Fondi Ue, la sfida persa dell’Italia

Il nostro Sud è la regione europea con la contrazione maggiore del Pil. Nonostante i fondi miliardari stanziati da Bruxelles, e da Roma

«Fino ad oggi le speranze di crescita sono naufragate nella burocrazia e nelle lentezza che accomuna i nostri progetti e nell’eccessiva frammentazione dei piani presentati dalle regioni. Le risorse sono destinate e opere piccole: un rifacimento di una piazza là, un restauro qua, interventi spesso di bassa qualità. Si distribuisce un po’ di lavoro, si coltivano le clientele, ma nel complesso non c’è un progetto unitario che favorisca la crescita». Eccole le motivazioni che secondo Adriano Giannola, presidente della Svimez, l’associazione per lo sviluppo dell’industria del Mezzogiorno, fan si che l’Italia non sfrutti a dovere i fondi per lo sviluppo a lei destinati (dall’Europa, ma anche da se stessa). Una realtà certificata anche dai dati dell’associazione (pubblicati da la Repubblica) che ci dice che sono proprio le regioni del Sud Italia quelle dove in Europa il Pil è diminuito maggiormente con la crisi. In media, fra il 2007 e il 2010, le aree più povere dei Paesi dell’Europa a 15 hanno subito una caduta della ricchezza del 3,5% (come calo del Pil misurato in pari potere d’acquisto) contro il -1,7% delle aree più sviluppate, con l’Italia a registrare risultati peggiori non solo rispetto alla media Ue, ma anche rispetto a Grecia e Spagna. Nel periodo considerato, infatti, Campania, Calabria, Puglia, Sicilia, hanno subito un crollo del Pil pari al 4,6%, contro il meno 4 della corrispondente area greca e il meno 3,8 della Spagna.

Un baratro per il quale l’Italia potrebbe uscire anche grazie ai fondi a quei 180 miliardi di euro di fondi per lo sviluppo (in arrivo da Bruxelles e dal Fondo italiano per lo sviluppo e la coesione) che nei calcoli del premier Renzi il Paese ha ancora da spendere. E, anche se fossero qualche miliardo meno (secondo il ministero della Coesione territoriale dovrebbero essere 106, dei quali una quarantina dall’Europa) forse meriterebbero di essere spesi meglio.

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