Gli albergatori italiani della tassa di soggiorno non ne vogliono neanche sentire parlare. Inserita all’interno del decreto sul federalismo fiscale, la nuova imposta ha già provocato le prime reazioni del settore. Federalberghi, l’associazione nazionale degli albergatori, lancia una proposta shock. Non accettare prenotazioni per il 17 marzo, il giorno che, solo per questo 2011, è stato proclamato festa nazionale. Una festa che, se lo sciopero fosse confermato, rischia di essere amara un po’ per tutti. Per gli albergatori che perdono clienti, per i turisti costretti a rinunciare a viaggiare in uno dei pochi ponti che il 2011 concede loro (il 17 marzo è giovedì), ma anche per le casse dello stato, che perderebbero, tra tassazioni dirette e indirette (oltre 2 milioni i turisti previsti per il giorno) oltre 100 milioni di euro.Per Federalberghi l’introduzione della tassa di soggiorno è una “sciagurata ipotesi vessatoria nei confronti dei consumatori italiani e stranieri” alla quale il settore non può che reagire con forza. Gli albergatori sperano che la loro minaccia di sciopero provochi la ritirata di una tassa che, secondo loro, non fa che rendere ancora più gravoso il carico fiscale al quale sono sottoposti. Secondo quanto sostiene Federalberghi la tassazione media del settore turistico in Italia è pari al 31%, contro una media europea del 24%. Insomma, un vero e proprio salasso che discrimina l’offerta italiana – il turismo alberghiero in Italia rappresenta il 10% del Pil e occupa l’11% della forza lavoro – rispetto a quella estera.
Il punto di vista di Bernabò Bocca«L’unico risultato che questa tassa può dare è allontanare da noi i flussi turistici e rovinare l’immagine dell’Italia all’estero» così Bernabò Bocca, presidente di Federalbeerghi liquida la questione, che aggiunge: «Siamo in una fase di enorme difficoltà ma restiamo disponibili a discutere forme fiscali strutturate. Pretendiamo però attenzione e rispetto»
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