Congedo parentale, l’Italia batte la Germania sulla normativa

Con le modifiche introdotte dal Jobs Act, le tutele per mamme e papà che lavorano sono aumentate. In Europa, meglio di noi fa solo il Regno Unito

Avere un figlio è un impegno non da poco, ma può rappresentare una sfida ancora maggiore se la legge non aiuta a conciliare lavoro e prole. L’Italia è un Paese per genitori? Secondo l’indagine sui congedi parentali in giro per il mondo, sviluppata dallo studio legale Daverio & Florio, parte del network internazionale specializzato nel diritto del lavoro Innangard, sì. La ricerca, che ha analizzato la legislazione corrente in Italia, Francia, Regno Unito, Germania, Spagna, Irlanda, Olanda, Australia e Argentina, mostra come la Penisola sia in effetti uno dei migliori Paesi per decidere di mettere su famiglia. Il sistema giuridico italiano tutela soprattutto le mamme, mentre la normativa sui diritti del papà sta ancora muovendo i primi passi, se paragonata a quella di Francia, Spagna e Irlanda. Tutto sommato, però, l’Italia è più avanti della Germania, soprattutto per quanto riguarda le licenze paterne.

LE NOVITÀ. Il Jobs Act aveva già introdotto importanti modifiche, tra cui la possibilità per mamme e papà di usufruire di congedi parentali facoltativi su base oraria e non solo giornaliera. Il 21 dicembre scorso, con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della legge di Stabilità, i congedi obbligatori per i neo padri, introdotti dalla Legge Fornero nel 2012, sono aumentati da uno a due giorni per il 2017 e saranno quattro nel 2018, da utilizzare anche non consecutivamente. Per le lavoratrici e i lavoratori autonomi, professionisti e parasubordinati, i permessi passano da tre a sei mesi fino al compimento dei tre anni del bambino. E il congedo di maternità può essere fruito anche in corso di svolgimento della propria professione.

Secondo la normativa, alle mamme spettano cinque mesi di congedo obbligatorio (21 settimane) totalmente retribuito. Sono anche previsti permessi per allattamento pagati fino a un anno di età del figlio, e la possibilità di aggiungere altri sei mesi facoltativi entro i 12 anni di età, retribuiti al 30%. Al rientro, il datore di lavoro è tenuto ad affidare nuovamente la posizione alla lavoratrice, con gli stessi compiti e funzioni. In caso di licenziamento, la tutela va dall’inizio della gravidanza fino al compimento di un anno del bebè, insieme alla reintegrazione al lavoro.

IN EUROPA. Guardando all’estero, la legislazione più vantaggiosa per i neo-genitori è quella del Regno Unito, che concede alle mamme 52 settimane di licenza, di cui una metà obbligatoria e l’altra facoltativa, indipendentemente dall’anzianità della lavoratrice. Il salario è corrisposto obbligatoriamente per le prime 39 settimane, al 90% nelle sei iniziali, mentre nelle rimanenti 33 la retribuzione non può superare 139.58 sterline a settimana. Per i neo-papà, invece, dopo 26 settimane di lavoro consecutivo si ha diritto ad una o due settimane di assenza, e si sta studiando al momento la possibilità di estendere i permessi parentali, in condivisione, anche ai nonni che lavorano ancora.

In Francia sono concesse 16 settimane di maternità, ma in caso di parto gemellare o di presenza di più di due figli, la lavoratrice è maggiormente tutelata, potendo usufruire di 34 o 26 settimane rispettivamente. L’indennità della mamma è calcolata sulla media degli ultimi tre mesi di stipendio, ridotto del 21% e non più alto di 3.218 euro. Il padre ha a disposizione tre giorni facoltativi alla nascita, più 11 consecutivi di cui disporre liberamente (18 in caso di parto plurigemellare o di adozione) e, inoltre, ai genitori sono concessi fino a tre anni di congedo protetto con sovvenzioni per baby-sitter e assistenza ai bambini.

Anche in Spagna e in Olanda vengono corrisposte 16 settimane di maternità retribuite per intero: nel primo caso solo sei sono obbligatorie e da fruire dopo il parto, mentre nel secondo si possono aggiungere altre 26 settimane non pagate, da utilizzare fino agli 8 anni di età del bambino. Per i papà, in Spagna, sono previsti 13 giorni di permesso, che forse passeranno quest’anno a quattro settimane.

Solo 14 settimane, invece, alle madri in Germania, sei prima e otto dopo il parto. Quelle successive diventano 12 in caso della nascita di gemelli. E lo stipendio è pari almeno a quello medio di 13 settimane o degli ultimi tre mesi prima della gravidanza. Infine, il congedo per papà e soltanto di un giorno, salvo le eccezioni previste da accordi individuali o collettivi.

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