Più telefonia e meno cibo: così cambiano i consumi degli italiani

L’ultimo Rapporto su consumi e spese obbligate evidenzia una virata strutturale della domanda verso i servizi. I consumi dei beni sono, invece, fermi a vent’anni fa

Non c’è solo la flessione del reddito dietro il calo dei consumi che si sta evidenziando nel nostro Paese negli ultimi anni.

L’evoluzione delle preferenze delle famiglie consumatrici sta, infatti, determinando un fenomeno di terzializzazione dei consumi che, inevitabilmente, porta a una terzializzazione dell’intera economia con la produzione di beni materiali che perde progressivamente quota, mentre quella di competenze e abilità, attraverso l’acquisto e la vendita di servizi, continua a svilupparsi.

L’analisi è contenuta nell’ultima nota di aggiornamento del rapporto sui consumi diffuso nei giorni scorsi da Confcommercio nel quale si rileva “una virata strutturale della domanda verso i servizi – e più in generale verso il servizio contenuto anche negli stessi beni – che si riflette nella costante crescita della quota di spesa destinata alla fruizione dei suddetti servizi” che ha continuato a crescere anche negli anni della crisi, passando dal 50% del 2009 al 53% del 2013.

A determinare il fenomeno contribuisce sicuramente la sostanziale incomprimibilità di alcuni servizi – dalle spese mediche agli affitti, ma anche un radicale cambiamento nella scala delle priorità che guidano le scelte dei consumatori.

Confcommercio parte dalle indicazioni offerte da “numerose e coerenti ricerche di mercato” per rilevare che “non solo tra i giovani, il consumo-fruizione di alcuni servizi, in primis legati a internet e alla telefonia cellulare, sia preminente rispetto al soddisfacimento di esigenze una volta definite di base – come alimentazione e abbigliamento” che, nonostante siano “qualificate e articolate da nuovi trend della moda, hanno comunque un posto meno rilevante che in passato all’interno della graduatoria di priorità dei consumi e dei consumatori”.

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