Sul sentiero diVino che collega Conegliano e Valdobbiadene

Il castello di San Salvatore a Susegana

Il castello di San Salvatore a Susegana, dove si tiene l’evento finale del festival Vino in villa

Compie mezzo secolo la Strada del Prosecco e Vini dei Colli Conegliano e Valdobbiadene, primo esempio italiano di percorso enoturistico che, dopo la rinascita di inizio millennio, ha trainato lo sviluppo economico e ricettivo dell’area. Un evento da celebrare insieme ai primi 140 anni della denominazione tricolore più famosa al mondo

C’è un viaggio all’inizio di questa storia, un viaggio fatto da alcuni amici uniti dalla passione per il proprio territorio. Difficile d’altronde immaginare un prologo diverso, dato che si parla di una strada. Anzi, della Strada con la “S” maiuscola, la Strada del Vino Bianco, prima arteria enologica in Italia, poi ribattezzata Strada del Prosecco e Vini dei Colli Conegliano e Valdobbiadene.
Dicevamo che in principio ci fu un viaggio a ispirare quell’intuizione che ha raggiunto il mezzo secolo di vita. Anno 1938, l’Italia è alle porte della II Guerra mondiale, ma nell’alta Marca trevigiana c’è chi guarda più lontano. Come Italo Cosmo, all’epoca direttore dell’Istituto sperimentale per la viticoltura di Conegliano. Gli basta una visita ai vigneti della Deutsche Weinstrasse, il celebre itinerario turistico tedesco tra la valle del Reno e della Mosella, per capire «il vivo interesse che un’analoga iniziativa avrebbe potuto testare anche nelle nostre zone viticole», come racconta Giuseppe Schiratti nel volume Invito alla Strada del Vino Bianco Conegliano-Valdobbiadene.

COME UNA MARATONA
Diciotto anni dopo quel viaggio, la Strada diventa realtà. A Conegliano il 10 settembre 1966 tira «un’aria di sagra popolare, di festa bacchica e campestre», scrive Schiratti. Si inaugura la Strada del Vino Bianco con i suoi 42 chilometri che separano le due capitali del Prosecco Docg: Conegliano e Valdobbiadene, l’una sede della Scuola enologica fondata nel 1876, l’altra (all’epoca) della Mostra degli spumanti veneti ideata dalla Confraternita di Valdobbiadene, altra istituzione del territorio nata nel 1946. Fatti due conti, balza agli occhi come questo 2016 sia un anno carico di anniversari per il Prosecco.

Il punto di partenza della Strada coincide con la Scuola enologica, oggi Istituto Cerletti. E non è affatto un caso. Da lì si parte per Collabrigo, che regala suggestivi panorami sui colli circostanti. Quindi si prosegue verso Rua di San Pietro di Feletto e il suo seicentesco eremo camaldolese, per arrivare a San Pietro di Feletto ove sorge la splendida Pieve del XII secolo. Il successivo tratto di strada, tra un susseguirsi di scorci suggestivi sui colli del Felettano, si dipana fino a Refrontolo, terra di personaggi famosi chiamata anche Isola del Refrontolo Passito docg. Arrivati a Solighetto, c’è la settecentesca Villa Brandolini, sede del Consorzio tutela del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Docg, istituito nel 1962. Superata Farra di Soligo, si arriva a Col San Martino con le sue medievali Torri di Credazzo, testimonianza della presenza longobarda, e l’autentico gioiello della Chiesetta di San Vigilio. E poi ancora Colbertaldo da dove si prosegue verso nord immergendosi tra infiniti vigneti per raggiungere quello che è il “cru” per eccellenza dell’area Docg: la collina del Cartizze, da cui si ricava l’omonimo pregiato spumante. Dal basso, dirigendosi verso il Follo e risalendo poi verso Santo Stefano, si incontrano alcuni tra i più bei panorami del Prosecco Docg finché, oltrepassati Santo Stefano e San Pietro di Barbozza, si arriva infine a Valdobbiadene.

Strada del Prosecco e Vini dei Colli Conegliano e Valdobbiadene

Dall’alto a sinistra, in senso orario, un grappolo di Glera, le colline di Valdobbiadene; il Molinetto della Croda in Refrontolo; l’evento Quatro Pass a San Pietro di Barbozza; una panoramica primaverile di Conegliano; il fascino dell’appuntamento Vino in villa; un primo piano di bottiglie di Conegliano Valdobbiadene Docg; un’auto storica nella Centomiglia sulla Strada del Prosecco e l’abbazia di Follina

SI CHIUDE IL CERCHIO
Conegliano e Valdobbiadene hanno ormai aperto una breccia. La loro Strada del Vino Bianco, primo percorso enoturistico italiano, dà la stura alla nascita di molte altre esperienze simili lungo tutto lo Stivale. Alcune fortunate, altre meno. D’altronde riunire gli operatori privati del sistema ricettivo con quelli del comparto agroalimentare e vinicolo, e in più aggiungervi le istituzioni pubbliche, non è certo un gioco da ragazzi. Tanti gli interessi (spesso contrastanti) in gioco, così come le rivalità e le diffidenze.
Nel luglio 1999 il Parlamento approva la legge n. 268 “Disciplina delle strade del vino”. La Regione Veneto non se lo fa ripetere due volte e poco più di un anno dopo, nel settembre 2000, istituisce le Strade del vino. Ci sono tutti i presupposti perché anche la Strada del Vino Bianco dopo un periodo di difficoltà possa tornare a nuova vita, come spiega Floriano Curto, enologo e all’epoca assessore al Turismo e all’agricoltura del Comune di Valdobbiadene, quindi dal 2004 al 2010 presidente dell’associazione ridenominata Strada del Prosecco e Vini dei Colli Conegliano e Valdobbiadene. «Volevamo ridare vita a una grande idea di valorizzazione e promozione enoturistica del territorio, rilanciando la denominazione Conegliano-Valdobbiadene e adeguando la gestione dell’associazione ai requisiti previsti dalla nuova normativa», dice oggi. Occorreva rimettere in piedi l’organizzazione e, soprattutto, «trovare le adesioni dei soggetti interessati per creare una rete di sistema nell’intero territorio con le caratteristiche richieste per proporre un’offerta adeguata all’enoturista».
Con il cambio di denominazione e la costituzione della nuova associazione, si allarga anche il tracciato storico. In un certo senso, si chiude il cerchio: da Valdobbiadene, la Strada riparte in direzione Guia, sempre immersa tra i vigneti, incontrando così la strada provinciale 123 in direzione Campea. Superato il fiume Soligo e oltrepassata la strada provinciale 4, a Pedeguarda si sale rapidamente in quota verso Farrò, dove i vigneti si alternano a fitti boschi. Lasciata Arfanta, ci si dirige verso Tarzo e Corbanese prima, poi Cozzuolo, Carpesica e Ogliano lungo un tratto di strada caratterizzato da interessanti opere idraulico-agrarie come i ciglioni, e dal profilarsi sull’orizzonte degli antichi paesi e dei loro campanili. Quindi il rientro a Conegliano dopo aver percorso circa 90 chilometri.

Passo dopo passo 

1876
Nasce la Scuola enologica di Conegliano con decreto del re d’Italia, Vittorio Emanuele II

1946
Viene fondata la Confraternita del Prosecco, ora denominata Confraternita di Valdobbiadene

962
È istituito il Consorzio di tutela del Prosecco di Conegliano Valdobbiadene

1966
Inaugurata la Strada del Vino bianco, la prima della Penisola

1969
Riconoscimento da parte del Ministero della Doc Prosecco

1999
Approvazione in Parlamento della legge 268/1999, disciplina delle “Strade del vino”

2003
Ridenominazione in Strada del Prosecco e Vini dei Colli Conegliano Valdobbiadene e ampliamento del tracciato

2008
Avvio del progetto di candidatura a Patrimonio dell’umanità Unesco delle Colline del Prosecco

2009
Ottenimento della Docg Conegliano Valdobbiadene Prosecco

2010
Inserimento delle Colline del Prosecco di Conegliano Valdobbiadene nella “tentative list” Unesco

2015
Iscrizione delle Colline di Conegliano Valdobbiadene nel registro del Paesaggio rurale storico del Mipaf

IL PERCORSO DEFINITIVO
Cinquant’anni dopo, la Strada del Prosecco è nel pieno del suo sviluppo, insieme a un territorio che ha conosciuto nell’ultimo decennio un forte incremento in termini turistici dovuto al boom di vendite e notorietà del suo spumante. Isidoro Rebuli, titolare della trattoria Cima di Valdobbiadene, da tre anni è il presidente dell’associazione. «Il nostro è un territorio molto giovane dal punto di vista turistico», spiega, «stiamo conoscendo un momento di massima visibilità con l’afflusso di tanti turisti sia dall’Italia che dall’estero, in particolare da Austria, Germania, Gran Bretagna e Stati Uniti». Rebuli si dice convinto che «compito della Strada sia innanzitutto creare una rete tra operatori turistici, produttori e istituzioni in grado di attirare il turista puntando sul brand Prosecco e offrirgli servizi di qualità»; tuttavia, sottolinea, «occorre fare conoscere il nostro territorio, che va oltre il Prosecco. È vero che le bollicine sono il nostro oro, ma dobbiamo saperle sfruttare per proporre anche la bellezza del nostro paesaggio e i suoi luoghi pieni di storia».
Croce e delizia del territorio, incalza il presidente della Strada, è «la presenza di molte piccole aziende. Da un lato non siamo così in balìa di grandi gruppi, dall’altro diventa spesso difficile mettere d’accordo decine di imprenditori». Per questo ci sono organizzazioni come la Confraternita, che aiutano a creare coesione e socialità tra i produttori, mentre al Consorzio di Tutela è riservato il ruolo di garante. La Strada del Prosecco oggi è costituita perlopiù da aziende agricole, vinicole e spumantistiche, affiancate dalle istituzioni (a partire dai 21 Comuni interessati) e dagli operatori turistici. Ha un suo portale di riferimento (coneglianovaldobbiadene.it) che ha chiuso il 2015 con 210.494 visite, una media di 576 al giorno e 2,2 milioni di pagine visitate. Conta 2 mila iscritti alla newsletter e circa 7 mila fan su Facebook. Tra le attività c’è la creazione e stampa della cartina/mappa cartacea “Visit Conegliano Valdobbiadene”, la pubblicazione della rivista turistica semestrale Visit Conegliano Valdobbiadene – Sulla Strada del Prosecco Superiore in collaborazione con il Consorzio di Tutela, quindi l’organizzazione della Centomiglia sulla Strada del Prosecco Superiore e dei Weekend in Cantina.
E i progetti per il futuro non mancano di certo. A partire dal sogno di ottenere il riconoscimento dell’Unesco di patrimonio dell’umanità per le colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene (nel 2008 è stata avviata la candidatura e nel 2014 istituita l’associazione di scopo), mentre per il 2016 è stato ottenuto il sigillo di Città Europa del Vino (info: cev2016.org). «Dobbiamo continuare a lavorare sull’incoming puntando sul turismo slow e consapevole, non su quello di massa che il nostro territorio non può accogliere», incalza Rebuli . «Per questo, rivolgendosi a un segmento di mercato di nicchia e più preparato, esigente e consapevole, la Strada deve garantire un’alta qualità di servizi ai visitatori».
Motivo per cui, per mettere piede nell’associazione occorre superare un test e rispettare determinati requisiti. «A settembre organizzeremo una grande manifestazione di rievocazione storica per il nostro mezzo secolo di storia», chiosa Rebuli, «mentre per il futuro vedo due priorità: la creazione di piccoli pullman o mezzi di trasporto turistici caratterizzati con colori e simboli della Strada del Vino e maggiori investimenti sulla formazione, perché ai turisti va garantita la presenza di guide enogastronomiche e operatori altamente qualificati».

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