Pinot nero di Borgogna: corsa all'oro nero

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Nonostante i limiti del sistema produttivo e le sciagure meteorologiche, tutto il mondo guarda con attenzione crescente alla Borgogna e al suo Pinot, simboli di quel connubio tra territorio e sapore che diventa sempre più raro

In pochi anni è passato da vino per pochi appassionati a oggetto del desiderio del mondo intero. E oggi la Borgogna e il suo mitico Pinot nero sono al centro delle preoccupazioni degli enoappassionati, che vedono in essi la sublimazione del concetto di territorio e unicità di sapore, ma anche sempre più il simbolo di un mondo che cambia inevitabilmente.
Se Bordeaux, infatti, rappresenta il classico del vino francese, ed è capace di far fronte a picchi di richieste dei nuovi mercati, la Borgogna in termini numerici è sempre stata piccola e impossibilitata a crescere, oltretutto flagellata negli ultimi anni dal clima (gelate, grandinate, muffe). A fronte di una domanda sempre più elevata da parte dei mercati, si sono rivelati troppo pochi i vigneti – pur straordinari in termini di qualità – e troppo parcellizzata la produzione. A dominare sono ancora le piccole cantine a conduzione spesso familiare , i “Domaine”, affiancati da pochi grandi “negociant”, che acquistano uve per vinificare in modernissime cantine. Un sistema e una struttura di lavoro consolidata nei secoli, e capace di restituire agli appassionati la vera magia di un territorio che a ogni metro – e in ogni mano – letteralmente cambia il gusto.

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Gli appassionati amano

LA CAPACITÀ DI ESPRIMERE

UN GUSTO UNICO

c he cambia radicalmente

da cantina a cantina

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Il consiglio è quello di cominciare a comprare Borgogna, perché i prezzi delle prossime annate sono destinati ad aumentare in maniera vertiginosa, indipendentemente dalla qualità. Magari la corsa all'oro a potrebbe arrestarsi, perché si tratta di vini ben più complicati da leggere rispetto ai Bordeaux, ma la storia racconta che non è quasi mai accaduto che una denominazione di prestigio vedesse i suoi prezzi calare nel tempo. In Italia esistono molti importatori che distribuiscono una grande varietà di grandi Pinot nero di Borgogna , e per adesso la reperibilità in enoteca di alcune bottiglie è piuttosto buona, mentre si rivela sempre più importante il canale online. Noi ne abbiamo scelte alcune, dal prezzo interessante, pescando da varie annate di livello qualitativo piuttosto diverso. Ma attenzione: se vi innamorerete del Pinot nero, sappiate che state imboccando una strada senza ritorno.
La piramide qualitativa borgognona prevede al vertice alcuni (pochissimi) vigneti definiti Grand Cru , i cui vini spuntano prezzi da capogiro per poi passare ai Premier Cru , ai Village (vini provenienti da comuni specifici) e infine ai Bourgogne generici, categorie nelle quali in realtà si trovano vere e proprie chicche. Soprattutto quando le annate dei Grand Cru non sono di livello elevato, si preferisce far confluire le uve dei grandi vigneti in categorie inferiori. Solo raramente – e in questi casi di parla di “monopole” – i Grand Cru o Premier Cru sono prodotti da una sola azienda. Più spesso i vigneti hanno più proprietari, e quindi non c’è da spaventarsi di fronte 7-8 produttori dello stesso vino. Almeno in apparenza. Perché in comune hanno solo l’origine: la qualità finale dipende dalla mano del vignaiolo e dalle materie prime specifiche.

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Da sinistra: 1er Cru Beaune Les Teurons; Chapelle-Chambertin Grand Cru Domaine Ponsot; Clos de Vougeot Domaine Faiveley

Come esempio della categoria dei Grand Cru – dai 100 euro in su – uno dei più celebri è il Clos de Vougeot . Un’etichetta per andare sul sicuro è quella del Domaine Faiveley , che nel 2008 ha un attacco di frutto deciso e marcato, colore trasparente ma profondo, in bocca ha la piacevole ruvidezza del tannino vecchio stile, poi note acide e pomodoro, tocco erbaceo che non nasconde l’annata e gioca sul sicuro, diretto nel finale aromatico e balsamico. Di stile più moderno e ricco è quello di Domaine Charlopin -Parizot : scuro, tostato, frutto fresco ed esuberante, prende quel poco di struttura e spessore che c’era nella 2008 e lo amplifica con uno personale: lascia per strada un poco di eleganza, ma guadagna in polpa e potenza. Da segnalare anche lo Chapelle- Chambertin Grand Cru 2004 di Domai ne Ponsot , che in un’annata difficile mostra la sua classe con sentori di frutti di bosco, viole, rose e liquirizia, mentre al palato è ricco, pieno, strutturato, muscoloso, minerale con un tannino fine. Venendo ai più abbordabili 1er cru – dai 40 ai 100 euro – risultano ottime le prove del Domaine Arnoux-Lachaux . Un esempio è il Nuits St Georges 1er Cru Clos des Corvées Paget , con una 2010 (annata prodigiosa) dal naso paradisiaco con tabacco, spezie e note squillanti e sapide, selvatico ma leggiadro, cardamomo e bergamotto, timo e alloro quasi mediterranei, bocca graffiante intensa. Per quanto riguarda annate più recenti, come la meno quotata 2012, segnaliamo il Morey St. Denis 1er Cru Les Faconnières di Stéphane Magnien : vino di volume e potenza, frutto rosso e nero ampio e intenso, con nota di legno che si sistemerà con tempo e pazienza. Lo stesso Cru vinificato da Virgile Lignier Michelot ha bocca rigida e polposa, sostanziosa e pepata, rigoroso e tradizionale, ma con pulizia e freschezza impressionante. Tannino fine, ma esuberante per certi versi, chiude con una nota dolce in cui si strugge la ricchezza aromatica.

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Da sinistra: Clos Vougeot Domaine Charlopin-Parizot; Vosne Romanee Domaine d’Eugenie; Gevrey-Chambertin Domaine Père & Fils

Altra sottozona mitica della Borgogna da cui attingere a piene mani è Gevrey Chambertin , dove si trovano anche vini abbordabili come il Village di Domaine Chanson Père & Fils con note di lamponi ribes e succo, volume e sostanza confermate al palato con una scia di calore particolare, che esalta un lato floreale intrigante. Ma anche il Coeur de Roy di Domaine Dugat-P y, sempre da Gevrey Chambertin, è da provare per la conduzione biodinamica ultra rigorosa del vigneto, che si traduce in un vino con sostanza e colore, mirtillo e frutto scuro con note balsamiche, pesca ginger e mare, misto a note selvatiche particolari. Sempre biodinamica la coltivazione di Domaine Rossignol-Trapet , che ha nella sua gamma piccole chicche di gusto come il Village Beaune Les Teurons 2011 , elegante, sapido e austero, ma anche dolce, solare, carnosissimo e mentolato. Una gioia, anche nel prezzo.
Non è una regola, ma anche le cantine “star” possono produrre vini accessibili, come dimostra il Vosne Romanee 2009 di Domaine d’Eugenie , il Domaine del magnate François Pinault (di Ppr), nato dopo l’acquisizione dello storico Domaine Engel: uno dei pochi casi in cui la grande finanza si è intrufolata nelle vecchie famiglie proprietarie di vigneti. Nell’assaggio tanta frutta, lamponi in confettura, rose e talco, sandalo, sfumature sottili femminili e mollezze, sali da bagno e rafano, bocca tumultuosa e lungimirante.

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Da sinistra: 1er Cru Les Faconnièrs Morey St Denis Lignier Michelot; Morey St Denis Domaine Stéphane Magnien; 1er Cru Nuits Saint Georges Clos des Corvées Paget

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