlandi Contucci Ponno con note di mirtillo, menta e resina, che riesce comunque a essere espressivo e persistente senza essere pesante.

Barolo Vigna Rionda-Etna Bianco-Vigneto Cialdini

SECONDI
L’apoteosi giunge tra i secondi piatti con faraona farcita con radicchio e castagne, tacchino ripieno e i grandi bolliti al Nord, mentre a Sud si mangia in genere pesce, baccalà in umido e capitone fritto. Entrano in campo con decisione i rossi ma, a seconda della grassezza in bocca, conviene selezionare vini che coniugano corpo, freschezza e tannino vispo, che serve a pulire la bocca da salivazione e sughi persistenti. Non possono perciò mancare i grandi rossi italiani come i premiatissimi Barolo Vigna Rionda 2007 di Massolino, i rarissimi Barbaresco di Roagna (Crichet Paje, Asili o Montefico, sono tutti eccezionali), il Barolo Prapò 2009 di Ceretto e, per la Toscana, il Brunello di Montalcino Castiglion del Bosco Campo del Drago 2007 e il Brunello di Mastrojanni che ci ha regalato una versione monumentale del “cru” aziendale Schiena D’Asino, anche lui 2007.
Per chi vuole continuare sul pesce anche tra i secondi, segnaliamo un bianco importante come l’Etna Bianco 2010 di Cottanera, un vino affumicato e sapido, dai profumi di pesca bianca, fiore della vite e susina. Sempre in Sicilia, se il vostro cuore è sensibile al “bio” non perdetevi la cantina “slow” Valdibella nel palermitano e il loro Kerasos Nero d’Avola Doc Sicilia 2012, un vino vitale, fresco e appassionante. Caso a parte l’insalata di rinforzo napoletana che richiede cure speciali e “locali”, ad esempio un bianco che richiami morbidezza. Volendo giocare in casa, andremmo su un Pallagrello bianco come il Le Serole di Terre del Principe, ma è bene ricordare che storicamente ci si abbinava una Falanghina, per cui non disperate se non riuscite a trovarlo! Uscendo dalla Campania andate sicuri con il Verdicchio, come i campioni di Stefano Antonucci, lunghi, profondi, minerali e saporosi.
Caso a parte la Pianura Padana e tutto il grande mondo di cotechino, zampone, salame da sugo, tripudio di grassi e intensità aromatiche da far perdere la testa. Per star dietro a questi piatti ci vogliono bollicine e intensità di frutta e anche morbidezze per placare tanto pepe e spezie. Per restare nella tradizione, proponiamo due Lambrusco diversi, ma entrambi eccezionali come il superclassico Vigneto Cialdini di Cleto Chiarli, un grasparossa ricco e profondo, di mora e ribes nero, succo di mirtillo e poi radice di liquirizia, cardamomo e acqua di colonia, ma in bocca fine ed elegante, e il Sorbara “Rimosso” di Cantina della Volta, torbido, secchissimo e puro Sorbara con quel colore rosa tenue e delicato.

Stillato Malvasia

DOLCI
Non possiamo dimenticare i dolci, anche se il palato arriverà stanco a fine pasto. I re di ogni tavola sono panettone e pandoro, più le varie declinazioni senesi, toscane e umbre di panforte, ricciarelli e cantuccini. Il brindisi italiano per definizione sul dolce è il Moscato d’Asti, con alcuni riferimenti ormai classici come il Moscato d’Asti di Vajra, quello di Saracco, quello di Ca d’Gal e il Moncucco di Fontanafredda. Uscendo dal Piemonte, fatevi tentare dallo “Stillato”, una Malvasia puntinata del Lazio 2011, dolce ma senza esagerare, con note agrumate e di pasticceria.

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