Tre nomi in corsa per il premio La Donna dell’Anno

Nadia Murad Basee Taha, tra le finaliste del premio (Foto © Christopher Bethell)

Torna il riconoscimento del Consiglio regionale della Valle d’Aosta dedicato a coloro che hanno saputo trasformare esperienze drammatiche in un dono per gli altri. Il 12 novembre le premiazioni. Anche il pubblico potrà esprimere il proprio voto

La yazida Nadia è fuggita dalle torture del Daesh e ora si batte contro i genocidi, la brasiliana Regina è scappata dalla fame e adesso dà da mangiare a tutta la favela con una cucina alternativa che ricicla i rifiuti alimentari, l'ivoriana Affoue è emersa dalla povertà in cui il marito l’aveva abbandonata con i figli, creando impresa femminile, scuole e ospedali nei villaggi ai margini della savana.

A queste tre donne speciali – che hanno saputo trasformare esperienze drammatiche in un dono per gli altri – sarà conferito il premio internazionale La Donna dell’Anno , istituito nel 1998 dal Consiglio regionale della Valle d’Aosta, in collaborazione con il Soroptimist International Club Valle d'Aosta, con il patrocinio del ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e con il contributo della Fondazione Crt. Obiettivo del riconoscimento, difendere i valori di identità culturale dei popoli, contribuire alla conquista e alla tutela dei diritti fondamentali, operare affinché le differenze siano considerate una ricchezza da salvaguardare.

UN PREMIO AL CAMBIAMENTO. Il tema centrale dell’edizione 2016 è proprio il “cambiamento”: quest’anno il prestigioso premio è infatti dedicato a quelle donne che abbiano realizzato – all’interno del più ampio tema dei diritti umani senza frontiere – il loro progetto di sviluppo, creando un mutamento positivo di valori, di modelli, di comportamenti e di organizzazione in ambito sociale, culturale ed economico.
Le tre finaliste sono state selezionate dalla giuria del premio tra 19 nomi proposti da enti e associazioni di tutto il mondo. Sabato 12 novembre, al Teatro Splendor di Aosta, riceveranno uno dei tre premi previsti dagli organizzatori: il primo premio “La Donna dell’Anno” del valore di 25 mila euro, il Premio Popolarità di 15 mila euro, e un terzo premio da 5 mila euro, somme che dovranno essere spese interamente per la realizzazione o il completamento dei progetti umanitari e di pace per i quali le vincitrici sono state selezionate. Mentre i nomi della prima e della terza classificata saranno indicati dalla giuria nel corso della cerimonia, il Premio Popolarità sarà scelto dal pubblico di tutto il mondo a partire da lunedì 17 ottobre attraverso una consultazione online ( per votare: consiglio.vda.it/app/donnadellanno ). Nel caso in cui dovesse coincidere con il Premio “La Donna dell’Anno”, il Premio Popolarità sarà assegnato alla seconda finalista più votata dal pubblico.

IL PROFILO DELLE FINALISTE

Affoue Ahoutoue Brigitte Yoboue è una madre ivoriana abbandonata dal marito. Per uscire dalla povertà raduna le donne del suo villaggio in una cooperativa che permette loro di acquistare sementi e terreni a prezzi convenienti e avere forza contrattuale per stabilire un prezzo equo dei prodotti coltivati. Il surplus ottenuto viene reinvestito nell’attività agricola e nella costruzione di scuole dove studiano centinaia di bambini altrimenti destinati all’analfabetismo e alla criminalità. Nonostante le violenze, i soprusi e le minacce subite, continua a realizzare progetti di sviluppo locale, come scuole di tessitura e cucito. Sogna di completare tre piccoli ospedali che sta costruendo in zone rurali remote ai margini della savana per garantire l’accesso alle cure primarie in luoghi dove l’unico “medico” è lo stregone del villaggio.

Nadia Murad Basee Taha è irachena, di etnia yazida, sogna di fare il medico ma il Daesh attacca il suo villaggio e massacra la sua famiglia. Portata a Mosul, picchiata e violentata, è venduta e comprata come schiava del sesso fino a quando riesce a fuggire. Nonostante le spaventose violenze, la brutalità e i traumi psicologici subiti, decide di impegnarsi in una campagna per indurre il mondo musulmano a respingere il Daesh e condannare i crimini perpetrati in nome dell’Islam. La sua missione umanitaria è convincere la comunità internazionale a riconoscere come genocidio i crimini efferati commessi contro gli yazidi e le altre minoranze religiose.

Regina Tchelly De Araujo Freitas cresce in una favela del Brasile, alle prese con la povertà e la scarsità di cibo. La sua vita è un inno alla lotta agli sprechi alimentari: dapprima recupera gli scarti nei mercati di strada e inventa ricette per valorizzarli, poi crea Favela Organica, una straordinaria esperienza femminile fatta di orti e compostaggio domestici, formazione professionale in scuole e ristoranti, ma soprattutto laboratori di cucina alternativa che prevedono lo sfruttamento integrale degli alimenti per un’alimentazione più sana, che produca più pasti e meno rifiuti. Sogna di poter costruire una sede per l’associazione ed esportare la sua esperienza in altre favelas.

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