Il piano di riarmo è fra le priorità dell’Unione europea. L’Italia, in questo quadro, ha un ruolo cruciale e gli investimenti sulla Difesa avranno degli effetti sul Pil, sulle imprese del Made in Italy e sull’occupazione in generale. Per il ministro della Difesa, Guido Crosetto, si tratta di un’operazione che rappresenterà un’occasione di moltiplicazione economica.
“Il tema non è il riarmo ma la costruzione della difesa” che “potrà essere solo come quella della Nato, data dalla capacità di inter-operare delle difese che ne fanno parte – ha detto Crosetto – Avremmo bisogno di trovare un percorso di unità, perché parliamo della difesa di un Paese, di una nazione. Dire che si può stare senza difesa, è come dire che si può stare senza Parlamento”. Questo è il suo pensiero in merito al ReArm Europe, che l’Ue ha ribattezzato Readiness 2030.
Cosa prevede il piano italiano
In relazione al Documento programmatico pluriennale per la Difesa per il triennio 2024-2026, ha spiegato “il ruolo di volano di crescita e stimolo alla competitività industriale, che gli investimenti nel settore della Difesa hanno sull’intera economia”. Ha sottolineato anche come siano di fondamentale importanza gli investimenti sulla ricerca e lo sviluppo, così da rendere operativo l’esercito e competitiva l’industria bellica. Un investimento che, peraltro, avrà delle ripercussioni anche su comparti non militari. Tutto questo si traduce in una maggiore occupazione, economie di scala e mantenimento della leadership tecnologica.
Ipotizzando che “ogni euro investito nella Difesa generi circa 2 euro addizionali di valore aggiunto per il Paese e per ogni 10 occupati nelle grandi imprese del settore – ha spiegato Crosetto – ve ne sono altri 30 nelle piccole e medie imprese collegate, viene quasi naturale concludere che investire in Difesa ha una valenza strategica che travalica il settore militare e che porta consistenti ricadute nel settore civile, a partire dall’occupazione, specialmente la più qualificata”.
Cosa sono i Gcap
Rispetto al piano di riarmo per rafforzare la Difesa – con effetti su Pil, imprese e occupazione – il ministro ha chiamato in ballo i caccia di sesta generazione, o Gcap, che vede impegnati Italia, Regno Unito e Giappone, e che dovranno essere operativi dal 2035, al posto degli Eurofighter.
“Le attività che sono cominciate un paio di anni fa vengono svolte da team congiunti, ognuno opera nel proprio Paese – ha spiegato Carlo Gualdaroni, Chief Commercial & Business Development Officer di Leonardo e a.d. di Leonardo International – Avremo persone italiane residenti in Giappone e in Inghilterra e persone giapponesi e inglesi residenti qui da noi. Questo dà subito un’idea della complessità del programma”.
Saranno coinvolte circa 9 mila persone in un programma aerospaziale e tecnologico, soltanto in Italia si conteranno 3 mila professionisti. “Da una prima valutazione, ancora tutta da confermare, a regime sosterremo circa 8.600 nuovi posti di lavoro in Italia, per i prossimi 35 anni – ha aggiunto Gualdaroni – La produttività media nel settore aumenterà di circa il 35%”.
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