Vinitaly, il vino italiano è un capitale. Ma Romano e Galan litigano su come difenderlo

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Alle dichiarazioni del neo ministro delle politiche agricole sugli ogm risponde critico il predecessore

«Se guardiamo i dati economici del comparto possiamo affermare con certezza che il vino italiano è un capitale, una vera e propria punta di diamante del nostro sistema agroalimentare. Un capitale che va preservato, anzi accresciuto». È questo l’incipit che Saverio Francesco Romano , ministro delle Politiche Agricole e Forestali, ha utilizzato per il suo discorso inaugurale della 45esima edizione del Vinitaly . Un discorso questo che non può che trovarci tutti concordi. Quello del vino è, infatti, un settore che per l’Italia vale complessivamente 13,5 miliardi di euro di fatturato (2010), a cui si aggiungono ulteriori 2 miliardi di indotto, e che occupa 1,2 milioni di addetti nelle 770 mila aziende sparse su tutto il territorio nazionale. Con un export 2010 di 3,9 miliardi di euro , oltre 20 milioni di ettolitri e più di 2,5 miliardi di bottiglie tricolori stappate nel mondo, il vino italiano è la prima voce dell’export agroalimentare nazionale. Per Romano per difendere questo capitale è necessario tutelare l’italianità dei prodotti, ergendo quindi un muro contro la contraffazione. Difesa della qualità a ogni costo, «soprattutto contro la contaminazione degli Ogm ». È questo il punto sul quale si apre la controversia tra l’attuale ministro Romano e il suo predecessore, ora passato al dicastero della cultura, Giancarlo Galan : «Romano ha deciso di combattere una battaglia contro la ricerca scientifica: è interessato più ai voti di Coldiretti che al progresso».

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